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	<title>Misteridiassisi.it &#187; Proprio segreto:Conferenza Circolo Fortini</title>
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		<title>Properzio segreto:Conferenza Circolo Fortini</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 13:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Arcangelo Papi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antichità]]></category>
		<category><![CDATA[Proprio segreto:Conferenza Circolo Fortini]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; PROPERZIO SEGRETO ovvero SESTO PROPERZIO, L’ANTICA UMBRIA E IL BELLUM PERUSINUM Il logo o riassunto di una moderna ‘copertina’ delle Elegie di Sesto Properzio – opera poetica in distici elegiaci unica e solitaria – potrebbe essere Amore è un Dio di Pace [III, 5, 1]. Giovane poeta umbro militante nel famoso Circolo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://misteridiassisi.it/wp-content/uploads/2016/02/arnaldo-fortini-properzio-segreto.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-753" alt="arnaldo fortini-properzio segreto" src="http://misteridiassisi.it/wp-content/uploads/2016/02/arnaldo-fortini-properzio-segreto-400x600.jpg" width="400" height="600" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="CENTER"><sub><span><b>PROPERZIO SEGRETO </b></span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span><b>ovvero</b></span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span><b>SESTO PROPERZIO, L’ANTICA UMBRIA E IL BELLUM PERUSINUM </b></span></sub></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Il logo o riassunto di una moderna ‘copertina’ delle Elegie di Sesto Properzio – opera poetica in distici elegiaci unica e solitaria – potrebbe essere </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Amore è un Dio di Pace</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> [III, 5, 1]. Giovane poeta umbro militante nel famoso Circolo filo-augusteo del grande e bizzarro etrusco Gaio Cilnio Mecenate, Properzio era un contemporaneo di Tibullo del Circolo di Messalla. Di qualche anno appena più vecchio di Ovidio, che era nato nel 43 a.C., Properzio , ultimo arrivato sull’Esquilino, era più giovane di una generazione rispetto a Virgilio e ad Orazio, i grandi celebratori di Caio Ottaviano, proclamato Augusto nel gennaio dell’anno 27. Il paradigma ovviamente inquadra Properzio nell’ambito degli elegiaci romani d’amore discendenti da Catullo e Cinzia-Hostia – donna contraddittoria e paradossale celebrata dal giovane poeta umbro – farebbe il paio con la precedente Lesbia &#8211; Clodia. Solo che Cinzia non è mai esistita come matrona e tanto meno come meretrice riconoscibile e individuabile a Roma, poiché non poteva essere accostata a Mecenate e ad Augusto. Pertanto è destituita di fondamento anche la notizia che ci proviene da Apuleio che Cinzia – suo pseudonimo poetico – fosse una Ostia, come Lesbia era sta una Clodia, donna dai liberi costumi, rimasta vedova e sorella di un famoso tribuno della plebe, Clodio Pulcro. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Nelle Elegie di Properzio convivono troppi enigmi per dover prestar fede al paradigma letterario dell’elegia erotica, del cantore di Cinzia e del nuovo Callimaco romano altresì seguace di Filita di Cos. Piuttosto, si dovrebbe parlare di un nuovo Omero, più che di Mimnermo: nominato più volte, fin dal Monobiblos o primo libro delle elegie, numerosi i riferimenti di Properzio al cavallo di Troia e alla infinita tela di Penelope: cioè l’Iliade e l’Odissea. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Properzio dice di sé come poeta d’amore, rivendica la sua natura, non si piega all’epica, celebra Cinzia, scrive elegie politiche ed elegie antiquarie, ma rimane misterioso anche nella sua biografia essenziale, messa in bocca all’indovino Horos. Un giallo caratterizza il finale del primo libro. Altri enigmi si susseguono. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Non è provato che l’umbro Properzio sia nato ad Assisi, di lui sappiamo appena quel poco che egli racconta: non la data di nascita, non quella di morte, non con chiarezza sufficiente le stesse vicende familiari. Sappiamo però che era una famiglia di rango senatoriale, con un ramo già trapiantato a Roma. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Giorgio Bonamente – storico professionista di riconosciuto valore – ha pubblicato nel 2002 un importante e diffuso articolo su Properzio, Assisi e l’Umbria, ma vi dirò subito che tale articolo è affetto da errori sostanziali, da salti logici e da un fraintendimento radicale della reale figura del Nostro. Non a causa di Giorgio Bonamente, tranne un piccolo errore. Ma a ragione dei limiti stessi del corrente paradigma. Quanto metterò in luce nella ricorrenza del mezzo millennio di vita dell’Accademia Properziana del Subasio, una delle prime sorte in Italia, ha il valore e l’importanza di una scoperta sensazionale, non importa se dopo due millenni. Non potrò spiegare tutto per evidenti limiti di tempo, ma essenzialmente la questione si può ridurre al segreto del sigillo anonimo del primo libro e al mistero della parole di Horos. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Properzio segreto non è un’invenzione, la sua esistenza condiziona in radice il significato della sua opera: opera unitaria ed ingannevole [</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>unum opus – fallax opus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">]. Così che </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Caesar Deus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> è sconfessato, e </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Amor Deus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> è il sublime omaggio occulto al padre del poeta, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus Propertius</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, le cui </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>ossa</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> sono state occultate nell’opera unica che in forma elegiaca – dire </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>ahi ahi</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> . </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> fu vittima della atroce strage di Perugia – le terribili </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>arae perusinae</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di un passo di Seneca &#8211; consumata per vendetta da Ottaviano: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Perusina sepulcra – eversos focos. </i></span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">La parola </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>ossa</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> &#8211; che si ripete ovunque &#8211; è la cifra dominante. L’etrusco Mecenate, il cui ramo paterno era originario di Perugia, compare segretamente già nel primo libro, scomparendo nel quarto, che è l’ultimo. Mecenate sarà ignorato da Virgilio nell’Eneide. Vi sto dicendo che un formidabile giallo attraversa uno dei punti di svolta della storia mondiale: lo scontro all’ultimo sangue tra Caio Ottaviano Augusto e Marco Antonio [e Cleopatra]. Vi dimostrerò che Properzio, pur militando nel circolo di Mecenate sull’Esquilino [sorto su una antica zona cimiteriale], era filo antoniano per quanto il suo esordio poetico a Roma – all’età di 19 anni – sia avvenuto nella tarda estate del 29, caratterizzata da un eclisse totale di sole ricordato dai Fasti Siculi. </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Cynthia</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> è il nome della Luna. Nel settembre del 31 Marco Antonio fu sconfitto ad Azio in un decisivo scontro navale; si suicidò nell’estate del 30, e forse Cleopatra, anziché avvelenarsi, fu eliminata da Ottaviano. Il poeta elegiaco Cornelio Gallo, autore degli </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Amores</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> e importante generale di Ottaviano, si trovava proprio a Canopo, quando qui morì l’ultima regina egiziana, discendente dei Tolomei. </span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span style="font-size: x-large;">***</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">L’indovino egiziano caldeo pitagorico </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, verace alter ego di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> nella misteriosa elegia inaugurale del quarto libro, definisce </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>fallax</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> l’opera intera: letteralmente ‘ingannevole’. </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>At tu finge elegos, fallax opus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> (</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>haec tua castra</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">!). Ma tu ‘fingi’ elegie, opera fallace: qui i tuoi eserciti. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Properzio è polisemico. E’ un genio della ambiguità, oltre che un grandissimo poeta d’amore. La </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>veste Coa</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di Ciinzia è uno schermo. C’è un faccia nascosta. L’amore e la morte sono la voce . L’opera è contrapposta alla rinunciataria carriera politica nel </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Foro delirante</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, dopo i primi tentativi poetici, uscito dall’adolescenza con la dismissione della </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>toga pretesta</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> e l’</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>aurea bulla</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> dal collo in un rito davanti </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>agli dei materni</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> giacché orfano di padre. L’</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>aurea bulla</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> dei minorenni romani rappresentava nella pienezza della luna delle crescite il brillante cratere Tycho. Nella luna piena scorgiamo il volto di una fanciulla dai grandi occhi neri o l’immagine d’un teschio. </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Ossa</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> e </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>lacrime</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Picchi eccelsi di poesia modernissima, psicanalitica o da poeta maledetto, in realtà sublime e incomparabile: più viva che mai come Cinzia morta che come se nulla fosse stato riappare subito dopo più viva che mai sull’Esquilino. E il pretore dell’Illiria, la lena Acantide che prostituisce Cinzia e il nano Magno che sono altrettante allegorie nefaste del Principe di Roma, il fondatore dell’Impero criminale di Tiberio, di Caligola, di Nerone… anche se Cristo nacque sotto Augusto e morì sotto Tiberio nel quindicesimo anno del suo regno. