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	<title>Misteridiassisi.it &#187; IL SIDUS IULIUM E L’OROCOPO DELL’INDOVINO HOROS</title>
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		<title>IL TEMA ASTRALE DI AUGUSTO, IL SIDUS IULIUM  E L’OROCOPO DELL’INDOVINO HOROS</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2016 13:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avv. Arcangelo Papi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antichità]]></category>
		<category><![CDATA[IL SIDUS IULIUM E L’OROCOPO DELL’INDOVINO HOROS]]></category>
		<category><![CDATA[IL TEMA ASTRALE DI AUGUSTO]]></category>

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		<description><![CDATA[*** IL TEMA ASTRALE DI AUGUSTO, IL SIDUS IULIUM E L’OROCOPO DELL’INDOVINO HOROS (Ovvero Properzio segreto nella misteriosa elegia proemiale del IV libro) &#160; Abstract – Augusto confidava così tanto nel proprio destino che rese pubblico il suo oroscopo e fece battere una moneta d’argento con l’effigie del Capricorno, segno sotto cui era nato (Svetonio, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><span style="font-size: x-large;"><b>***</b></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><span style="font-size: x-large;"><b>IL TEMA ASTRALE DI AUGUSTO, IL SIDUS IULIUM </b></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: x-large;"><b>E L’OROCOPO DELL’INDOVINO HOROS</b></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><b>(Ovvero Properzio segreto nella misteriosa elegia proemiale del IV libro)</b></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><b>Abstract</b> – <i>Augusto confidava così tanto nel proprio destino che rese pubblico il suo oroscopo e fece battere una moneta d’argento con l’effigie del Capricorno, segno sotto cui era</i> <i>nato</i> (Svetonio, <i>Vita Augusti</i> 94, 12). Il <i>denarius</i> argenteo citato da Svetonio – qui riprodotto – risale al 19 a.C., quando la datazione interna del quarto e ultimo libro delle Elegie di Properzio non va oltre l’anno 15, dopo di che il silenzio, rispetto al quale è arbitrario parlare di morte precoce e averne celebrato il Bimillenario nel 1985. Il Bimillenario della morte di Augusto è invece legato alla data del 19 agosto 2014.</p>
<p align="JUSTIFY">La grandiosa e misteriosa composizione che inaugurava il IV libro delle <i>Elegie</i> fu sicuramente scritta per ultima. Qui compare – accanto ad altri enigmi – uno strano oroscopo, formulato dall’indovino <i>Horos</i>, di cui non si era stati in grado di venire a capo.</p>
<p align="JUSTIFY">Creazione poetica profondamente enigmatica, bensì unitaria e inscindibile, perché di carattere autobiografico, in stretto raccordo col finale misterioso del primo libro, siamo perciò costretti a chiamarla <i>Propertius-Horos</i> , con l’indovino <i>Horos </i>che funge da “alter ego” di <i>Propertius</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Ogni altra interpretazione di questa difficilissima elegia scadrebbe in contraddizioni insanabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Con riguardo alla stretta necessità dell’unità autobiografica, inscindibile ambiguamente in due tronconi separati e distinti, questa elegia investe anche l’intero significato dell’opera unica del grande poeta elegiaco, la cui <i>integrazione</i> nel regime di Augusto, dopo la sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra, non solo era stata <i>difficile</i>, secondo l’opinione di Ettore Paratore (1936), ma fu letteralmente <i>impossibile</i>, coerentemente con la scoperta dell’esistenza di un Properzio segreto.</p>
<p align="JUSTIFY">Un’attenta analisi logico-critica delle due elegie epigrammatiche di ‘sigillo’ del <i>Monobiblos</i> ha fatto emergere, con certezza assoluta, le identità nascoste di <i>Gallus</i> e della <i>soror</i> a lui speculare (I, 21 e 22: vedi gli altri pezzi presenti sul web).</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Gallus</i> era il padre del poeta, spietatamente sacrificato da Caio Ottaviano (divenuto “Augusto” nel gennaio del 27) sulle famigerate <i>arae Perusinae</i> alle idi di marzo dell’anno 40 a.C., mentre la <i>sorella</i> di Gallo era la madre di Tullo Volcacio, il giovane coetaneo dedicatario del primo canzoniere amoroso per “Cinzia”.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo sdoppiamento tra <i>Propertius</i> da una parte e <i>Horos</i> dall’altra è un’altra dichiarazione di doppiezza, finora non compresa, e non ci possono essere dubbi sullo stretto raccordo di questa composizione col <i>sigillo</i> d’Autore o <i>sfragìs</i> del primo libro, che senza i successivi libri sarebbe rimasto anonimo.</p>
<p align="JUSTIFY">Il dato autobiografico è quel il legame che impone di considerare come insieme unitario tali elegie (tre per l’esattezza), con la quasi certezza che siano state l’inizio e la fine del ‘discorso poetico’ di Properzio, per un’opera unitaria e ingannevole – <i>unum</i> <i>opus</i> e <i>fallax opus</i> – la cui ispirazione, sempre fedele a se stessa, non coincide affatto con Cinzia (donna insistente, celebrata dal poeta di Assisi, che si era trasferito a Roma da bambino), ma la trascende.</p>
<p align="JUSTIFY">La grandiosa elegia che inaugura il quarto e ultimo libro, composto di 11 elegie, ultima della quali è quella di Cornelia (la cui fedeltà coniugale stride con le infedeltà di Cinzia), presentava, nel discorso affidato all’indovino <i>Horos</i>, anche un indecifrabile <b>oroscopo</b>, che si conclude con un verso finale, di ammonimento o di maledizione, di cui mai si era compreso il significato: <i>Octipedis Cancri terga sinistra time!</i></p>
<p align="JUSTIFY">Le tante interpretazioni di <i>Propertius-Horos</i> hanno il comune difetto di ignorare Properzio segreto, che al contrario è la chiave di comprensione dell’opera unica (<i>unum opus</i> nel senso di opera unitaria). Le <i>fallaci apparenze</i> – la <i>veste Coa</i> di Cinzia – erano la ragione dell’inganno.</p>
<p align="JUSTIFY">Properzio, ottimo conoscitore del cielo stellato, argomento poco preso in considerazione dalla critica, accennava anche al <i>sidus Iulium</i> (IV, 6), la famosa cometa color rosso sangue, apparsa nell’estate del 44, anno dell’assassinio di Giulio Cesare, alle idi di marzo, nella Curia di Roma.</p>
<p align="JUSTIFY">Quante volte Properzio si riferirà ad Augusto sempre lo farà in maniera ambigua, rigonfia di retorica, palesando un forte grado d’insincerità, in linea con la sua ispirazione, caratterizzata dal categorico rifiuto dell’epica.</p>
<p align="JUSTIFY">Siamo in grado di provare che Properzio segreto si estende altresì all’elegia proemiale del quarto libro. S’impone la rivoluzione radicale del paradigma. L’oroscopo di <i>Horos</i> fa parte di Properzio segreto.</p>
<p align="JUSTIFY">Il riferimento ad Augusto in diverse composizioni, richiede un’indagine sul “<span style="text-decoration: underline;">catasterismo</span>“o tema astrale del Principe, fondatore dell’Impero romano, con la rivisitazione del medesimo tema alla luce di autori contemporanei, quali Virgilio e Orazio.</p>
<p align="JUSTIFY">L’architettura segreta delle Elegie non dipende da Cinzia, ma dal morto di Perugia – <i>Gallus</i> –, col cui mistero si chiudeva il <i>Monobiblos</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">In questo senso l’opera per <i><span style="text-decoration: underline;">Cynthia</span></i>, cioè la <span style="text-decoration: underline;">Luna</span>, donna mai esistita, non solo è <span style="text-decoration: underline;">unitaria</span>, ma è anche <span style="text-decoration: underline;">fallace</span>, cioè destinata all’inganno, pur restando un capolavoro elegiaco formale. Vi alludevano, in filigrana, il cangiante dio etrusco <i>Vertumnus</i> (IV, 2) e il verace indovino <i>Horos</i> (IV,1). Fino alla glorificazione celeste di <i>Gallus</i>, sacrificato sulle <i>arae Perusinae</i>, le cui <i>ossa</i> (non quelle di Cornelia) <i>saranno portate tra gli avi gloriosi</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Finalmente si può rendere giustizia alla potenza poetica di Properzio, la cui tragica modernità e attualità reclamano una grandezza assoluta nella forza più autentica del <i>dolore</i>, pressoché estranea ai maggiori contemporanei, costretti invece a piegarsi ai severi dettami di Augusto, nonostante l’autonomia di Mecenate, e la grandezza di Virgilio, il cui dramma consistette, in punto di morte, nel rifiuto dell’Eneide, opera incompiuta, in cui non c’era una sola parola per Mecenate ancora vivente (Virgilio si spegneva misteriosamente nel 19).</p>
<p align="JUSTIFY">La grandezza poetica di Properzio spicca come una gemma preziosa o un diamante inusitato, intrisa di <i>dolore</i> e <i>lacrime</i>, ma anche sorretta dalla speranza e dalla sublime confidenza col Fato.</p>
<p align="JUSTIFY">All’indovino <i>Horos</i>, <i>Propertius</i> assegnò un compito di giustizia. <i>Amore è un Dio di Pace</i>, mentre <i>Caesar deus</i> – rispetto a <i>deus Amor</i> (non “Roma”) – finisce per rassomigliare all’ossimoro del <i>nano Magno</i>, con <i>Cynthia </i>– ambigua sempre e infedele – come simbolo dell’<i>Umbria</i> avvilita da Ottaviano nel <i>bellum Perusinum</i>, e però eternamente viva sull’<i>acquoso</i> <i>Esquilino</i>, qui dettando <i>nuovi patti d’amore.</i></p>
<p align="JUSTIFY">Augusto, vissuto fino 76 anni, il 19 agosto del 14 d.C. (767 ab urbe condita) spirava tra le braccia di Livia, che gli aveva dato una sola figlia, Giulia maggiore. La divinizzazione astrale di Augusto era avvenuta in vita, nell’esercizio del potere, celebrata anche nella monetazione.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Beato colui le cui ossa saranno portate in cielo</i>. Questo è <i>il valore</i> di una <i>vita degna</i>.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Ossa</i> è la parola chiave delle Elegie, senza la quale non vi sarebbe stata vera grandezza. Non sono le <i>ossa</i> di Cornelia, ma le <i>ossa</i> di <i><span style="text-decoration: underline;">Gallus Propertius</span></i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Le Elegie sono un capolavoro di finzione – <i>fallax opus</i> – imposta dalla necessità: in alternativa, a <i>Propertius</i> sarebbe rimasto solo e soltanto il silenzio.</p>
<p align="JUSTIFY">L’opera contiene cifre nascoste. Il compito di <i>Horos</i> era di fissarne meglio la chiave di lettura per un inganno. L’oroscopo è difatti lo strumento di una maledizione per Augusto, assassino di Gallo, padre del poeta rimasto precocemente orfano.</p>
<p align="JUSTIFY">I passi in cui Properzio si riferisce alla gloria di Roma e ai destini di Augusto sono falsificabili.</p>
<p align="JUSTIFY">Per esempio, se prendiamo i versi da 17 a 20 dell’elegia III, 22 (dedicata al ritorno in Italia, dopo alcuni anni di Tullo Volcacio, rientrato a Roma da Cizico, in Asia Minore), possiamo ottenere questo rovesciamento: &lt; Edicant miracula omen Romanae terrae / quidquid natura posuit, ubique fuit. / Noxae apta magis tellus quam commoda armis: / Famam, Amor, tuae non pudet historiae &gt; &#8211; I portenti mostrino il presagio alle Romane terre / qualsiasi cosa la natura pose, ovunque fu. / Terra più adatta all’inganno, che presta alle armi: / la Fama, o Amore, non fa vergogna alle tue storie.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche il lungo discorso di <i>Horos</i>, che risponde punto su punto a <i>Propertius</i> come suo alter ego necessario, è improntato a enigmatica ambiguità e a voluta doppiezza, rimaste in sospeso e qui meglio risolte.</p>