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">La mia lettura delle Elegie di Properzio differisce radicalmente dai canoni, in realtà nulla gli viene tolto, mentre tantissimo gli aggiunto, e finalmente riconosciuto a questo genio perfettamente consapevole fin dall’esordio. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Elevarne la data di nascita all’anno 50 non s’accorda con quella confidenza poetica che Ovidio dichiara di aver avuto con lui. Pochi anni li dividevano. Che Properzio sia morto ancor giovane, nel 15-14 a.C., è ipotesi scarsamente attendibile, sebbene diffusa. Il successivo silenzio poetico prova &#8211; solo e soltanto &#8211; che le Elegie erano un’opera unica e definitiva. Il resto è improbabile congettura. Anzi, è un equivoco. Ebbe discendenti, come attesta la lapide frammentaria, scoperta nel 1949 da Fioravante Caldari (il nostro dotto farmacista) nella c.d. </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>domus Musae</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> (da lui scavata per primo e sue spese), ricomposta nel 2005 da Luigi Sensi e infine interpretata. Paolo Passenno Properziano, amico stretto di Plinio il Giovane, era </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>discendente</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> oltre che </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>municipale</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di Properzio. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Il duplice suffragio lascia intendere che il Nostro ebbe una vita normale. Che sia nato ad Assisi era una solida congettura, la vera prova è una delle cifre segrete delle Elegie: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>ASIS</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> è presente nei punti critici dei brani più enigmatici. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Quel poco che sappiamo, Properzio lo racconta lui stesso, in due luoghi speciali: al termine del primo libro, in due brevi epigrammi; poi nella misteriosissima elegia proemiale del quarto libro, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius-Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Ci ne occupiamo in questa occasione colloquiale, ringraziando il Circolo Arnaldo Fortini – Fortini e sua figlia Gemma furono astudiosi properziani – e tutto il mio ricordo va anche alla figura altrettanto indimenticabile di Carlo Angeletti, assisiate vero, nel senso ‘fortiniano’ più nobile e puro. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">La </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>relegatio</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di Ovidio al Ponto Eusino [8 d.C] è un giallo storico. Per Properzio si deve parlare in termini ancor di più nascosti e tempestosi. I luoghi dell’anima del Nostro si celano dolorosamente nelle pieghe oscure dell’opera ingannevole, che ho recuperato dopo 2 millenni di silenzio. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Ma il grammatico cristiano Fulgenzio Planciade conosceva un verso non elegiaco di Properzio e l’assisiate Francesco Frondini così annotava nel suo diario di cose dotte sotto l’anno 1641, con riguardo all’Egidi e allo Jacobilli: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Presso il Padre Franchi esisteva il </i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;">Monobiblos</span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i> bellissimo in pergamena, </i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;">ove eran versi di Properzio non dati alla luce</span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>. </i></span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Vi mostro un’immagine misteriosa (</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>immagine 1</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">), qui da tutti ignorata, perché il bassorilievo fu ricollocato a rovescio. Questa pietra si trova a Santa Rosa. Risale probabilmente al III-II secolo a.C., ad età preromana. Si coglie una storia doppia, con un’epifania di fuoco in un bosco sacro e una maschera celeste che sarebbe il volto di Giano bifronte. Allo stesso modo le Elegie sono un’opera ambigua e doppia. Il “doppio” di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> è </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. L’enigma fondamentale è </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> nel sigillo del Monobiblos. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">I due brevi epigrammi di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>sphragìs</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> o sigillo del Monobilos, unico libro non firmato, ben interrogati rispondono secondo verità. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub> <span style="font-size: x-large;">- </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>Gallus</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, il morto della guerra di Perugia [ anno 41 – marzo 40] era il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>padre</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> del poeta; </span></sub></p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">la misteriosa “</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>sorella</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">” era la </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>madre</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di Tullo Volcacio; </span></sub></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">il transfuga etrusco che poté salvarsi e raccontare, era un Volcacio di Perugia;</span></sub></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">nel verso 7 di I, 22 si nasconde il nome di Mecenate. </span></sub></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Ettore Paratore Paratore lo aveva intuito. Paolo Fedeli, massima autorità vivente su Properzio, e Giorgio Bonamente, si ostinano nelle contraddizioni inerenti a questo enigma decisivo. Ed è vero: per quanto possa apparire incredibile. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Nel 1982 uscì un articolo di Thomas N. Habinek, professore dell’Università della California, Los Angeles, su </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Properzio, Cinzia e l’anno lunare</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Il tema riguardava la struttura interna del Monobiblos o “Cynthia”, il cui numero complessivo di versi atterrebbe a un biennio lunare secondo l’antico calendario numano (due volte 354 giorni), rispetto al biennio solare (due volte 365 giorni). La differenza a intercalare di 22 giorni darebbe quindi ragione del numero delle elegie del primo libro, appunto 22, se consideriamo distinti e separati i due epigrammi di 10 versi ciascuno, in cui in modo speculare compaiono una misteriosa </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>soror</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> e un </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>propinquus</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> (o parente stretto) del poeta, di cui non si era mai riusciti a stabilire l’identità, quindi il grado di relazione, ciò costituendo il massimo enigma dell’opera. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Poiché </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> &#8211; il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>propinquus</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> &#8211; è il soggetto ‘parlante’ in un oscuro e tragico episodio del </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>bellum perusinum</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> che terminò alla fine di febbraio o ai primi di marzo del 40, con quell’oscura morte i luoghi dolenti della memoria qui riguardano da vicino la </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>triste pertica</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> [cioè le requisizioni delle terre umbre per i veterani di Filippi] e lo scontro &#8211; decisivo &#8211; tra Ottaviano e Lucio Antonio (41-40), con l’assedio di Perugia e la caduta della città per fame. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">A ciò si riferiscono le famigerate </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>arae perusinae</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, per cui Ottaviano, il vincitore, graziando Fulvia – moglie di Marco Antonio – col fratello Lucio Antonio, non risparmiò la sua vendetta su Perugia dandola alle fiamme e mettendo a morte i più ragguardevoli esponenti umbri della rivolta, circa 300 persone che avevano appoggiato Lucio e Fulvia difendendo le proprie terre. Crudelmente, alle idi di marzo del 40, costoro furono sacrificati su un altare fatto erigere in memoria di Giulio Cesare assassinato nel 44, interdicendo pesantemente la città etrusca con gravi limitazioni territoriali e altre misure punitive. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Le fonti storiche [Seneca, Svetonio, Velleio Patercolo, Cassio Dione, Appiano] non concordano nei dettagli, ma è attestato da Properzio segreto il vero epilogo della tragedia. A maggior ragione importantissima la mia scoperta, mentre debolissima e pretestuosa appare la difesa di Ottaviano, la cui spietata determinazione e crudeltà sono cosa nota. Ottaviano – assediando Perugia si era a sua volta trincerato alle spalle – temeva le segrete manovre del Senato, che difatti era spaccato in fazioni, e stava certamente correndo un gravissimo pericolo. Gli assediati attendevano rinforzi (si videro dalle mura di Perugia i fuochi notturni dell’esercito amico ormai giunto a Foligno). Era una trappola. Ma Ottaviano fu tanto abile e avveduto, in quella posizione così pericolosa in cui era venuto a trovarsi, da assediante ad assediato [con Lucio Antonio che si era rinchiuso entro le possenti mura etrusche], da far sì che i rispettivi comandanti degli eserciti contrapposti [a favore di Lucio Antonio: Asinio Pollione e Munazio Planco; per Ottaviano: Salvidieno Rufo e il fedelissimo Vipsiano Agrippa) si mettessero d’accordo [Asinio Pollione, il grande bibliofilo cui Virgilio dedicò la famosissima egloga IV, diverrà console nel 40, mentre l’antoniano Munazio Planco sarà uno dei massimi fautori nel gennaio del 27 della solenne proclamazione di Ottaviano ad “Augusto”; in seguito Salvidieno Rufo e il poeta Cornelio Gallo, il più importante e abile dei generali di Ottaviano nella vittoriosa campagna militare in Egitto del 30, furono eliminati da Augusto come ci ricorda</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">Svetonio].</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Ottaviano aveva riconquistat la fiducia del Senato e ricorrendo alla corruzione riuscì a cavarsela in una situazione per lui tanto drammatica da essere la peggiore di tutte. La guerra non fu praticamente combattuta, ma fu una prova generale delle rispettive forze. Perugia cadde per sfinimento e la vendetta fu feroce. Ottaviano e Marco Antonio, incontratisi a Brindisi, riuscirono a trovare un accordo, emarginando ulteriormente Lepido e riconoscendo un comando marittimo a Sesto Pompeo. L’alleanza fu sanzionata dal matrimonio di Antonio, Fulvia era appena morta, con la sorella di Ottaviano, Ottavia. Lo stesso Ottaviano si era poco prima sposato con una parente di Sesto Pompeo, Scribonia. La figlia di Scribonia, Cornelia, nata da un precedente matrimonio con Cornelio Scipione, è l’ultimo personaggio delle Elegie [IV, 11 - considerata</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>regina elegiarum</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">]. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">In realtà stiamo raccontando Properzio fino all’anno del suo precoce esordio poetico da gigante della letteratura mondiale: Amore è un Dio di Pace sovrasta Omero e si accosta a Francesco di Assisi. Dobbiamo commuoverci dalle viscere, dobbiamo inchinarci davanti a due sommi geni figli ambedue di Assisi – Asis. Lasciamo ai morti i sepolcri imbiancati. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Il clima di esultanza per l’accordo di Brindisi (e Mecenate inizierà adesso a comparire accanto a Ottaviano) è riflesso da Virgilio nella IV egloga con l’avvento dell’età dell’oro (la </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Vergine</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>puer</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, e i </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Saturnia regna</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">), e da Orazio con analoghi motivi. Nasce il famoso circolo di Mecenate, di stampo augusteo, di cui farà parte Properzio. Le guerre civili di Mario e Silla, di Cesare e Pompeo, poi tra “cesariani” e “cesaricidi”, infine tra Caio Ottaviano e Marco Antonio, portarono alla fine della Repubblica e all’inizio dell’Impero. Dopo lo scontro navale di Azio (31 a. C.) e la morte in Egitto di Marco Antonio e di Cleopatra (tarda estate del 30), Roma riconoscerà il potere del principe, Caio Ottaviano Augusto, il vincitore. Ma se Ottaviano fu il crudele assassino del padre di Properzio (e lo proverò), allora le Elegie non possono più essere lette e intese per come lo sono state fino a oggi, per quanto in modi così opposti e contrastanti da sollevare ogni dubbio: caso unico nella storia della letteratura universale. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;"><b>Il paradigma è contorto, enigmatica è l’opera. Ecco il quadro ufficiale</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">:</span></sub></p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">adesione di Properzio al regime augusteo con riserve</span></sub></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">integrazione difficile </span></sub></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">nessuna simpatia, ma non opposizione </span></sub></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">irriducibile dissenso [Ettore Paratore]</span></sub></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">rinuncia alla opposizione, ma tono non partecipe</span></sub></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">adeguamento di comodo </span></sub></p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">atteggiamento equivoco e reticente </span></sub></p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Questo è un </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">non</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> paradigma. Il vero paradigma è “Properzio segreto”, il vero Properzio. L’opera unica e unitaria, è fallace. Fedeli si è sbagliato. Ma nel 2008 scopre che ‘Cinzia’ è una invenzione. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">In realtà, le Elegie rappresentano la vendetta di Properzio contro Augusto, assassino di suo padre </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">La vita poetica di Properzio si estende dal 29 al 15. Il nome di Cinzia, dal secondo libro in poi, sarà mescolato a quello di Mecenate e di Augusto. Nel IV libro Mecenate scompare, giacché nel 23, con la congiura di Fannio Cepione e di Terenzio Varrone (quest’ultimo fratellastro della moglie di</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">Mecenate, Terenzia), il grande etrusco protettore delle lettere fu scalzato da Augusto che intanto gli aveva insidiato anche la consorte. “Mecenate, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">già nel 28</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, si era ritirato dalla politica attiva” – G. Bonamente, guidando le lettere dal suo regno sull’Esquilino fino al 23. Fino a un processo infamante che lo colpiva indirettamente nel 12 per un caso di adulterio. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Il quadro è torbido più che mai. Quale la personalità di Augusto, che all’età di appena 19 anni si ritrovò a pieno titolo coinvolto nella mischia politica che seguì all’assassinio di suo zio nella Curia alle idi di marzo del 44? Sbeffeggiato da Antonio, il giovane nipote di Cesare fu costretto a ogni infingarda astuzia, nemmeno assistito da buona salute. Sconfisse tutti gli avversari, fino a ottenere il potere assoluto, sotto la mascheratura di “primus inter pares” rispetto al Senato. Nato il 22 settembre del 63 a.C., poco prima dell’alba, la Bilancia era il suo ascendente, come segno zodiacale che in quel momento ospitava il sole, mentre sotto il Capricorno,fu presentata la sua metamorfosi astrale o divinizzazione. Nell’estate del 44 era comparsa una cometa rosso fuoco, a forma di sica, che associata a Giulio Cesare divenne il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>sidus Iulium</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> anche in poesia. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Ottaviano regnò per 45 anni, dal 31 al 14 d.C, anno della sua morte. Sotto di lui nacque Gesù in Palestina. L’impero romano nascente conobbe una pace quarantennale. Da qui &#8211; per Augusto &#8211; la massima gloria consacratagli dalla storia. Il nuovo Romolo aveva assunto un titolo altisonante, ma l’impero fu caratterizzato a lungo da torbida follia. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Il temperamento del principe era crudele, le sue doti gli concessero il potere con gli intrighi e la corruzione</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">mediante denaro di cui disponeva come privato. Astuto e spietato. Razionale e politicamente avvedutissimo. Che fosse spietato, lo racconta veridicamente Svetonio al momento del guerra di Perugia: “Devi morire!” &#8211; </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>moriendum esse</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, così rispondeva a chi gli invocava pietà. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Cassio Dione lo conferma: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>La maggior parte degli uomini, perugini </i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;">e di altri luoghi</span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>, colà catturati furono uccisi, e la città fu data alle fiamme, eccettuati il tempio di Vulcano e una statua di Giunone. Questa statua si salvò per caso e fu portata a Roma in seguito a un sogno di Ottaviano. Per essa fu concesso, a coloro che lo avessero voluto, di ricostruire la città; ma non furono dati loro più di sette stadi e mezzo di terra</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Da qui deduciamo le 4 are dedicate ad Augusto (C.I.L. XI 1923), tutte del medesimo testo: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Augusto</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> / </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>sacrum</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> / </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Perusia restituta</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>bellum </i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">segnò fatalmente il declino dell’etrusca Perugia. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Le “belle terre” della ricca vallata centrale dell’Umbria furono centuriate ed espropriate, ed è in tale occasione che le proprietà familiari di Properzio che da Assisi si estendevano fin verso Bevagna, subirono la falcidia dalla triste pertica. I luoghi dell’anima &#8211; con l’antica patria &#8211; s’inseriscono fatalmente nei ricordi più tristi. Ed è trascorso di pianto: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>lacrimis</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> più volte nei luoghi critici. L’enigma del Monobiblos è ripercorso in </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius – Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> : qui si annidano cifre segrete fondamentali. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Il padre morì che Properzio era ancora bambino (</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>ossaque legisti non illa atetate</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>legenda</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">). Dopo di che con la madre rimasta vedova andò a Roma dove esisteva già un importante ramo della </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>gens Propertia</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Fu per ragioni di studio, mentre a Roma avevano già fatto fortuna i </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Velcha-Volcacii</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, etruschi originari di Perugia, che avevano dato due consoli: il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>novus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>homo</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> console nel 66, ricordato da Orazio in un’ode a Mecenate, e il console del 33 suo figlio. Il giovane coetaneo Tullo Volcacio, che sarà il dedicatario formale del Monobiblos, nel 30-29 doveva già essere partito per Cizico, nell’Asia minore, dove rimarrà molti anni (</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>multos annos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">). Le “belle terre materne” (III, 22 &#8211; con Tullo ormai rientrato in Italia), sono le stesse terre segnate dall’umbro </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>sentiero del Clitunno</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, che Properzio bambino – percosso da tragica sorte – era stato costretto ad abbandonare dopo essere state oggetto di pesanti espropri. In breve, le “lacrime” e il “pianto” attengono a questi luoghi, alla </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>patria</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> avvilita, ala tragedia del morto di Perugia, al dolore della </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>soror</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> (&lt;&lt; ma sorella di chi? &gt;&gt;, si domandava Paratore), al rimpianto di un’epoca felice. Manca un padre, la casa si è ristretta a tenui Lari. La </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>Romana Discordia</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> ha provocato i </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>Perusina sepulcra</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> , ha distrutto i focolari dell’antica gente etrusca (</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>eversos focos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>antiquae gentis Etruscae</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">). Le luttuose immagini di morte a conclusione del Monobiblos, col morto parlante e quella </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>pulvis etrusca, dolor!</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, sono un chiaro atto d’accusa e persino una chiamata a correo di Ottaviano Cesare. </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> non è stato trucidato sui monti Etruschi, da ignote mani, quando miracolosamente scampato alle spade di Ottaviano (a una supposta mischia finale), si credeva ormai al sicuro. Properzio, gioco forza è stato costretto a tacere e a fingere, altrimenti non avrebbe mai potuto pubblicare. Ha passato sotto silenzio anche il suo luogo di origine, a differenza di Ovidio, che a conclusone degli </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Amores</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> per l’inesistente Corinna, vorrà ricordare di essere nato nell’acquosa Sulmona il 20 marzo del 43, recuperando per l’occasione il ricordo della “guerra sociale” (anno 91), in cui i Peligni fecero tremare Roma. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">E se </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> si proclamerà (IV, 1, vv. 64 ss.) il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>Callimaco Romano</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> [</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Umbria</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Romani patria Callimachi!</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">], facendo seguire immediatamente un distico geografico, inerente al luogo natio e al proprio ingegno: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>scandentis quisquis cernit de vallibus arces</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, / </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>ingenio aestimet ille meo!</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, con maggior precisione si esprimerà l’alter ego </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, riferendosi a </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Umbria te notis antiqua penatibus edit</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> / (</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>mentior? an patriae tangitur ora</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>tuae?</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">) / </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>qua nebulosa cavo rorat Mevania campo</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, / </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>et lacus aestivis intepet Umber aquis</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, / </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>scandentisqe Asis</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>consurgit vertice murus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, / </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>murus ab ingenio notior ille tuo</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. (IV, 1, vv. speculari 121-126). </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">I luoghi dell’anima sono questi (qui da ovest a est): Perugia, i focolari distrutti, i sepolcri; le </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>ossa</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> “disperse sui monti Etruschi” (quel transfuga etrusco, che ferito a sua volta, scappando alla medesima sorte, si sarebbe imbattuto nel morente, potendo così farne racconto a una “sorella”, tuttavia richiesto di tacere su quei particolari crudeli, che sono solo e soltanto il necessario pretesto narrativo. E “fertili terre” ubertose, ricche d’acqua e di lacrime. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">La grande vallata (</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>supposito campo – cavo campo – </i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">e poi </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>umbro antro</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> in Lucano), sottostante a Perugia, là dalla parte di Assisi: e la </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>nebbiosa Bevagna</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, posta in pianura, alla confluenza di due fiumi sacri, il Clitunno e il Tinia, e il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>lacus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Umber</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Le </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>lacrime</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> della Patria, l’Umbria antica, e i nobilissimi Penati, evocati da </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Dal mito classico, richiamato dall’indovino, di Troia distrutta, con Cassandra che s’aggrappa “alla veste di Minerva”, da cui tenta di strapparla Aiace Oileo per usarle violenza, e i fuochi vendicatori di Nauplio, fatti accendere sulle coste dell’Eubea per far naufragare la flotta greca carica di bottino, si passa subito dopo alla biografia essenziale di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, anch’essa inevitabilmente preceduta da “</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>nuove</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>lacrime</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">”! La grandiosa elegia, partita dalle memorie agresti di Roma primitiva, si dirige esattamente lungo la direzione geografica sud-nord, verso Bevagna e Assisi (pressoché allineate sul meridiano di Roma), per scaricarsi infine sul </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>vertice</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di un grande </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>muro</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, inconfondibilmente il tempio di Minerva (</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>immagini 2 e 3</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">), col nome della dea già evocato da Horos. * </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>Mens Bona, si qua dea es</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, altro non che la Minerva dell’intelletto, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>deaque Asis</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. </span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span style="font-size: x-large;">***</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">L’enigmatica misteriosissima elegia a due voci </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius – Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> – genialmente organata in parti distinte e complementari &#8211; contiene un misterioso oroscopo, altre oscure allusioni ad episodi non noti, terminando con un verso, apparentemente incomprensibile, che sembra una maledizione: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>octipedis Cancri terga sinistra time</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">! Non c’è nemmeno il tempo per accennare all’oroscopo di Horos, che secondo un calcolo da me fatto, fornirebbe la data dell’anno 738 ab urbe condita, che fissata da Varrone nel corrispondente 753 a.C., fornirebbe perciò la datazione conforme del IV libro che non va oltre l’anno 15 a.C. L’ordinata sequenza delle parole </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>terga</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> &#8211; </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>sinistra</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> &#8211; </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>time</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> è possibile leggerla al termine del terzo libro, nell’ambito del </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>discidium</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> da Cinzia, che in ogni caso riappare tre volte nel quarto e ultimo libro, dapprima come ‘prostituta’ sul viale del tramonto, poi morta, e quindi più viva che mai sull’acquoso Esquilino, dove il poeta aveva dato indicazione che fossero riportate le </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>tabellae</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> perdute, le smarrite tavolette di cera, se da qualcuno ritrovate (III, 23: topos elegiaco, in realtà un’ allegoria, che in ogni caso ripropone il problema della ‘firma’ d’autore, sigillo o </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>sphragìs</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di quelle stesse </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>tabellae</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, che in Ovidio – Am. I, 12 – sarebbero &lt;&lt; </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>doppie, di fatto e di nome</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> &gt;&gt;). </span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span style="font-size: x-large;">***</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Il Monobiblos è l’unico dei quattro libri a non recare firma espressa, col nome di Properzio. Un filologo portoghese, Custòdio Magueijo, nel 1974 avrebbe individuato in I, 22 la firma segreta di Sextus Propertius. La cosa in realtà è molto più articolata e complessa, le cifre occulte del sigillo del primo libro sono un capolavoro di crittografia antica con utilizzo di strumenti congiunti. Ma è bene lasciare la parola a Ettore Paratore: </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">&lt;&lt; Sesto Properzio nacque nell’Umbria: di lui ignoriamo il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>cognomen</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> e le date della nascita e della morte &gt;&gt; (ciò nonostante, nel 1985, fu ufficialmente celebrato il Bimillenario della morte). </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">&lt;&lt; Il Lachmann, dalla lezione </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Asis</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> del codice </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Neapolitanus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> da lui emendata in </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Asisi</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, volle determinare che il poeta era nato ad Assisi &gt;&gt;. [Si sono contesi i natali di Properzio Spello, Bevagna e Amelia. Gianfranco Maddoli preferì </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Urbinum Hortense</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> escludendo l’identificazione di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Passennus Paullus Propertius Blaesus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di una lapide assisiate col </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Passenus Paulus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di due lettere di Plinio il Giovane, che lo identificava come </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>municeps</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> del poeta e suo discendente, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>inter maiores</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>suos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, poeta elegiaco pure lui. Negli anni ’70, in base ai lavori effettuati sulla </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>domus Musae</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di Assisi, Margherita Guarducci ha asserito che fosse quella la “casa” di Properzio, che in virtù del suo orientamento a 303 gradi nord - come ho potuto verificare - corrispondente per Assisi al punt del sorgere alla data del solstizio d’inverno. Sulla </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>domus Musae</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> sorse nel V secolo la prima chiesa della città, Santa Maria Maggiore al vescovado. Seguitano a pullulare equivoci di ogni genere, con l’avallo improvvido dell’Accademia Properziana]. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">&lt;&lt; Si suppone che Properzio sia nato intorno al 47 e sia morto verso il 14, perché gli indizi cronologici ricavabili dalle Elegie non vanno aldilà del 15 &gt;&gt;. [Oggi si preferisce il 50, per far sì che l’amico Tullo Volcacio potesse essere staro giovane senatore, inviato con poteri giuridici speciali in Asia, ma si tratta di una estrapolazione, che non corrisponde affatto ad altre prioritarie dichiarazioni del poeta!]. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">&lt;&lt; Ci ha tramandato quattro libri di elegie, numero corrispondente a quello dei libri di Cornelio Gallo per Licoride &gt;&gt; [Licoride era lo pseudonimo della mima Volumnia, poi amante di Marco Antonio: a Cornelio Gallo, la cui opera è pressoché perduta, tranne miseri frammenti, Virgilio dedicò la decima bucolica, e un elogio nel finale delle Georgiche, successivamente eliminato per ordine di Augusto, poiché Gallo nel 26 fu costretto al suicidio, “per aver parlato male del principe”, quando ricopriva la carica speciale di prefetto dell’Egitto. Cornelio Gallo fu testimone diretto, a Canopo, della morte Cleopatra, considerata da Marco Antonio alla stregua della personificazione di Iside]. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">&lt;&lt; Il Lachmann credette &gt;&gt; di poter ravvisare nel secondo libro [34 elegie, inusitatamente lungo] &lt;&lt; la fusione di due libri &gt;&gt; [perciò riavremmo i </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>tres libelli</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>per</i></span></sub><sub><span><i> Persefone</i></span></sub><sub><span>], sicchè &lt;&lt; lo spezzò in due, inaugurando la divisione in 5 libri &gt;&gt; [oggi non accolta, sebbene il secondo libro appaia assai tormentato e frammentario]. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">&lt;&lt; Anche sulla famiglia di Properzio si abbatté la iattura della spartizione delle terre ai veterani della guerra di Filippi. Ma a questa per lui se ne aggiunse un’altra, introducendo nell’animo del sensibile fanciullo una nota di profonda amarezza, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">la quale durò quanto la sua vita</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">: la guerra di Perugia, che devastò la sua terra, stroncò la vitalità della civiltà etrusca (della quale sembra che il poeta abbia un alto concetto, orgogliosamente campanilistico) e seminò il lutto anche nella sua famiglia. Di questo particolare </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">una misteriosa traccia</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> è rimasta nelle due ultime elegie del I libro, ove Properzio ha voluto porre, alla maniera degli alessandrini, il suo sigillo, la sua </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>sphragì</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">s al libro ed ha alluso, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">con alessandrina</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">reticenza e oscurità</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, alla sua patria, alla sua famiglia e alle sue vicende; un suo parente, Gallo, fu ucciso durante la fuga da Perugia e la sua ombra dà notizie di sé a un soldato fuggiasco anche lui, che sembra essere </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">il marito di sua sorella</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> o </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">il fratello di sua moglie</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> (la madre di Properzio?).&gt;&gt;.</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">&lt;&lt; La seconda parte della prima elegia del libro IV (che alcuni vogliono considerare un componimento distinto dalla prima parte) fornisce quasi tutte le altre scarse notizie che possediamo sulla vita di Properzio &gt;&gt;. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">&lt;&lt; Il padre gli era morto in età in cui di solito i figli “non debbono raccogliere le ossa del padre”, e la madre lo aveva condotto a Roma dove, assunta la toga virile, egli si dedicò alla poesia, perché Apollo gi vietò “di far rimbombare parole nel tumultuoso Foro”&gt;&gt;. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">&lt;&lt; Forse, oltre alle irresistibili inclinazioni del giovane, influì sulla scelta la povertà in cui la famiglia era ridotta, e quindi l’impossibilità che il giovane riuscisse a pagarsi un buon maestro di retorica &gt;&gt; [qui Paratore scorda che molte elegie sono anche un capolavoro oratorio, mentre le pesanti requisizioni forse determinarono una precarietà economica accentuata, non la povertà]. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">&lt;&lt; L’ombra delle sciagure patrie e familiari gravava sull’animo suo: ancora al tempo della sua maturità, componendo la decima elegia del libro IV, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">alluse alla caduta di Veio</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, creando, fra i tanti motivi originali dell’arte sua, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">la poesia delle rovine</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, facendo chiaramente trasparire, nel compianto su Veio distrutta (il che avvenne nell’anno 396 a.C.), </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">la sua amarezza per la devastazione di Perugia e della sua terra</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> &gt;&gt;. </span></sub></p>
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<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Sono brevi estratti dalla “Storia della Letteratura Latina”, ma va detto che nel 1936 Paratore diede alle stampe un saggio rimasto famoso sull’integrazione difficile di Properzio nel regime augusteo. Lavoro tanto più degno e coraggioso, quando &#8211; con la proclamazione dell’Impero &#8211; il fascismo aveva raggiunto l’apice. Un poeta augusteo, non integrato nel suo tempo, era occasione di scandalo. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">L‘integrazione difficile aveva consistenza politica? E in che misura, poiché diverse elegie sono dedicate ad Augusto? La questione come abbiamo visto sopra ha dato luogo ad una gamma di risposte contraddittorie che rappresentano il chiarissimo sintomo di un imbarazzo impotente dinanzi agli enigmi dell’opera. In che misura Properzio non si sarebbe integrato, se cantò Augusto e la disfatta navale di Azio che Virgilio aveva magnificato nell’Eneide? Occorre dimostrare che il Nostro mentiva, che lo faceva in modo ellittico e insincero, esagerando all’estremo dell’ambiguità e del paradosso tra </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Deus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Caesar</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> e </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Deus Amor</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, tra loro inconciliabili. Cesare Dio, ma l’Amore è Dio di Pace. E torna subito in mente la </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Romana Discordia</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Properzio segreto è la spiegazione autentica del significato delle Elegie. Non un’opera erotica, ma canto sublime degli arcani che si celano nel cuore e nell’anima umana. Decisamente il più grande dei poeti mai esistiti, ad eccezione di Dante Alighieri che nel canto terzo dell’Infermo mostra di conoscere almeno la prima elegia di Properzio.</span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span style="font-size: x-large;">***</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Svetonio riporta che un fulmine aveva cancellato la lettera C dalla statua di Cesare Augusto, sicché si leggeva ora </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Aesar</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, che in lingua etrusca significa “dio”. Come un “dio” egli si comportava, e così difatti gli si rivolgeva, supplice e lacrimante, Ovidio dal Ponto. Il potere assoluto è divinizzato. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Poteva Properzio amare il principe crudele, assassino di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus Propertius</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, suo padre, avendolo sacrificato tra gli altri martiri della libertà su una di quelle famigerate </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>arae perusinae</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> alle idi di marzo del 40? </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Pulvis Etrusca, dolor</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">! </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Il Bonazzi, nella monumentale Storia di Perugia, si era reso conto che </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;">Gallus</span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> doveva essere il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">padre</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> del poeta, e non un semplice “parente stretto”. Su che base, se non in virtù del fatto stesso che lo stringatissimo profilo biografico tracciato da </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> doveva pur continuare a rimanere coerente rispetto all’insieme, altrimenti avrebbe servito malissimo il suo scopo? E’ evidente che la pura logica conduce da sola a individuare le ragioni della necessaria reticenza di Properzio. Ma è stato lui per primo a fornire al lettore dell’opera fallace &#8211; sembra paradossale, incredibile, assurdo: ma così non è! &#8211; tutte le varie chiavi da attivare per la reale comprensione dei veri significati: un po’ come nella Divina Commedia, capolavoro criptico per eccellenza nella sua immensa vastità. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">Vi mostrerò le chiavi principali di Properzio segtreto, fermo restando che l’opera ingannevole contiene due quadrati magici di parole, l’esaltazione del ricordo di Marco Antonio e di Cleopatra Iside, e una serie di ingiurie e di maledizioni contro Augusto</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. </span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span style="font-size: x-large;">***</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Illustri Studiosi da me informati non hanno potuto negare la presenza di crittografie intenzionali nelle Elegie – mai prima colte! – mentre per il resto alcuni di essi hanno tentato – ma invano! – di formulare eccezioni semplicistiche e del resto infondate, ricorrendo a debolissimi argomenti – come quello che anche Augusto se ne sarebbe dovuto accorgere… –, cercando in qualche caso di fare come lo struzzo per non vedere. Da qui si scorge la pretesa di monopolio della verità, ma anche il fatto saliente che la grandissima poesia di Properzio si ridurrebbe alla retorica finzione degli elegiaci romani, in particolare di un &lt;&lt; Signor Ego &gt;&gt;, come messo in luce da un grande Studioso di fama mondiale, Paul Veyne, forse poco gradito ai filologici italiani. </span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span style="font-size: x-large;">***</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Se Properzio perdette suo “padre” da bambino, perché </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> non avrebbe potuto esserlo? Ma qui si rischia che l’integrazione difficile sia impossibile, sovvertendo il paradigma persino nei riguardi di Mecenate, che in definitiva sarebbe stato un complice. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Il Lachmann pensava che la sorella di Gallo fosse la madre di Properzio; il Leo fissava che è l’ombra del morto a rivolgersi al passante ferito; il Birt riteneva (assurdamente) che il passante o transfuga fosse Properzio stesso; altri, ancora, che si trattasse di un parente stretto oppure di un amico o di un concittadino [la disamina completa delle varie ipotesi è in Paratore, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Le Elegie di Properzio</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, anno accademico 1970-71]. Paolo Fedeli ritiene che la sorella di Gallo fosse la madre di Properzio. Tutto il contrario: la sorella di Gallo è la madre di Tullo Volcacio e Gallo è il padre di Properzio. Quindi si comprendono bene le resistenze di Paolo Fedeli e di Giorgio Bonamente ad accettare la verità stabilita direttamente da Properzio segreto: essi non si rendono conto che in I, 21 e 22 sono contenuti in un insieme unitario elementi autentici, indefettibili e costringenti, che rispondono coerentemente pro veritate a tutti gli enigmi riuniti nella finzione letteraria del morto parlante ucciso da ignote mani sui monti Etruschi. </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Ignotas manus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> significa At signo manus ed è la verità dei </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Perusina sepulcra</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, del </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>dolor</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, della </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>pulvis Etrusca</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, degli </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>eversos focos antiquae gentis</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Etruscae!</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> Il successore di Francesco Della Corte nelle relazioni di sintesi dei Colloquia properziani mi dà atto di una grandissima scoperta. Tuttavia il silenzio è d’obbligo: è in questa maniera che ci si difende dalla potenza della verità. Siamo in Italia, attraversata dalla menzogna da molto più di un secolo. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Come sarebbe possibile identificare con certezza il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>propinquus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, dando un’identità precisa a </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> e definendo altresì l’identità della </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>soror</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">? </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Ciò che nessuno avrebbe mai colto finora sta invece sotto gli occhi di tutti nel testo dei due componimenti, ambedue di grandissima intensità lirica [</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;"><b>testi proiettati a schermo</b></span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">].</span></span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span style="font-size: x-large;">***</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Me ne sono accorto razionalmente [due millenni non significano nulla], perché il genio sommo di Properzio è riuscito ad aggirare ogni ostacolo. Nell’apparente reticenza in realtà è contenuta l’autentica chiave di lettura dell’opera unica dell’ingannevole capolavoro. Il romano Callimaco, però nato in Umbria, e nato ad Assisi!, così disse &#8211; di nascosto &#8211; sull’asse geografico stretto di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius-Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">: Hinc Umbria patria illac ima Roma! </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Anagramma è infida crittografia, sebbene già impiegata &#8211; in modo elogiativo &#8211; da Licofrone di Calcide in età alessandrina, nei riguardi di Tolomeo Filadelfo e della regina Arsinoe. Serve a nascondere, più che a rivelare: questo, il caso necessario di Properzio. Con impiego accortissimo di acrostici, di telestici, di mesostici, ed altri geniali giochi di parole: per esempio, inversioni o palindromi a specchio, dosando nei luoghi più adatti con ragnatela concettuale e sottintesi. Le Elegie sono effettivamente </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>opus fallax</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Negarlo è impossibile. </span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span>***</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">A video è stato riportato il testo accettato dei due epigrammi [elegie I,21 e 22] coi quali termina il Monobiblo. Il transfuga etrusco è un Volcacio di Perugia. Contano </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> e la </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>soror</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Ecco come possiamo identificarli. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Il testo latino presenta una densa serie di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>pro</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">/</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>per </i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">/</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i> pro</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> ed è caratterizzato da alcune parole che si ripetono e da altri segnali. Questo insieme non ha nulla di casuale. Il verbo </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>properas</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> &#8211; “tu che ti affretti, che acceleri il passo” &#8211; presente negli </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Amores</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di Ovidio [che riprendeva il tema delle </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>tabellae</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> o tavolette smarrite e che per la morte di Tibullo si rifaceva alle origini controverse del genere elegiaco come canto di morte e canzone d’amore: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>aelinon</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> o dire hai hai Signor]</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>, </i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">era già stato usato da Properzio in I, 5, 4 [</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>infelix, </i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;">properas</span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i> ultima nosse mala</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">], ove compare il primo </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> della serie senza poter stabilire chi possano essere altri questi giovani amici, ad eccezione di I, 20 &#8211; mito efebico di Ila &#8211; in cui il </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di turno è probabilmente Cornelio Gallo, coetaneo di Virgilio. Properas è presente anche nello pseudo epitaffio di Pascuvio riportato da Aulo Gellio. Affine epigramma quello di Callimanco in cui è ricordato il padre, generale di truppe militari. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Proper</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">/</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>as</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> per </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius Asisiensis</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Che sia così, lo indicano altri segnali. &lt;&lt; </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Tu, qui</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>consortem properas</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>evadere casum </i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">&gt;&gt; contiene in sé </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>morte</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> &#8211; </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>cadaver sum</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> – </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Musa</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di I, 21 è un </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Se applichiamo </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> al verso 7 posiamo ottenere la conferma del mesostico Propertius che attraversa con accortezza i primi tre versi. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus Propertius me idem mense Caesaris</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> / </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>effugere non potui…</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Effugere</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> è transitivo e regge l’accusativo, per cui </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> dice la verità: non poté sottrarsi [</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>me</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>effugere</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>non potui</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">] alle </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>arae perusinae</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> delle idi di marzo del 40 [</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>mense Caesaris</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">]. Non fu ucciso sui monti Etruschi dagli scherani di Ottaviano in retrovia o inverosimili predoni, ma fu della vendetta di Ottaviano. Trascorsi 11 anni, nel 29 la strage di Perugia era stata dimenticata, tranne i lutti familiari. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">L’esametro femminile del verso 2 di I, 22 stabilisce l’identità certa della </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>soror</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;">Pro</span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i> nostra sem</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;">per</span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i> amici</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;">tia</span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> [rivolto al giovane Tullo Volcacio] significa </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>Pro-per-tia nostra s.e.m.