<p align="JUSTIFY">Ne facciamo qui una analisi essenziale, per aspetti cardinali, trascurando elementi secondari o minori. L’argomento in esame è il misterioso <span style="text-decoration: underline;">oroscopo</span> di <i>Horos</i> (nome più adatto per indicare <i>haruspex</i>: cfr. III, 8, 17 e sopratutto, III, 13, 59: <i>atque utinam </i><i><span style="text-decoration: underline;">patriae</span></i><i> sim verus haruspex</i>! – proprio come <i>Cassandra</i>, nominata espressamente da <i>Horos</i>, e qui allusa al verso successivo), che non per l’etimologia stessa del termine (<i>hora</i> – <i>horoscopus</i>), associabile eventualmente a <i>Horatius</i> (W. Heubner, 2002: <i>Horati Carmina</i> 2, 17).</p>
<p align="JUSTIFY">Le Elegie sono un <i>labirinto</i> di rimandi sottili, per cui è necessario un <i>filo</i> d’Arianna (<i>Daedalium</i> <i>iter</i>: come in II, 14), oppure <i>nocturno solvens texta diurna dolo</i> (come Penelope in II, 9, 6), ovvero <i>un cavallo di Troia vincitore, arte di Pallade-Minerva</i> (come in III, 9, 41 – dedicata a Mecenate).</p>
<p align="JUSTIFY">Alcune crittografie in Virgilio e in Orazio (in forma di acrostici) alludevano già al tema astrale di Giulio Cesare e a quello di Ottaviano Augusto. Properzio ha impiegato crittografie molto più complesse: acronimi, acrostici mascherati (ma concettualmente snidabili come in IV, 6, 77 ss., per Cleopatra –Iside), telestici e mesostici, e persino anagrammi a tema guidato, per falsificare le espressioni formali del testo poetico.</p>
<p align="JUSTIFY">L’argomento si apre e allarga al problema generale della riconoscibilità delle crittografie, che nelle Elegie ha aspetti peculiari di ordine logico-concettuale (appunto il tema dell’<i>integrazione difficile</i>, che in sé e per sé rimarrebbe sospeso a metà, nel limbo del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, senza poter individuare un corretto rapporto tra il tema doloroso della <i>polvere etrusca</i> e del <i>dolore</i> – cfr. I, 21 e 22 con II, 1 – e i temi elogiativi, insinceri e iperbolici, del regime augusteo).</p>
<p align="JUSTIFY">Invece, importanti ragioni concettuali – la <i>sfragìs</i> del <i>Monobiblos</i> e il raccordo necessario con <i>Propertius-Horos</i> – costringono l’interprete, sgombro da condizionamenti e da pregiudizi, ad accorgersi delle grosse anomalie del testo poetico, che reclamano una verità occulta, nascosta al disotto della superficie apparente.</p>
<p align="JUSTIFY">L’oroscopo di <i>Horos</i> fa parte integrante di tali anomalie risultando sterile ogni altra interpretazione o tentativo di risoluzione.</p>
<p align="JUSTIFY">Il tema astrale di Augusto si svolse nell’ambiguità tra il segno della Bilancia (tema del natale) e quello del Capricorno (tema del concepimento). <i>Horos</i> lo risolverà con una maledizione occulta nel segno del Cancro (il tema astrale di <i>Cynthia –Luna</i>).</p>
<p align="JUSTIFY">Tre parole: <i>terga</i> – <i>sinistra</i> – <i>time</i>, che appartengono al falso <i>discidium</i> da <i>Cynthia</i>, in IV, 1 si concentrano nel verso finale. <i>Octipedis Cancri</i> completa la riconoscibile crittografia con le iniziali di <i><b>Oct</b></i><i>avianus</i> <i><b>C</b></i><i>aius</i> (o Gaius).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><b>NEL NOME DI CYNTHIA</b></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>1*</b></span><span style="font-size: large;"> Ho già dimostrato, aldilà di ogni dubbio, l’esistenza di “Propezio segreto”, anche se può rimanerne in sospeso l’entità effettiva, almeno per l’estensione di questa scoperta, che – nei fatti – rivoluziona il paradigma attraverso un </span><span style="font-size: large;"><i>vulnus</i></span><span style="font-size: large;"> della letteratura augustea, posta sotto l’egida del circolo letterario di Mecenate, nella dimora del grande etrusco, l’Odeon dei ritrovi tra poeti e i magnifici giardini sul colle Esquilino, ornati dalle statue della </span><span style="font-size: large;"><i>Vita</i></span><span style="font-size: large;"> e della </span><span style="font-size: large;"><i>Morte </i></span><span style="font-size: large;">(oggi al Museo Capitolino). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La reticenza ermetica del grande poeta di Assisi – sia nei riguardi di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;">, un </span><span style="font-size: large;"><i>parente stretto</i></span><span style="font-size: large;">, morto alla fine del </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Perusinum</i></span><span style="font-size: large;">, che della misteriosa </span><span style="font-size: large;"><i>soror</i></span><span style="font-size: large;"> a lui speculare – era un enigma irrisolto, che tuttavia esigeva una ragione di verità, secondo un principio di coerenza riguardo alla biografia di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> dettata nelle sue linee portanti dall’indovino </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, personaggio introdotto ad hoc nella grandiosa prima elegia del quarto libro, in realtà l’ultima composizione di tutta l’opera (</span><span style="font-size: large;"><i>unum et fallax</i></span><span style="font-size: large;"><i>opus</i></span><span style="font-size: large;">), più estesa di tutte le altre (150 versi: per 70 versi parla </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> e per i restanti 80 parla l’indovino </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, esperto di responsi e gran conoscitore della sfera celeste nell’arte della </span><span style="font-size: large;"><i>aerata signa movere pila</i></span><span style="font-size: large;">). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Questa grande elegia proemiale – per nulla scontata – presenta – tra l’altro – un indecifrabile oroscopo che sembra terminare con una sorta di maledizione o avvertimento minaccioso: </span><span style="font-size: large;"><i>Octipedis Cancri terga sinistra time!</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; </span><span style="font-size: large;"><i>Temi il</i></span><span style="font-size: large;"><i>dorso funesto del Cancro</i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>octopous</i></span><span style="font-size: large;"> – cioè dagli “otto piedi”). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il riferimento dell’indovino sarebbe la costellazione del Cancro, uno dei 12 segni dell’eclittica. All’epoca, a causa della precessione degli equinozi, il solstizio estivo cadeva in questa costellazione, corrispondente al mese di giugno. Il Cancro è una costellazione visibile d’autunno e d’inverno, e quando di notte sorgeva il Cancro, tramontava a ovest il segno opposto del Capricorno, corrispondente a dicembre, mese del solstizio invernale con l’ora di luce più breve. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Era un dato scontato, sebbene ignorato per due millenni: Properzio non poteva aver creato una frattura confusionaria nei suoi tratti autobiografici, per cui un suo </span><span style="font-size: large;"><i>parente stretto</i></span><span style="font-size: large;"> – rimasto anonimo – era stato ucciso a Perugia, nell’anno 40 (alle Idi di marzo, in prossimità dell’equinozio di primavera), mentre il </span><span style="font-size: large;"><i>padre</i></span><span style="font-size: large;"> gli era morto in tenera età (</span><span style="font-size: large;"><i>non illa aetate ossa legenda</i></span><span style="font-size: large;">), lasciandolo orfano con un patrimonio di terre falcidiato dalle confische di Ottaviano a favore del veterani di Filippi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Oggi sappiamo chi fossero </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> e la </span><span style="font-size: large;"><i>soror</i></span><span style="font-size: large;">. Conosciamo che </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;">, il </span><span style="font-size: large;"><i>propinquus</i></span><span style="font-size: large;">, non solo era il </span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">padre</span></i></span><span style="font-size: large;"> di Properzio, come del resto lasciavano già immaginare le parole di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">; ma che suo crudele assassino fu Caio Ottaviano a Perugia, alle idi di marzo dell’anno 40, davanti a un altare fatto erigere a ricordo di Giulio Cesare, ucciso nella Curia a colpi di pugnale alle Idi di marzo dell’anno 44 a.C. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">I </span><span style="font-size: large;"><i><b>Perusina sepulcra</b></i></span><span style="font-size: large;"> – ricordati con grande dolore dal giovane poeta esordiente al coetaneo Tullo Volcacio, in realtà figlio della </span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">sorella</span></i></span><span style="font-size: large;"> di Gallo, e quindi cugino di primo grado di Properzio – corrispondono perfettamente alle famigerate </span><span style="font-size: large;"><i>arae Perusinae</i></span><span style="font-size: large;"> ricordate dalle altre fonti (Seneca, De clementia)</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La testimonianza ‘segreta’ di Properzio finisce per essere il documento storico più attendibile su quelle tristi vicende per l’antica Umbria (</span><span style="font-size: large;"><i>antiqua Umbria</i></span><span style="font-size: large;"><i>patria</i></span><span style="font-size: large;"> del falso </span><span style="font-size: large;"><i>Callimaco Romano</i></span><span style="font-size: large;">) nella guerra di Perugia, che si risolse in un assedio, nella caduta della città per fame, e in una strage dei caporioni locali.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;">, nonostante che il </span><span style="font-size: large;"><i>nomen</i></span><span style="font-size: large;"> possa indicare una </span><span style="font-size: large;"><i>gens</i></span><span style="font-size: large;">, è un </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">, mentre </span><span style="font-size: large;"><i>Propertia nostra</i></span><span style="font-size: large;"> – la </span><span style="font-size: large;"><i>soror</i></span><span style="font-size: large;"> di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> – è la madre di Tullo Volcacio (i </span><span style="font-size: large;"><i>Velcha</i></span><span style="font-size: large;"> erano etruschi originari di Perugia). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Gallus Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> – </span><span style="font-size: large;"><i>duo</i></span><span style="font-size: large;"><i>nomina</i></span><span style="font-size: large;"> rispetto ai </span><span style="font-size: large;"><i>tria nomina</i></span><span style="font-size: large;"> latini – era il padre del poeta, morto a Perugia in quella strage per vendetta, e cioè in circostanze affatto diverse rispetto a quanto il figlio potrà riportare al termine del primo libro. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Questa scoperta non può non avere un impatto decisivo anche nei riguardi di Ciao Ottaviano Augusto, di cui nel 2014 è stato celebrato il Bimillenario della morte. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Caio Ottaviano, nato il 22 settembre (calendario giuliano) dell’anno 69 (</span><span style="font-size: large;"><i>IX Kal. Oct., paulo ante solis</i></span><span style="font-size: large;"><i>exortum</i></span><span style="font-size: large;">), moriva tra le braccia di Livia il 19 agosto dell’anno 14 d.C., all’età di 76 anni (a 19 anni, nel 44, Ottaviano, nipote di Giulio Cesare, si trovò invischiato nella lotta per il potere, uscendone vincitore unico con la sconfitta di Marco Antonio e di Cleopatra, dopo la famosa battaglia navale del golfo di Azio, il 2 settembre dell’anno 31). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’immagine tradizionale di Properzio è falsa. Ed è falso anche il paradigma di poeta augusteo, nonostante l’epoca di pace che seguì, in 40 anni di principato. Con Augusto era sorto l’Impero romano, di segno criminale, se ripensiamo a Caligola e a Nerone, nonostante l’avvento del Cristianesimo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Nel mondo romano circolavano, già da tempo, profezie e presagi su un grande rinnovamento, e appartiene a questa atmosfera di attese anche la famosa IV egloga di Virgilio a riguardo del </span><span style="font-size: large;"><i>puer</i></span><span style="font-size: large;"> e dei </span><span style="font-size: large;"><i>Saturnia regna</i></span><span style="font-size: large;">. In età avanzata si volle fare di Virgilio una specie di profeta cristiano. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Le </span><span style="font-size: large;"><i>Bucoliche</i></span><span style="font-size: large;"> di Virgilio risalgono al 42-39 a.C. L’Eneide fu pubblicata nel 17, due anni dopo la morte del poeta che avrebbe preferito distruggerla. Il verso di </span><span style="font-size: large;"><i>Aen</i></span><span style="font-size: large;">. II, 694: </span><span style="font-size: large;"><i>stella facem ducens multa cum luce cucurrit</i></span><span style="font-size: large;">, fu riutilizzato per descrivere la cometa apparsa alla nascita di Cristo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La quarta egloga, esaltata in età cristiana, presenta una simmetria di tipo pitagorico, costruita com’è attorno al profetico numero 7. Stava tramontando l’evo etrusco, gli aruspici ne erano presaghi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La comparsa di una cometa nell’estate del 44, il c.d. </span><span style="font-size: large;"><i><b>sidus Iulium</b></i></span><span style="font-size: large;">, si presentava nell’ambiguità: ricordava l’assassinio di Giulio Cesare nella Curia, alle idi di marzo di quello stesso anno, e l’aruspice Vulcanio (secondo l’interpretazione più probabile della testimonianza fornita al riguardo da Bebio Macro) vide in quella cometa un presagio della prossima fine del mondo, annunciata dall’avvento dell’ultima era etrusca (</span><span style="font-size: large;"><i>exitum noni saeculi et ingressum decimi</i></span><span style="font-size: large;">). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La definizione di </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;">, stella di Giulio Cesare, è di Orazio. Un riferimento al </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;"> è contenuto in Properzio (IV, 6, 59) nel contesto della decisiva battaglia navale di Azio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Quale significato attribuire agli elogi del principe, assassino del padre del poeta? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’estensione di ‘Properzio segreto’ – che è e resta un dato certo – deve senz’altro raggiungere la gamma della falsificazione delle lodi per Augusto, e dello stesso personaggio di Cinzia, donna elegiaca cantata già nel primo libro. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Quell’atteggiamento di distacco, notato in Properzio da Ettore Paratore nel 1936, poi definito </span><span style="font-size: large;"><i>integrazione difficile</i></span><span style="font-size: large;"> nell’ambito del regime augusteo, a stretto rigore, sarebbe un’</span><span style="font-size: large;"><i>integrazione impossibile</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>2*</b></span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;">, nome della </span><span style="font-size: large;"><i>Luna</i></span><span style="font-size: large;">, fu altro una creazione letteraria. E’ falso che fosse stata una </span><span style="font-size: large;"><i>Hostia</i></span><span style="font-size: large;"> di Tivoli (la versione data da Apuleio è un’eco sbagliata di grammatici), oppure una </span><span style="font-size: large;"><i>Roscia</i></span><span style="font-size: large;"> di Lanuvio. </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia meretrix</i></span><span style="font-size: large;"> oppure </span><span style="font-size: large;"><i>matrona stolata</i></span><span style="font-size: large;"> non poteva corrispondere ad alcuna donna reale riconoscibile a Roma. Altrimenti il suo nome infamato non avrebbe mai potuto mescolarsi con le glorie di Augusto e di Mecenate. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il grande Studioso di Properzio, Paolo Fedeli, si è fermato a metà, non ritraendo tutte le necessarie conclusioni (</span><span style="font-size: large;"><i>Killing Cynthia</i></span><span style="font-size: large;">, 2006). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’</span><span style="font-size: large;"><i>aurea</i></span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia </i></span><span style="font-size: large;">da Tivoli, figlia dell’infame </span><span style="font-size: large;"><i>Hostius</i></span><span style="font-size: large;"><i>Quadra</i></span><span style="font-size: large;"> di un macabro passo delle </span><span style="font-size: large;"><i>Quaestiones Naturales</i></span><span style="font-size: large;"> di Seneca, è un’illusione archeologica (Filippo Coarelli, 2004, si è sbagliato). </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: large;">Cedano” i sapienti all’evidenza: la parola di Properzio è quella decisiva. </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia forma potens – Cynthia verba levis </i></span><span style="font-size: large;">è a immagine dell’astro notturno. La </span><span style="font-size: large;"><i>veste Coa</i></span><span style="font-size: large;"> di </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> è una coltre di nuvole che ricopre la bellezza di un corpo rilucente. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Le </span><span style="font-size: large;"><i>Elegie</i></span><span style="font-size: large;"> spesso indugiano in richiami astronomici, senza che quest’argomento sia mai stato preso in considerazione con adeguati studi critici. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il presente contributo ha carattere innovativo anche in tal senso: dal </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;"> fino al </span><span style="font-size: large;"><i>catasterismo</i></span><span style="font-size: large;"> di Augusto, argomento oggetto di accurate indagini da parte degli specialisti: ad es. Patrizio Domenicucci, </span><span style="font-size: large;"><i>Astra Caesarum</i></span><span style="font-size: large;">, Firenze 1996; Wolfgang Hubner, </span><span style="font-size: large;"><i>La vita, la patria e l’oroscopo di Properzio </i></span><span style="font-size: large;">(Assisi, 2002, con una ripresa di argomento nel 2008: </span><span style="font-size: large;"><i>Maghi e astrologi in Properzio</i></span><span style="font-size: large;">); Roberta Montanari Caldini, </span><span style="font-size: large;"><i>Horos e</i></span><span style="font-size: large;"><i>Properzio ovvero l’ispirazione necessaria</i></span><span style="font-size: large;"> (Firenze, 1979). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’opera unica di Properzio si chiudeva con l’elegia di </span><span style="font-size: large;"><i>Cornelia</i></span><span style="font-size: large;">, lambendo la casa regnante. Il significato di questa elegia, la numero 11, ultima del quarto libro che non è opera postuma o raccogliticcia, sta nella cifra stessa – XI appunto – e nella sua chiusa: </span><span style="font-size: large;"><i>et caelum patuit</i></span><span style="font-size: large;"> &#8230; / </span><span style="font-size: large;"><i>cuius honoratis ossa vehantur avis</i></span><span style="font-size: large;">. (</span><span style="font-size: large;"><i>si spalancò il</i></span><span style="font-size: large;"><i>cielo&#8230; agli avi gloriosi siano portate quelle </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">ossa</span></i></span><span style="font-size: large;">&#8230;). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Questo richiamo serve mettere in dubbio la teoria letteraria del </span><span style="font-size: large;"><i>carmen mixti generis</i></span><span style="font-size: large;"> con l’introduzione delle c.d. </span><span style="font-size: large;"><i>elegie romane</i></span><span style="font-size: large;">, figura impiegata per passare dal poeta di Cinzia, che però si riferirà più volte a Mecenate e ad Augusto (tale dal gennaio dell’anno 27), al Callimaco romano dei nuovi </span><span style="font-size: large;"><i>Aitìa</i></span><span style="font-size: large;">, cioè la dotta e raffinata poesia antiquaria in distici elegiaci. La forma apparente in Properzio è strumento d’inganno, è illusione ottica. Dichiaratamente le Elegie sono un’opera fallace (</span><span style="font-size: large;"><i>fallax opus</i></span><span style="font-size: large;">). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La struttura del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;"> (primo libro delle Elegie per Cinzia) ha dato luogo a grandi dibattiti. Le 22 elegie di cui il libro si compone (con due epigrammi finali di 10 versi), corrisponderebbero all’intercalare biennale di giorni da inserire per il passaggio dall’antico calendario lunare di Numa e quello solare (354 giorni + 11 = 365), introdotto da Giulio Cesare nel 45. I versi complessivi della </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> sono 706: ne mancherebbero due – un distico – per completare il biennio lunare (708 giorni). Sarebbe possibile individuare dove l’ammanco si registrerebbe rispetto al testo tradito (certamente inficiato da diverse lacune). Non mi pronuncerò su quest’aspetto, mantenendomi su un altro livello. Contano, infatti, gli elementi assorbenti, in specie quelli di natura organica e razionale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Cynthia </i></span><span style="font-size: large;">è il nome stesso della </span><span style="font-size: large;"><i>Luna</i></span><span style="font-size: large;">, Properzio è il </span><span style="font-size: large;"><i>sole</i></span><span style="font-size: large;"> (quest’affermazione può essere dimostrata). La critica ufficiale ha continuato a baloccarsi su “Cinzia” e su “Apollo Cinzio”, aspetti formali non rilevanti, con tanto di clausola metrica per la protagonista, in realtà </span><span style="font-size: large;"><i>puella</i></span><span style="font-size: large;"> destinata all’inganno. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Nessuna donna reale poteva stare dietro quel nome fittizio. E’ errato che l’elegia amorosa dovesse riflettere situazioni concrete, sebbene trasferite e idealizzate. Il caso di Catullo con </span><span style="font-size: large;"><i>Lesbia</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; </span><span style="font-size: large;"><i>Clodia</i></span><span style="font-size: large;"> fa parte di un altro sistema: Poperzio cita Catullo (e lo elude pure), ed ignora Tibullo. Properzio elegiaco d’amore o poeta erotico, tesi radicale, è formalmente tale, ma è sostanzialmente illusorio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’elenco (in II, 34) delle 5 donne elegiache romane: Leucadia di Varrone, Lesbia di Catullo, Quintilia di Calvo, Licoride di Cornelio Gallo, e &#8211; come quinta &#8211; Cinzia di Properzio, è altrettanto ingannevole. L’elegia “amorosa” del nostro Genio ha la caratteristica fondamentale di riferirsi a persona inesistente, almeno nel senso che nessuna donna del bel mondo romano (vuoi matrona di liberi costumi vuoi meretrice), poteva essere riconosciuta dietro il paravento poetico. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> è il vero nome della </span><span style="font-size: large;"><i>Luna</i></span><span style="font-size: large;"> sia in Orazio, che in Claudiano (Galileo Galilei chiamerà di nuovo </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> la Luna). Properzio elegiaco d’amore è un abito formale necessario che nasconde un corpo d’altra sostanza. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Basta ripercorrere la prima elegia del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;"> per ricondursi poi alla </span><span style="font-size: large;"><i>veste Coa</i></span><span style="font-size: large;"> della seconda elegia e trovare conforto nella terza: la meravigliosa clausola poetica </span><span style="font-size: large;"><i>luna fenestras</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In I,1,1 e ss., </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> appare subito con i suoi </span><span style="font-size: large;"><i>occhi</i></span><span style="font-size: large;"> lunari: i “mari”. Properzio non s’ispirava supinamente a un riconoscibile epigramma efebico di Meleagro per il giovinetto Muisco. Lo provano i versi a seguire (19 ss.): </span><span style="font-size: large;"><i>Ma voi, che possedete la capacità di attirare</i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">la Luna</span></i></span><span style="font-size: large;"><i> giù dal cielo</i></span><span style="font-size: large;"> / </span><span style="font-size: large;"><i>e che con magici fuochi compiete gli incantesimi</i></span><span style="font-size: large;">, / </span><span style="font-size: large;"><i>avanti</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>trasformate voi la ‘mente’ della nostra tiranna</i></span><span style="font-size: large;"> / </span><span style="font-size: large;"><i>e il suo </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">viso </span></i></span><span style="font-size: large;"><i>diventi </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">più pallido</span></i></span><span style="font-size: large;"><i> del</i></span><span style="font-size: large;"><i>mio!</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Un genio di appena 19 anni era già maturo per una grandissima impresa: quella della vendetta dinanzi ai Fati. L’insana passione si alimentava da altri recessi. Se Cinzia conquistò Properzio con i suoi </span><span style="font-size: large;"><i>ocellis</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; i due mari della Luna piena, col brillante cratere Tycho, l’</span><span style="font-size: large;"><i>aurea bulla</i></span><span style="font-size: large;"> dei fanciulli umbro-romani che attingevano alla maturità fisica &#8211; sarà la </span><span style="font-size: large;"><i>veste Coa</i></span><span style="font-size: large;"> di Cinzia ad attrarre fatalmente il suo innamorato? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Distico struggente, quello della </span><span style="font-size: large;"><i>veste Coa</i></span><span style="font-size: large;">, che si ripeterà di nuovo per Cinzia avviata al suo declino (terza e quarta fase lunare), sotto il dominio della megera che la prostituisce, la </span><span style="font-size: large;"><i>lena Acantide</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>la Spinosa</i></span><span style="font-size: large;">, che rappresenta – come il </span><span style="font-size: large;"><i>Pretore dell’Illiria</i></span><span style="font-size: large;"> e il </span><span style="font-size: large;"><i>nano Magno</i></span><span style="font-size: large;"> – la terribilità odiosa e ridicola di Augusto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Come le rose bianche del tempio lunare di Atena, a Paestum, bruciate in un’ora dalla vampa dello scirocco, è il senso della vita e della morte. Il rimpianto della bellezza eterna in Properzio è grandezza e dramma. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La morte del padre quand’era un bambino di non ancora otto anni, gli impresse il sigillo della grandezza, segnandolo per sempre e consegnandolo all’eternità. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Quale Cinzia – </span><span style="font-size: large;"><i>verba levis et forma potens</i></span><span style="font-size: large;"> – se non il Volto della Luna? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Ecco la </span><span style="font-size: large;"><i>fanciulla</i></span><span style="font-size: large;"> ed ecco il teschio della morte, le orbite vuote. Properzio è </span><span style="font-size: large;"><i>uno</i></span><span style="font-size: large;">, non un cantore prezzolato o il nuovo </span><span style="font-size: large;"><i>Callimaco</i></span><span style="font-size: large;"><i>Romano</i></span><span style="font-size: large;">, sprovvisto di un’anima ‘sine memoria et corde’. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Cinzia ha pianto su stoffe di sangue e porpora, in una dimora lontana del tempo, fantastica e riparata nell’altrove. Ella s’è assopita, Properzio è un’ombra veniente a notte fonda, alla luce delle fiaccole agitate dal vento, e il risveglio della donna avviene dolcemente, con </span><span style="font-size: large;"><i>la Luna che ama indugiare</i></span><span style="font-size: large;">: </span><span style="font-size: large;"><i>luna fenestras</i></span><span style="font-size: large;">! </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La terza elegia del primo libro continua a falsificare la donna reale, poeticamente chiamata </span><span style="font-size: large;"><i><b>Cynthia</b></i></span><span style="font-size: large;">, che è il nome della Luna. Dapprima i suoi occhi, mari lunari, poi la sua veste Coa. Nuvole trascorrenti sulla pallida luce divina. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Gli interpreti di Properzio, malati di classicismo, hanno dimenticato </span><span style="font-size: large;"><i>La Voce della Luna</i></span><span style="font-size: large;">, così viva e potente in Pirandello, con Ciaula, nome di cornacchia, che emerge di notte dalla prigione della solfatara: </span><span style="font-size: large;"><i>la Luna, la Luna</i></span><span style="font-size: large;">&#8230; </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’arte è a se stessa sempre identica, nelle sue infinite mutazioni: ed è pianto ed è luce bianca. Guai a scordarlo. La vita è porpora e sangue. La risposta della grande arte sta nel superamento di tutto. Consiste nella trascendenza rispetto alla realtà brutale. Il sangue deve sublimare, rendersi infine luce di stelle. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La </span><span style="font-size: large;"><i>veloce fanciulla</i></span><span style="font-size: large;"> scappa sempre, il suo giro è un mese, ed è “mente”. Una voluta “a girale” è il tempo della Luna, ed è anche il tempio dell’anno. Stava già ‘scritto’ nelle antiche pietre di Assisi che parlavano del segreto numinoso del tempo, che colloquiavano con le epifanie di prodigiose divinità diurne e notturne, secoli prima di Properzio: la </span><span style="font-size: large;"><i>domus</i></span><span style="font-size: large;"> della </span><span style="font-size: large;"><i>magica Musa</i></span><span style="font-size: large;">, sotto la Luna a falcetto, appesa in cielo, con Venere vespertina in basso (Nomen &#8211; Omen). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Iside e Osiride. La Luna ricompone pietosa i pezzi di un solo corpo. Il tempo della Luna, dei fasti e degli annali, erano i chiodi delle porte lignee del tempio etrusco di </span><span style="font-size: large;"><i>Nortia</i></span><span style="font-size: large;">. </span><span style="font-size: large;"><i>Qua non ulla meum femina </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">norit</span></i></span><span style="font-size: large;"><i> iter</i></span><span style="font-size: large;"> = Nortia quae lunam fert numini melo. (Nortia che col canto guida la luna a un Dio). </span><span style="font-size: large;"><i>Ista meam </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">norit</span></i></span><span style="font-size: large;"><i> gloria</i></span><span style="font-size: large;"><i>canitiem</i></span><span style="font-size: large;">: verso finale di I, 8 &#8211; che sembra imitare gli </span><span style="font-size: large;"><i>Amores</i></span><span style="font-size: large;"> di Cornelio Gallo e che introduceva il rozzo Pretore dell’Illiria, si straforma in &lt; Nortia sit canitie gloriam meam &gt; &#8211; sia </span><span style="font-size: large;"><i>Nortia</i></span><span style="font-size: large;">, la dea lunare del tempo, la mia gloria nell’infinita vecchiaia&#8230; </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Direi agli artefici solenni di un paradigma sterile che Properzio è altro da ciò che appare. Perché, quando egli introdurrà Mecenate nelle sue Elegie (II,1), lo farà giocando anche col nome di Virgilio [I, 8, 10: </span><span style="font-size: large;"><i>et sit iners tardis navita Vergiliis</i></span><span style="font-size: large;">: le Pleiadi fanno qui bella figura nel gioco di parole). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Da dove venivano quei versi d’amore per Cinzia? Non da Apollo e nemmeno da Calliope (kalos ops), ma da </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> Luna: </span><span style="font-size: large;"><i>ingenium nobis facit puella</i></span><span style="font-size: large;"> = ubi fama lunae inspicit igne sol P. – “E’ la gloria della Luna lì dove guarda col suo fuoco il Sole di Properzio”. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Dovreste capire che </span><span style="font-size: large;"><i>Mens Bona</i></span><span style="font-size: large;"> – Minerva, che è la </span><span style="font-size: large;"><i>dea</i></span><span style="font-size: large;"> di Assisi (deaque Asis = </span><span style="font-size: large;"><i>si qua dea es</i></span><span style="font-size: large;">), e che </span><span style="font-size: large;"><i>Horos </i></span><span style="font-size: large;">avendo indicato la direttrice geografica sud-nord che dal centro ancestrale della prima </span><span style="font-size: large;"><i>Roma</i></span><span style="font-size: large;"> di </span><span style="font-size: large;"><i>Evandro</i></span><span style="font-size: large;"> raggiunge il </span><span style="font-size: large;"><i>vertice</i></span><span style="font-size: large;"> del tempio di Minerva ad Assisi passando da </span><span style="font-size: large;"><i>Bevagna</i></span><span style="font-size: large;"> e dal </span><span style="font-size: large;"><i>lacus Umber</i></span><span style="font-size: large;">, sono la ragione del canto d’amore per Cinzia. Properzio ha terminato la sua impresa ed è il suo ritorno in Patria. La sua dea è Minerva. La dea di Augusto è Venere. L’Apollo di Properzio è figura retorica, in luogo di poesia, non il dio delle fortune di Azio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">E allora avrete finalmente compreso che l’</span><span style="font-size: large;"><i>ingegno</i></span><span style="font-size: large;"> portentoso di Properzio diverrà </span><span style="font-size: large;"><i>ancor più noto</i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>murus ab ingenio </i></span><span style="font-size: large;">notior</span><span style="font-size: large;"><i> ille tuo</i></span><span style="font-size: large;">) che non quel magnifico complesso monumentale dedicato alla Sapienz, il tempio di Minerva ad Assisi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Che resterà del tempio di “Apollo navale” sul Palatino? Che sarà di </span><span style="font-size: large;"><i>Roma</i></span><span style="font-size: large;"> e delle sue </span><span style="font-size: large;"><i>mura</i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>moenia</i></span><span style="font-size: large;"> e non </span><span style="font-size: large;"><i>muros</i></span><span style="font-size: large;"> - </span><span style="font-size: large;"><i>murus</i></span><span style="font-size: large;">) nutrite con </span><span style="font-size: large;"><i>l’aspro latte</i></span><span style="font-size: large;"> della </span><span style="font-size: large;"><i>Lupa</i></span><span style="font-size: large;">? Il </span><span style="font-size: large;"><i>muro</i></span><span style="font-size: large;"> sacro appartiene alla </span><span style="font-size: large;"><i>Patria vera</i></span><span style="font-size: large;"> del falso </span><span style="font-size: large;"><i>Callimano Romano</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Assisi, in pietra rosata, s’incendia ai tramonti, come </span><span style="font-size: large;"><i>Troia</i></span><span style="font-size: large;"> in fiamme. </span><span style="font-size: large;"><i>Cassandra</i></span><span style="font-size: large;"> s’è aggrappata alla </span><span style="font-size: large;"><i>veste </i></span><span style="font-size: large;">di </span><span style="font-size: large;"><i>Minerva</i></span><span style="font-size: large;">. Minerva-Atena: dea lunare per eccellenza. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’indovino </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> ricorda, adesso, la biografia di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">. Sono </span><span style="font-size: large;"><i>nuove lacrime</i></span><span style="font-size: large;">. </span><span style="font-size: large;"><i>E il padre</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>e la madre</i></span><span style="font-size: large;">. E le </span><span style="font-size: large;"><i>belle terre</i></span><span style="font-size: large;">, tra Assisi e Bevagna, predate dalla </span><span style="font-size: large;"><i>triste pertica</i></span><span style="font-size: large;">. Ed è il momento della dismissione della </span><span style="font-size: large;"><i>bulla aurea</i></span><span style="font-size: large;"> e della </span><span style="font-size: large;"><i>toga pretesta</i></span><span style="font-size: large;">: il </span><span style="font-size: large;"><i>foro delirante</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>Apollo</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Chi non avverte la sequenza di un’andata e di un ritorno, la </span><span style="font-size: large;"><i>Patria</i></span><span style="font-size: large;"> dell’</span><span style="font-size: large;"><i>Umbria antica</i></span><span style="font-size: large;">, il sangue versato e i </span><span style="font-size: large;"><i>Penati</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> e la necessità di una poesia armata di frecce nascoste e coperta dall’inganno? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Umbria Romani patria </i></span><span style="font-size: large;"><i><b>Calli</b></i></span><span style="font-size: large;"><i>machi! </i></span><span style="font-size: large;">Il grido trionfale di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">racchiude</span><span style="font-size: large;">in</span><span style="font-size: large;">sé</span><span style="font-size: large;">la propria chiave: &lt; Hinc Umbria patria </span><span style="font-size: large;"><b>illac</b></span><span style="font-size: large;"> ima Roma! &gt;. Da questa parte la patria dell’Umbria, da quell’altra – agli antipodi della direttrice geografica di Horos – l’infima Roma. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Per comprendere </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> bisogna capire l’indovino </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, e la </span><span style="font-size: large;"><i>sfragìs</i></span><span style="font-size: large;"> o </span><span style="font-size: large;"><i>sigillo</i></span><span style="font-size: large;"> del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;"> si ricompatta con l’ultima elegia composta dal grande poeta di Assisi: Cinzia sta in mezzo, con Mecenate e Augusto. Il percorso esatto è questo, dal suo inizio fino alla sua fine. Ed è un ritorno, dopo aver compiuto l’opera. Una sola opera, un’opera ingannevole, opera profondamente unitaria (</span><span style="font-size: large;"><i>unum et fallax opus</i></span><span style="font-size: large;">). Una sfida al Fato. Properzio </span><span style="font-size: large;"><i>aruspice</i></span><span style="font-size: large;"><i>verace della sua Patria</i></span><span style="font-size: large;"> ha trionfato su Augusto, ed era quanto il poeta di Assisi chiedeva ai suoi lettori del futuro. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>3* </b></span><span style="font-size: large;">Siamo ormai pronti ad affrontare l’argomento: da un lato il </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;"> della tarda estate 44 e il “castasterismo” di Augusto, dall’altro Properzio e la Luna, con l’oroscopo misterioso di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">. Senza scordare che se il </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;"> o </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> si componeva di 22 elegie, giacché i due epigrammi finali rimangono separati, il quarto libro ne contiene adesso 11 (la teoria del </span><span style="font-size: large;"><i>carmen mixti</i></span><span style="font-size: large;"><i>generis</i></span><span style="font-size: large;"> non corrisponde a verità poiché la ricomparsa di </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> dopo il falso </span><span style="font-size: large;"><i>discidium</i></span><span style="font-size: large;"> del terzo libro, costituisce ancora una volta il tema centrale del quarto e ultimo libro, nonostante il presunto genere di poesia antiquaria sul modello degli </span><span style="font-size: large;"><i>Aitìa</i></span><span style="font-size: large;"> di Callimaco). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">I richiami nelle Elegie ai temi di carattere astronomico sono molteplici, presenti in tutta l’opera. Properzio è un gran conoscitore del cielo stellato. Le ossa di Gallo dovranno essere ricondotte alla volta celeste. Non rileva quella tradizione letteraria che legava </span><span style="font-size: large;"><i>La chioma di Berenice</i></span><span style="font-size: large;"> di Callimaco al </span><span style="font-size: large;"><i>poeta</i></span><span style="font-size: large;"><i>nuovo</i></span><span style="font-size: large;"> Valerio Catullo che ce la trasmise con la sua famosa traduzione [cfr. “Archimede”, in questo stesso sito]. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Conone di Samo, grande amico di Archimede, scomparso prematuramente, è ricordato </span><span style="font-size: large;"><i>en passant</i></span><span style="font-size: large;"> da </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, strano e sorprendente mago o indovino, che fa da contraltare a </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> nella grandiosa ed enigmatica elegia proemiale del quarto libro, in realtà scritta per ultima, così come per primi furono composti i due epigrammi di </span><span style="font-size: large;"><i>sphragìs</i></span><span style="font-size: large;"> che sigillano in modo anonimo il primo libro. Il nome stesso di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> richiama il dio egiziano </span><span style="font-size: large;"><i>Oro</i></span><span style="font-size: large;">, ma anche il tema dell’</span><span style="font-size: large;"><i>oroscopo</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Horos </i></span><span style="font-size: large;">si autoproclama egiziano, babilonese, e al tempo stesso </span><span style="font-size: large;"><i>stirpe </i></span><span style="font-size: large;">di Archita di Taranto, il pitagorico amato da Platone. Ognuno di questi vanti ha il suo preciso scopo: Oro</span><span style="font-size: large;"><i>-Horus</i></span><span style="font-size: large;">, rappresentato come dio Sole dall’occhio di falco, è figlio di Iside, dopo lo smembramento di Osiride; ma quale </span><span style="font-size: large;"><i>indovino babilonese</i></span><span style="font-size: large;"> egli è esperto di </span><span style="font-size: large;"><i>oroscopi</i></span><span style="font-size: large;">, mentre come </span><span style="font-size: large;"><i>progenie pitagorica, </i></span><span style="font-size: large;">presiede all’origine delle anime e al loro grande ritorno celeste [neopitagorismo romano]. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’indovino, </span><span style="font-size: large;"><i>alter ego</i></span><span style="font-size: large;"> di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">, serve per definire il senso arcano dell’opera unica – </span><span style="font-size: large;"><i>unum opus</i></span><span style="font-size: large;"> – il cui vero significato non corrisponde ai pregi apparenti assegnabili (</span><span style="font-size: large;"><i>fallax opus</i></span><span style="font-size: large;">). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Come egiziano </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> allude all’opera labirintica, dai mille rimandi allusivi e dalle significazioni ambigue. Come babilonese ne testimonia il carattere di profezia veridica. Come pitagorico egli indica la dottrina del grande ritorno: le anime appartengono &#8211; infatti &#8211; alla Via Lattea, che da nord a sud attraversa tutto il cielo estivo nel nostro emisfero. Da un capo di questa grande via, con la nascita le anime discendono sulla terra, e dall’altro capo risalgono infine al cielo luminoso </span><span style="font-size: large;"><i>degli avi</i></span><span style="font-size: large;">. La versione alternativa </span><span style="font-size: large;"><i>aquis </i></span><span style="font-size: large;">per </span><span style="font-size: large;"><i>avis </i></span><span style="font-size: large;">– presente in alcuni codici quanto all’ultimo verso delle Elegie – dipendeva da un’interpretazione non scorretta del </span><span style="font-size: large;"><i>pitagorismo</i></span><span style="font-size: large;">, inerente all’elegia di Cornelia. Ed era il cielo di Cicerone nel </span><span style="font-size: large;"><i>De Republica</i></span><span style="font-size: large;">, commisto alla dottrina platonica sull’immortalità dell’anima. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Cornelia, non generata da Augusto, a differenza della sua sorellastra, era una discendente di quella stessa antica e nobilissima famiglia degli Scipioni. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’indovino</span><span style="font-size: large;"><i> Horos</i></span><span style="font-size: large;"> non è un personaggio comico, grottesco, oppure semiserio. Egli rappresenta l’altra faccia necessaria della stessa medaglia ed è l’incarnazione simbolica di Properzio segreto, la parte nascosta e indicibile di un’opera occulta (</span><span style="font-size: large;"><i>remote</i></span><span style="font-size: large;">, in inglese). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> morta in IV, 7 è una </span><span style="font-size: large;"><i>revenante</i></span><span style="font-size: large;"> (in francese), come Filinnio. </span><span style="font-size: large;"><i>Sunt aliquid Manes: letum non omnia finit</i></span><span style="font-size: large;">. “Le ombre esistono”. </span><span style="font-size: large;"><i>Quisque suos patimur Manes</i></span><span style="font-size: large;">: Ognuno soffre la sua ombra (Eneide, VI, 743). Il </span><span style="font-size: large;"><i>berillio al dito</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>combusto </i></span><span style="font-size: large;">nel </span><span style="font-size: large;"><i>rogo funebre</i></span><span style="font-size: large;"> di </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;">, è il sigillo stesso di Mecenate. L’apparizione in sogno di </span><span style="font-size: large;"><i>Cinzia morta</i></span><span style="font-size: large;"> – episodio simile a quello dell’</span><span style="font-size: large;"><i>Empusa</i></span><span style="font-size: large;"> raccontato da Filostrato nella </span><span style="font-size: large;"><i>Vita di</i></span><span style="font-size: large;"><i>Apollonio</i></span><span style="font-size: large;">, non è l’annuncio della morte prossima del poeta – </span><span style="font-size: large;"><i>mox sola tenebo</i></span><span style="font-size: large;"> – ma rappresenta il rito delle </span><span style="font-size: large;"><i>ossa</i></span><span style="font-size: large;"> – </span><span style="font-size: large;"><i>mecum eris et mixtis ossibus ossa teram</i></span><span style="font-size: large;"> – nel senso che </span><span style="font-size: large;"><i>ossa</i></span><span style="font-size: large;"> è parola chiave dell’opera e che i frammenti si corrispondono: le </span><span style="font-size: large;"><i>tabellae</i></span><span style="font-size: large;"> smarrite di Properzio e di Cinzia, vanno cioè riportate sull’</span><span style="font-size: large;"><i>Esquilino</i></span><span style="font-size: large;">, dove Cinzia –Umbria regnerà per sempre, più viva che mai. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Properzio è </span><span style="font-size: large;"><i>aruspice verace</i></span><span style="font-size: large;"> della sua </span><span style="font-size: large;"><i>Patria</i></span><span style="font-size: large;">. </span><span style="font-size: large;"><i>Aruspex</i></span><span style="font-size: large;"> non è termine lontano da </span><span style="font-size: large;"><i>oroscopo</i></span><span style="font-size: large;">: ma si guardino </span><span style="font-size: large;"><i>le vie del cielo</i></span><span style="font-size: large;">, anziché il fegato dell’animale. E c’è una sorpresa, che non potevamo non attenderci: </span><span style="font-size: large;"><i>la mia stirpe non ha degenerato</i></span><span style="font-size: large;"> – dice </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> – e qui impiega la parola </span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;"><b>propinquos</b></span></i></span><span style="font-size: large;"> al plurale! </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Properzio mai canterà </span><span style="font-size: large;"><i>i destini</i></span><span style="font-size: large;"> di Roma! Non è compito che gli si addica,</span><span style="font-size: large;">sotto Augusto, i cui elogi sono retoricamente falsi, e del resto anche falsificabili (pieni di maledizioni e d’insulti, occulti aculei). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Senza le indicazioni fornite da </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> e da </span><span style="font-size: large;"><i>Vertumus</i></span><span style="font-size: large;"> dio cangiante ed allusivo, le Elegie sarebbero incompiute. Invece sono un’opera unitaria, rivolta a uno scopo segreto, consistente nella revoca dell’omaggio dovuto al Principe e nel ricordo di un crimine, di cui </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;">- Luna scandisce insania, dolore, passione. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La falsa </span><span style="font-size: large;"><i>insania</i></span><span style="font-size: large;"> d’amore è il falso </span><span style="font-size: large;"><i>Callimaco</i></span><span style="font-size: large;"><i>romano</i></span><span style="font-size: large;">, difatti </span><span style="font-size: large;"><i>nato in Umbria</i></span><span style="font-size: large;">. Ed è il rimpiantodell’infanzia, le belle terre di </span><span style="font-size: large;"><i><b>ASIS</b></i></span><span style="font-size: large;"> e la felice stagione dell’innocenza, precedente il </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Perusinum</i></span><span style="font-size: large;">, con le </span><span style="font-size: large;"><i>arae Perusinae</i></span><span style="font-size: large;">, i </span><span style="font-size: large;"><i>Perusina sepulcra</i></span><span style="font-size: large;">, e gli </span><span style="font-size: large;"><i>eversos focos</i></span><span style="font-size: large;"> dell’antichissima gente Etrusca (Perugia fu saccheggiata e messa a fuoco da Caio Ottaviano, con lo strazio di una feroce vendetta su circa trecento persone: questa la verità autentica di Properzio segreto).Se stava scadendo l’ultimo secolo di storia assegnato dai fati al popolo etrusco, Mecenate lo sapeva perfettamente, un </span><span style="font-size: large;"><i>aruspice </i></span><span style="font-size: large;">sacro intendeva però riscattare anche quel dramma: </span><span style="font-size: large;"><i>pulvis Etrusca, dolor!</i></span><span style="font-size: large;"> – facendo risuonare una voce occulta che avrebbe varcato i secoli per l’eternità. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Se Properzio guarda al cielo, lo fa in una prospettiva metafisica di speranza. </span><span style="font-size: large;"><i>Tu, o cavaliere</i></span><span style="font-size: large;"><i>Mecenate, favorisci </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">la speranza</span></i></span><span style="font-size: large;"><i> dell’umbro Properzio</i></span><span style="font-size: large;"> (verso segreto in I, 22, 7). Ed è già stato detto tutto: </span><span style="font-size: large;"><i>tu proiecta mei perpessa es membra</i></span><span style="font-size: large;"><i>propinqui</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il </span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">propinquus</span></i></span><span style="font-size: large;"> in questione è </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;">, padre del poeta. Il ‘morto parlante’ di Perugia è il centro di gravità di </span><span style="font-size: large;"><i>un’opera ingannevole</i></span><span style="font-size: large;">, destinata a eterna memoria d’amore, secondo le vere ‘origini’ del genere elegiaco. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Properzio nel quarto libro falsifica le “visioni” dello </span><span style="font-size: large;"><i>scudo di Enea</i></span><span style="font-size: large;"> dell’ottavo libro dell’Eneide. A decidere il destino del Principe fu la battaglia navale di Azio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Virgilio, il poema gli fu estorto, ricorda e inventa la scena culminante: </span><span style="font-size: large;"><i>Cesare Augusto di qui, gli Itali in guerra guidando, coi padri, col popolo, con i penati e i gran déi, ritto sull’alta poppa: e due fiamme le tempie fortunate lampeggiano, appare sul capo </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">la stella</span></i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">paterna</span></i></span><span style="font-size: large;">(il sidus Iulium). </span><span style="font-size: large;"><i>A fianco Agrippa, con venti, con déi favorevoli, arduo guidando la flotta: supremo onore di guerra, il capo della corona rostrata gli splende.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Nell’Eneide non ci fu posto per Mecenate, rimosso già dal 23 dalla nomenclatura di regime. Non c’è posto, per lui, nemmeno nel quarto libro delle Elegie, per la stessa ragione. Protagonista unico è rimasto Augusto, mentre Agrippa sposerà la figlia del Principe, avuta da Scribonia, Giulia Maggiore, sorellastra di Cornelia. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Lucio Emilio Paolo, figlio di Cornelia, fu marito di Giulia Minore, figlia di Giulia e di Agrippa. Cornelia, moglie di Paolo il censore, discendeva dalla illustre famiglia dei conquistatori di Cartagine, gli Scipioni. L’elegia di Cornelia, numero 11 del quarto libro che qui termina, è servita a Properzio nuovo Ulisse, per introdursi come un cavallo di Troia nella stessa casa del Principe. Uno speciale telestico serpentino ne marca il finale: ODISSEUS ASIS [senza la y]. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il tema celeste di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> è ben posto. Nella tarda estate del 44, pochi mesi dopo l’assassinio di Cesare, sul cielo di Roma comparve una cometa fiammeggiante, color del sangue e a forma di spada. Con le feste del divo Giulio la cometa si prestò alla sua divinizzazione. </span><span style="font-size: large;"><i>Caesar deus</i></span><span style="font-size: large;">. La follia provvidenziale della nascita dell’Impero romano fu il presupposto necessario per Cristo Rex Mundi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Quando Properzio si apprestava a pubblicare la </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> nell’estate del 29, il 20 di agosto, ci fu a Roma, verso l’ora del tramonto, un’eclisse totale di sole (Fasti Siculi). E’</span><span style="font-size: large;">lo stesso Ottaviano nei </span><span style="font-size: large;"><i>Commentarii de vita sua</i></span><span style="font-size: large;"> (fr. VI) a descrivere l’evento della cometa: </span><span style="font-size: large;"><i>Ipsis ludorum meorum diebus sidus crinitum per sepetm dies in regione caeli sub septemtrionibus est conspectum. Id oriebatur circa undecimam horam diei clarumque et omnibus e terris conspicuum fuit. Eo sidere significari vulgus credidit Caesaris animam inter deorum immortalium numina receptam, quo nomine id insigne simulacro capitis eius, quod mox in foro consecravimus, adiectun est</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il tema del </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;"> fa parte di quanto si deve pur dire su Properzio segreto. Ne dimostreremo l’importanza e l’efficacia. Prima di tutto occorre riprendere l’argomento di </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> ovvero la Luna. Siamo sempre nel suo regno, come terrà a ripetere </span><span style="font-size: large;"><i>Horos.