</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>amici </b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">[sorella e madre dell’amico Tullo]. Tullo Volcacio e Sesto Properzio sono cugini di primo grado. La sorella di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Gallus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, sposando un </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Volcacius</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, si era trasferita a Roma. Conosceva la tragica fine fatta dal fratello: &lt;&lt; </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>moriendum esse</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> &gt;&gt;, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>devi morire</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Il passo di Svetonio corrisponde alla crudeltà di Ottaviano.</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub> <span style="font-size: x-large;">L’intero impianto dei due epigrammi è contrassegnato da segnali. Il verso 7 di I, 22: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>tu proiecta mei perpessa es membra propinqui</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> contiene ora un’altra rivelazione: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>Maecenas eques spem propitia Umbri Properti</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> . </span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span style="font-size: x-large;">***</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Fu Mecenate a finanziare la </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Cynthia</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>letta in tutto il Foro</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, edita dai rinomati fratelli </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Sosii</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> che avevano bottega nel </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>vicus Tuscus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, accanto all’arco di Giano e al tempio dei Dioscuri, là dove s’affacciava la statua di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Vertumnus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Linceus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di II, 34 – ove Properzio dà annunzio dell’Eneide difendendo però la propria arte – non è il poeta Vario, bensì uno pseudonimo che cela Mecenate dall’acutissimo sguardo [si vedano </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>I Dioscuri</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> di Pindaro]. Nel 17 a.C., Vario e Plozio Tucca su incarico di Augusto pubblicheranno l’Eneide, ripudiata in punto di morte da Virgilio. Tra l’etrusco Mecenate e l’umbro Properzio correva forse un vincolo di parentela, accennato in II, 34: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>la rivalità in amore scioglie amicizie e parentele</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. I “Maecenas” erano originari di Perugia come indica lo stesso Orazio menzionando il Tevere. La “gens Propertia” era di Assisi. Conosciamo il nome di un marone, “Nerio” – Marte “Properzio”, nonno o bisnonno di Sesto Properzio. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;"><b>ASIS</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> è un telestico che compare più volte al momento opportuno. Unico a scorgere tali cifre, ho censito tutte le occorrenze. Già da sola è una scoperta clamorosa. Il Monobiblos remotamente così si conclude: …</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;">ecce amice mons et rus</span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;"><b>Asis</b></span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Properzio nel 29 non poteva rivelare la sua città natale, obliterata da Strabone nella geografia dell’Umbria. </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Asis</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> toponimo umbro connesso ai significati di acqua [</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>assa</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">] e di fuoco [</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>aso</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> nelle tavole di Gubbio], comparirà in chiaro con </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> [nell’anno 15]: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>scandentisque </i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>Asis</b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> [e non </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>arcis</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> o </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>axis</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> giacché il numero delle sei ‘esse’ nei due passi speculari di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius </i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">e poi di </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> fornisce garanzia in conformità alla lezione portata dal </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>codex Neapolitanus</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">] fu la città natale di Properzio. Il dantesco </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>non dicasi Ascesi ma Oriente</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, con Perugia che </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>da Porta Sole sente freddo e caldo</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> è conforme alla voce di Properzio, confermata da vari telestici. </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Asis</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> significherebbe anche altura, col sole che sale da oriente. ASIS è una grande scoperta, tutta mia. Il falso Callimaco romano, qui nato nel 47, perse suo padre Gallo nella strage di Perugia del marzo del 40 quando non aveva ancora compiuto 8 anni. La casa dei Properzi si trovava nella zona occupata oggi da Palazzo Giampé e dal Palazzo del Cardinale. </span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span style="font-size: x-large;">***</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">L‘elegia III, 11 [da cui partì Paratore], in cui apparentemente si magnifica Augusto vincitore ad Azio rispetto a Cleopatra </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>meretrix</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> e al suo </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>osceno coniuge</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> [Marco Antonio non è citato per nome], augura al principe di Roma lunga vita: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>et</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>longum Augusto salva</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> [Roma] </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>precare diem!</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> L’augurio si trasforma in: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>Salve Auguste, longum pro arte medica! </b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">Il verso finale della medesima elegia, che s’incentra sul fatto che per ogni navigante, sia che entri o che lasci il porto, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Caesaris</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>in toto sis memor Ionio</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> (“di Cesare Ottaviano si ricordi per tutto il mar Ionio”), in realtà è dedicato “ad Antonio”. Ionio suona con Antonio. Con un gioco speculare di lettere ripetute soltanto due volte si ottiene il dativo ANTONIO e il suo rovescio: IONOTNA. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Properzio mago della parola, genio senza uguali. La rottura della metrica negli anagrammi era stata giustifica in I, 16 – altra misteriosa elegia – come nuovo genere di versi [</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>novo versu</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">]. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">In</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">II, 16 [elegia del rozzo pretore dell’Illiria rivale in amore, che riprende il medesimo tema della I, 8 ] Properzio trova il modo di riferire ad Augusto un altro sfregio. Il distico, che così recita: </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Caesaris haec virtus et gloria</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Caesaris haec est</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">: / </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>illa, qua vicit, condidit arma manu</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">, nasconde </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><b>Caesaris haec virtus et gloria Caesar </b></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i><span style="text-decoration: underline;"><b>hic aes est</b></span></i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> – per cui, l’esametro a seguire, assume tutt’altro significato, giocando sul “condere arma </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">manu</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">”, appunto, </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>illa qua vicit</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Ottaviano costruì le sue fortune con intelligenza e crudeltà, ricorrendo alla corruzione sistematica con le private ricchezze ereditarie. Niente di nuovo sotto il sole.</span></sub></p>
<p align="CENTER"><sub><span style="font-size: x-large;">***</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Su Properzio sono state scritte pagine bellissime senza comprendere il suo segreto. Gli </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>ignes</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> o fuochi della sua passione amorosa Cinzia, erano d’altra natura. Gli Amanti del Tevere non sono mai esistiti nel modo e nel significato fino a oggi creduto. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">Tra le tante scoperte da me fatte esplorando l’opera ingannevole ce ne sono </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">due</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> in particolare che evidenziano &#8211; con certezza totale &#8211; la realtà di Properzio segreto. Una riguarda l’acrostico </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>MANE</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> inserito nell’elegia del compleanno astronomico di Cinzia [III, 10]. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;"><b>M</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">IRABAR, QUIDNAM VISISSENT </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>MANE</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> C</span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">AMEN</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">AE, </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;"><b>A</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">NTE MEUM STANTES SOLE RUBENTE TORUM.</span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;"><b>N</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">ATALIS NOSTAE </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">SIGNUM</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> MISERE PUELLAE </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;"><b>E</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">T MANIBUS FAUSTOS </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><span style="text-decoration: underline;">TER</span></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> CREPUERE SONOS. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">La scoperta è di per sé sufficiente a provare Properzio segreto e la falsificazione di Cinzia. Che se ne sia accorto un comune lettore di Properzio, dopo due millenni, non è la prova esperibile del contrario. La ben rotonda verità si mostra da sola. </span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-size: x-large;">L’altra scoperta concerne il telestico </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><b>ASIS</b></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> nei corrispondenti passi poetici tra </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Propertius</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"> e </span></sub><sub><span style="font-size: x-large;"><i>Horos</i></span></sub><sub><span style="font-size: x-large;">. Prove certissime, che lasciano di stucco la pretesa di monopolio esclusivo da parte dei moderni addetti ai lavori, giacché Properzio – Demostene rinunciatario &#8211; scrisse per la gente comune del Foro. </span></sub></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>Parla </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><i>Propertius</i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>: </span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>MI FOLIA EX HEDERA PORRIGE, BACCHE, TUA,                                     A</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>UT NOSTRIS TUMEFACTA SUPERBIAT UMBRIA LIBRIS,                     S</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><span style="text-decoration: underline;">UMBRA ROMANI PATRIA CALLIMACHI</span></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>!                                                    I</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><span style="text-decoration: underline;">SCANDENTIS</span></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> QUISQUIS CERNIT DE VALLIBUS ARCES                         S</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>Con anagramma guidato che falsifica il riferimento letterario apparente al romano </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><b>Calli</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>maco: HINC UMBRIA PATRIA </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><b>ILLAC</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> IMA ROMA! </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>Parla </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><i>Horos</i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>, figura mai compresa dagli Studiosi, come la </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><i>sphragìs</i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> o sigillo del Monobiblos:</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><span style="text-decoration: underline;">SCANDENTIS</span></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>QUE </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><span style="text-decoration: underline;">ASIS</span></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> CIONSURGIT VERTICE MURUS,</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><span style="text-decoration: underline;">MURUS</span></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> AB INGENIO </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><span style="text-decoration: underline;">NOTIOR ILLE</span></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> TUO!</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>OSSAQUE LEGISTI NON ILLA AETATE LEGENDA             A</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><span style="text-decoration: underline;">PATRIS</span></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> ET IN TENUIS COGERIS LARES:                           S</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>NAM TUA CUM MULTI VERSARENT IUVENCI,                   I</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>ABSTULIT EXCULTAS</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>PERTICA TRISTIS OPES.               S </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>Telestico </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><b>ASIS </b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>  </span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><span style="text-decoration: underline;">NOTIOR</span></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> ILLE MURUS è il riferimento al grande muro del tempio di Minerva ad Asissi. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>Anche in questa elegia dello “sdoppiamento” c’è un riferimento a </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><i>Gallus</i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> nel’oscurissimo episodio di </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><i>Arria</i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>, </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><i>avida madre</i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> di due gemelli, </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><i>Gallus</i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> e </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><i>Lupercus</i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>, ambedue morti in guerra: Luperco sta per </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><b>Marco</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><b>Antonio</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>, Gallus è il </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><b>padre</b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span> di Properzio. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: x-large;"><i><b>Amore è un Dio di Pace</b></i></span></span></sub><sub><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: x-large;">. A Minerva armata &#8211; dea lunare dell’intelletto, delle crescite agrarie, delle acque sorgive, protettrice degli artigiani &#8211; era sacro l’ulivo. Sicché l’acanto spinoso dei capitelli romano-corinzi del tempio di Minerva si rimodellò più dolcemente sulla tenerezza argentea degli oliveti eterni di Chiara e Francesco. Ed è l’antica Umbria di sempre, col nome di </span></span></sub><sub><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>Assisi</b></span></span></sub><sub><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: x-large;">.</span></span></sub></p>
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>Assisi Sacra – Marzo 2016 </span></span></sub></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span><b>DUE QUADRATI MAGICI</b></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><sub><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>Dalla elegia</span></span></sub><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>III, 10 si può ricavare un doppio quadrato magico in base all’acrostico MANE ed ai telestici in serie EMES – DIEI – ROSA [ASOR finale]. In questa elegia &#8211; come pure in molte altre – abbiamo cifre allusive ulteriori, anche di ordine concettuale. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>A M O R</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>E N I M </span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>E S S E </span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>I D E A </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>ESSE e AMOR sono palindromi.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>E’ possibile comporre un secondo e un terzo quadrato magico con gli stessi termini: </span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>R O M A</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>A E N I </span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>I D E M</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>E S S E</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>R O M A</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>S A N E</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>I D E M</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>E N S I </span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>[con “ensi” dativo di paragone]</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span>I falsi compleanni di Cinzia in IV, 5 sono caratterizzati dal telestico EMAS. Isidis è presente nel verso che precede. ISIS la cifra di ‘lettura’ della IV, 6. OSSA è il telestico del famoso distico della “veste coa” ripetuto da I,2. ISIS – OSSA introducono la falsa celebrazione rituale dell’anniversario di Azio. Esiste un filo di Arianna nel labirinto delle Elegie. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;">Dalla elegia IV, 5 si può ricavare un altro quadrato magico: </span><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>ASIS ESSE TU ME VOCA </b></span><span style="font-family: Cambria, serif;">[con la </span><span style="font-family: Cambria, serif;">declinazione Asis – Asis e vorrei persino sognare un etimo pari a Colle sacro a Dio! – qui si precipitano stelle estive… come lacrime]. </span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>A </b></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="text-decoration: underline;">T U</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>E</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="text-decoration: underline;">V</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>S</b></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>S</b></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="text-decoration: underline;">C</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="text-decoration: underline;">O</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>S</b></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>I </b></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="text-decoration: underline;">A</span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>E</b></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="text-decoration: underline;">M E</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>S</b></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;">C’è il ritorno del telestico EMES di III, 10 – a fronte dell’acrostico </span><span style="font-family: Cambria, serif;"><b>MANE</b></span><span style="font-family: Cambria, serif;">. Questo e tanto altro. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><span style="font-family: Cambria, serif;">Sfido chiunque a provare che le cifre presenti e dosate nelle Elegie siano puramente casuali oppure non ‘significative’.</span></li>
<li><span style="font-family: Cambria, serif;">Il vero Properzio non è stato ancora compreso dagli Studiosi.</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: small;">Arcangelo Papi &#8211; Assisi – Marzo 2016</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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