</i></span><span style="font-size: large;"><i>Nil erit hoc: rostro te premet ansa tuo</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; </span><span style="font-size: large;"><i>Non c’è</i></span><span style="font-size: large;"><i>scampo, un amo sempre ti terrà saldo per il becco</i></span><span style="font-size: large;">. All’interno di questo verso si nasconde un’altra sorpresa: &lt; </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Caesarem</span></span><span style="font-size: large;"> terret </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Horos</span></span><span style="font-size: large;">: potiti nolunt &gt; &#8211; Sarà Horos ad atterrire Cesare Augusto: gli ubriachi non vogliono. Dunque, è vero: l’oroscopo di Horos è terribile, tutto il contrario dell’oroscopo di Orazio per Mecenate. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>4* </b></span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> è legata a temi astronomici.</span><span style="font-size: large;">Lo scopriamo sia dal nome, che da tanti altri riferimenti. </span><span style="font-size: large;"><i>Amore è un Dio di Pace</i></span><span style="font-size: large;">(III, 5).</span><span style="font-size: large;">Ed è questo l’argomento, elegiaco per eccellenza, che tiene il filo segreto tra la </span><span style="font-size: large;"><i>Romana Discordia civis</i></span><span style="font-size: large;"> (I, 22, 5), la </span><span style="font-size: large;"><i>polvere etrusca</i></span><span style="font-size: large;">, Mecenate e Augusto, passando per Cinzia. Il </span><span style="font-size: large;"><i>grande Cesare</i></span><span style="font-size: large;"> è un </span><span style="font-size: large;"><i>nano</i></span><span style="font-size: large;">. Lui la </span><span style="font-size: large;"><i>lena Ancantide</i></span><span style="font-size: large;"> e sempre lui il venale e rozzo pretore dell’Illiria nelle speculari elegie I, 8 e II, 16. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Cinzia non segue i fasci</i></span><span style="font-size: large;">. Non è avvinta al potere. Un passo di III, 5 ha un marcato carattere astronomico. Il poeta ama Cinzia, </span><span style="font-size: large;"><i>che mai però gli disse ti amo</i></span><span style="font-size: large;">, e solo quando sarà vecchio potrà dedicarsi alla conoscenza profonda delle “cause” e allo studio del cielo (che però già conosce benissimo). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Perché il disco del sole sia comparso</i></span><span style="font-size: large;"><i>con i cavalli parati a lutto</i></span><span style="font-size: large;"> (le eclissi), </span><span style="font-size: large;"><i>perché Boote spinga il carro dei sette buoi</i></span><span style="font-size: large;"> (l’orologio stellare notturno e annuale delle stelle non occidue dell’emisfero nord), </span><span style="font-size: large;"><i>perché il carro delle Pleiadi brilli di una densa luce, perché le maree non debordino, e perché l’anno proceda nel suo cielo secondo le quattro stagioni. </i></span><span style="font-size: large;">Queste le cause, mentre la causa di tutto è Cinzia. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">I temi properziani toccano tre principali argomenti: Cinzia, la politica romana, e il cielo. </span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">Caelum patuit</span></i></span><span style="font-size: large;">. Il cielo si spalancò. Per le </span><span style="font-size: large;"><i>ossa</i></span><span style="font-size: large;"> di Gallo, quelle di Cornelia fanno da pretesto: finalmente saranno portate in cielo, tra gli avi gloriosi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Cinzia compie gli anni il giorno del solstizio estivo, che per i romani cadeva il 24 giugno. E’ questo il significato vero dell’elegia III, 10 &#8211; ambientata in Assisi, nella </span><span style="font-size: large;"><i>domus</i></span><span style="font-size: large;"> da cui si scorgevano in pianura le acque del </span><span style="font-size: large;"><i>lacus Umber</i></span><span style="font-size: large;">. Non un grido rauco di gabbiano, tutto è sospeso nell’etere. La mattina sono comparse col sole all’alba le tre Camene, ai piedi del letto di Properzio, delicatamente risvegliato: visione meravigliosa, assolutamente perfetta; ma dove aveva dormito, quella notte, la bella Cinzia, quando la notte seguente il </span><span style="font-size: large;"><i>suo compleanno</i></span><span style="font-size: large;"> astronomico ella dovrà giacere con lui, dopo un baccanale metafisico, per le vie dell’amore? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il contrasto sinergico tra sole e luna è assolutamente perfetto: al solstizio estivo il Sole è alla sua massima altezza sull’orizzonte, mentre la Luna bassa tende al fortemente al rosso. La “casa” di Cinzia-Luna è nel Cancro, la luna nel segno del Cancro è il solstizio estivo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Qui l’acrostico </span><span style="font-size: large;"><b>MANE</b></span><span style="font-size: large;"> &#8211; nessuno se ne era mai accorto! &#8211; ripete </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">per tre volte</span></span><span style="font-size: large;"> il </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">segno</span></span><span style="font-size: large;"> di Cinzia! L’acrostico </span><span style="font-size: large;"><b>SIC</b></span><span style="font-size: large;"> in I, 22 ripete il </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">segno</span></span><span style="font-size: large;"> di Properzio. Ancora per tre volte! “Ter” </span><span style="font-size: large;"><i>iter peragamus</i></span><span style="font-size: large;">&#8230; </span><span style="font-size: large;"><i><b>Sic peragamus iter</b></i></span><span style="font-size: large;">. Ed è vero, poiché la firma è autentica. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Cinzia, ormai sul viale del tramonto, prostituita dalla </span><span style="font-size: large;"><i>lena Acantide</i></span><span style="font-size: large;">, potrà fingere due altre date di compleanno: </span><span style="font-size: large;"><i>il primo di aprile o le idi di maggio</i></span><span style="font-size: large;">. Ma l’orrenda e laida Acantide, il nano Magno, e il rozzo e venale pretore dell’Illiria sono rappresentazioni di AUGUSTO, preso in giro a sua insaputa. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In questa elegia simbolica (mi riferisco alla elegia IV,5), inserita appena prima dell’elegia che celebrava retoricamente il grande trionfo di Azio ma su una sola donna, Cleopatra &#8211; Iside, e subito dopo l’elegia di Tarpeia, morta schiacciata sotto gli scudi dei Sabini (qui altro gioco di parole per Virgilio: </span><span style="font-size: large;"><i>o </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">vigil</span></i></span><span style="font-size: large;"><i>, iniustae praemia sortis habes</i></span><span style="font-size: large;">), ricorre il meraviglioso distico, carico di allusione, già presente in I, 2: </span><span style="font-size: large;"><i>Quid iuvat ornato procedere, vita, capillo</i></span><span style="font-size: large;"> / </span><span style="font-size: large;"><i>et tenuis </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">Coa veste</span></i></span><span style="font-size: large;"><i> movere</i></span><span style="font-size: large;"><i>sinus</i></span><span style="font-size: large;">&#8230; – </span><span style="font-size: large;"><i>a</i></span><span style="font-size: large;"><i>che ti giova, o vita mia, ornati i capelli, incedere nelle forme sinuose della tua veste Coa</i></span><span style="font-size: large;">? Furono gli </span><span style="font-size: large;"><i>occhi</i></span><span style="font-size: large;"> o fu il </span><span style="font-size: large;"><i>corpo sinuoso</i></span><span style="font-size: large;"> di </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> a conquistare il poeta? Fu forse la Luna, fasciata nelle sue nubi? </span><span style="font-size: large;"><i>Luna fenestas</i></span><span style="font-size: large;">. Qual è la “casa” di Cinzia? In quale </span><span style="font-size: large;"><i>domus</i></span><span style="font-size: large;"> ella abiterebbe? Anche sul Campidoglio (I, 16), benché non sia fatto espressamente il suo nome? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Siamo in tempo d’estate ed è l’ambientazione notturna di III, 20. </span><span style="font-size: large;"><i>Est tibi forma potens, sunt castae Palladis artes, /splendidaque a docto avo fama refulget</i></span><span style="font-size: large;">. Qui è stata ripresa a metà la descrizione di Cynthia </span><span style="font-size: large;"><i>forma potens – verba levis</i></span><span style="font-size: large;">. </span><span style="font-size: large;"><i>Potente è la tua bellezza, t’appartengono le caste arti di Pallade Minerva, e la tua fama risplende dal dotto avo.</i></span><span style="font-size: large;"> Questo passo suffragherebbe l’affermazione, fatta da Apuleio, teurgo neoplatonico implicato in un processo di truffa e captazione, che Cinzia fosse una </span><span style="font-size: large;"><i>Hostia</i></span><span style="font-size: large;">, discendente da </span><span style="font-size: large;"><i>Hostius</i></span><span style="font-size: large;"> autore del </span><span style="font-size: large;"><i>Bellum histricum</i></span><span style="font-size: large;">. Ma nessuna </span><span style="font-size: large;"><i>Hostia-Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> da Tivoli incrociò il destino di Properzio. L’</span><span style="font-size: large;"><i>aurea Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> è una libera creazione poetica di scopo. Diversamente, non avremmo avuto la voce occulta del grande poeta dell’opposizione segreta ad Augusto, assassino di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> alle idi di marzo del 40. – </span><span style="font-size: large;"><i>Devi morire</i></span><span style="font-size: large;">, ripeteva Caio Ottaviano alle trecento vittime dell’Umbria e dell’Etruria, sacrificate sull’altare di Cesare. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Cinzia, più vecchia di Properzio, è la trasposizione elegiaca della tragedia del suo cantore: rappresenta l’Umbria prostituita da Ottaviano nelle circostanze salienti del </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Perusinum</i></span><span style="font-size: large;">. </span><span style="font-size: large;"><b>Il dato esistenziale di Properzio è il segreto delle Elegie</b></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In III, 20 – elegia che parrebbe completamente fuori posto – non è fatto il nome di Cinzia benché sia innegabile che a lei ci si riferisca. Sarebbe una prima notte d’amore, scordando il passato (ad esempio la I, 3). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Mi è data la prima notte!</i></span><span style="font-size: large;"><i>Fermati, o Luna, durante il primo amplesso!</i></span><span style="font-size: large;"> [Nel terzo libro, che volge ormai al </span><span style="font-size: large;"><i>discidium </i></span><span style="font-size: large;">da Cinzia, ovviamente una falsa separazione, il nome della donna figura espressamente solo tre volte]. </span><span style="font-size: large;"><i>Occorre stabilire i patti. E’ necessario mettere per iscritto una legge per il nuovo amore: Amore stesso, con il suo </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">sigillo</span></i></span><span style="font-size: large;"><i>, sancisce questi patti: </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">testimone</span></i></span><span style="font-size: large;"><i> è tutta la corona della Dea stellata </i></span><span style="font-size: large;">(cioè, Corona Borealis). Ci troviamo dinanzi alla stupenda scena o raffigurazione – proiettata sulla volta stellata – di una vicenda che non può non essere un </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">sigillo</span></span><span style="font-size: large;"> d’autore. E va sempre ricordato il </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">sigillo</span></span><span style="font-size: large;"> del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;">, la cui firma era segreta. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La </span><span style="font-size: large;"><i>prima notte</i></span><span style="font-size: large;"> con Cinzia è simbolica. Cinzia-Luna si è trasferita sulla volta celeste perché si tratta di un amore sacro. Il patto d’amore è siglato nella </span><span style="font-size: large;"><i>Corona</i></span><span style="font-size: large;">, nuovo cartiglio o </span><span style="font-size: large;"><i>signum</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>Dea</i></span><span style="font-size: large;"> notturna d’agosto, alta nel cielo verso occidente: verso PERUGIA se vista da ASSISI. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Corona Borealis</i></span><span style="font-size: large;"> è una costellazione debole, compatta e di rara bellezza (altro che la Chioma di Berenice!), creata dai Greci mediante l’eliminazione di un braccio di Atlante-Boote. Situata fra Boote ed Ercole (cielo estivo), è formata da sette stelle ad arco, cioè a modo di corona. Fu chiamata anche </span><span style="font-size: large;"><i>Corona di Arianna</i></span><span style="font-size: large;"> (Properzio si è riportato nuovamente alla I, 3). Arato di Soli la menzionava nel suo poema astrologico: </span><span style="font-size: large;"><i>glorioso emblema</i></span><span style="font-size: large;"><i>dell’assente Arianna, posto da Dioniso. </i></span><span style="font-size: large;">Il divino Bacco-Dioniso, per ricordare quella sua grande storia d’amore, ormai Arianna era morta, trasferì la sua corona fra le stelle. Il mito è ricordato anche da Ovidio (Metamorfosi, VIII, 276-282). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>I</i></span><span style="font-size: large;"><i>testimoni in pianto</i></span><span style="font-size: large;"><i>si alzano: “La causa è detta”. Mentre la terra si riprende il prezzo della vita, si spalancò il cielo: </i></span><span style="font-size: large;">Cornelia</span><span style="font-size: large;"><i> sia degna che le sue </i></span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;"><b>ossa</b></span></span><span style="font-size: large;"><i> siano riportate agli avi gloriosi. </i></span><span style="font-size: large;">La glorificazione celeste di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallo Properzio</i></span><span style="font-size: large;"> avviene per intermediazione, attraverso lo schermo di Cornelia. </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia-Luna</i></span><span style="font-size: large;"> ne è stata lo strumento paradossale. Ed è per questa ragione che le elegie del quarto e ultimo libro dell’</span><span style="font-size: large;"><i>unum opus</i></span><span style="font-size: large;"> dell’umbro Properzio sono 11 in tutto, mentre erano 22 quelle del primo libro. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La Luna e il Sole era i simboli o gli stemmi delle resistenze patriottiche, quella degli Umbri e quella degli Etruschi nella vallata centrale, con due fiumi xacri che l’attraversano, il Clitunno e il Tevere: rivolta contro Caio Ottaviano, nel </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Perusinum</i></span><span style="font-size: large;">. Cornelia, prossima alla casa del Principe, era il soggetto più adatto per contrapporre la glorificazione celeste di Gallo Properzio al tema astrale della divinizzazione in vita di Augusto risalente all’anno 19 a.C.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il </span><span style="font-size: large;"><i>fanum</i></span><span style="font-size: large;"> di Spello, con origini risalenti al VI secolo a. C., rappresentava la lega politico-religiosa degli Umbri della pianura centrale, in connessione col </span><span style="font-size: large;"><i>fanum Voltumae</i></span><span style="font-size: large;"> di </span><span style="font-size: large;"><i>Volsinii</i></span><span style="font-size: large;">, qui ricordando anche la tradizione facente capo a </span><span style="font-size: large;"><i>Nortia</i></span><span style="font-size: large;">. Il rescritto di epoca costantiniana, ritrovato tra le rovine romane adiacenti al sito archeologico di Villa Fidelia a Spello, che non è un falso, come aveva dapprima ipotizzato il Muratori, prova una relazione stretta degli Umbri col </span><span style="font-size: large;"><i>fanum</i></span><span style="font-size: large;"> di </span><span style="font-size: large;"><i>Volsinii</i></span><span style="font-size: large;"> (a prescindere dalla identificazione di tale località: se il monte Landro, nei pressi Bolsena, dove di recente è emersa un’epigrafe, riportante il nome del dio etrusco </span><span style="font-size: large;"><i>Velth</i></span><span style="font-size: large;">, che si porta adesso a sostegno dell’ipotesi qui si trovasse il </span><span style="font-size: large;"><i>fanum</i></span><span style="font-size: large;"> della lega delle 12 città etrusche, oppure se ad Orvieto). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In età ormai cristiana, il rescritto imperiale rimuoveva l’obbligo per i sacerdoti umbri pagani (quanto restava delle antiche istituzioni) di recarsi a </span><span style="font-size: large;"><i>Volsinii</i></span><span style="font-size: large;"> per le feste annuali, così ripristinando l’antica usanza. Ciò significa a tutta ragione che la solenne tradizione dell’Umbria era stata interrotta per un divieto d’identica fonte imperiale, così che non si può fare a meno di dover presupporre, ed è necessario, che l’interdetto derivasse da una disposizione tassativa, impartita da Ottaviano a ragione del </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Perusinum</i></span><span style="font-size: large;">, poi riassunta nelle vesti di Augusto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Le fonti storiche permettono di arguire che Spello, gratificata da Caio Ottaviano con ampie estensioni territoriali, svolse un ruolo primario in quell’intricata vicenda politica, molto più importante e decisiva della vittoria di Azio.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’assediante di Perugia, entro le cui possenti mura si erano rifugiati i soldati di Lucio Antonio e di Fulvia, aveva a sua volta rischiato di essere preso alle spalle. Tanto che si era dovuto fortificare, con adeguati ripari, mentre cingeva Perugia. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il fatto decisivo avvenne nei pressi di Spello, a Foligno, quando gli eserciti accorsi da più parti in soccorso di Fulvia e di Lucio Antonio, e da Perugia se ne vedevano i fuochi notturni dell’accampamento, furono convinti a desistere sia con minacce politiche, che con la corruzione. Il fatto decise le sorti di Ottaviano che nel </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Perusinum</i></span><span style="font-size: large;"> aveva veramente rischiato grosso. Da qui proveniva la spietata vendetta che si accanì esclusivamente sui capi locali della rivolta, tra questi ultimi il padre di Properzio, esponente militare degli interessi propri e di quelli di Assisi. La comunità umbra di Spello fu ampiamente gratificata con allargamenti territoriali, mentre calava l’interdetto sul </span><span style="font-size: large;"><i>fanum Umbriae</i></span><span style="font-size: large;"> che in antico sorgeva nei pressi. Questa ricostruzione, per nulla irreale, e tuttavia mai immaginata prima, sembra invece perfettamente rispondente: tanto più che il </span><span style="font-size: large;"><i>fanum</i></span><span style="font-size: large;"> di Spello – sorgente a 43 gradi esatti di latitudine nord – aveva una valenza sacrale strettamente legata all’</span><span style="font-size: large;"><i>omphalos</i></span><span style="font-size: large;"> od ombelico dell’Italia, giacché l’escursione secondo stagione dell’altezza del sole sull’orizzonte coincide con l’inclinazione del cerchio dello zodiaco, ovvero dell’asse terrestre, pari a 22,5 gradi e ai suoi multipli (47 gradi agli equinozi e 70, 5 gradi al solstizio d’estate).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il </span><span style="font-size: large;"><i>lacus Umber</i></span><span style="font-size: large;"> lambiva le sponde del </span><span style="font-size: large;"><i>fanum</i></span><span style="font-size: large;"> che sorgeva su un rialzo naturale con due templi gemelli. I numi protettivi della lega dovevano essere la Luna e il Sole, gli astri principali che di giorno, e poi di notte, si specchiavano sulle stagnanti acque lacustri. La </span><span style="font-size: large;"><i>patria vera</i></span><span style="font-size: large;"> dell’Umbria – così in Properzio segreto – anche dopo la sconfitta di Sentino (295 a.C.) e la distruzione di Volsinii (254 a.C.), aveva conservato una sua identità, sebbene non sembra che l’Umbria centrale, a differenza dei Peligni, avesse preso parte alla guerra sociale, che fece tremare Roma. La progressiva romanizzazione dell’Umbria non aveva cioè un carattere politico quanto piuttosto un aspetto culturale: l’egemonia di Roma era un fatto consolidato, in specie dopo la sconfitta definitiva dei cartaginesi. Il rapporto intercorrente era quello tra </span><span style="font-size: large;"><i>socii</i></span><span style="font-size: large;"> con obblighi reciproci. L’influsso culturale di Roma si faceva sempre maggiore, e v’è certezza sul fatto che agguerrite coorti umbre parteciparono &#8211; con diritto di preda bellica &#8211; alle principali spedizioni romane per la conquista della Macedonia e della Grecia. Il bellissimo torso di dea assisa in trono – venerata ad Assisi come Minerva dalla bella veste – era un marmo greco del V secolo. Anche questo richiamo è stato remotamente inserito da Properzio nella grandiosa elegia proemiale del quarto libro, carica di significati autobiografici. Il tempio di Minerva ad Assisi, con due monumentali ali di magnifica grandezza (oltre 100 metri ciascuna) è il vero “oggetto” della descrizione profetica di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos,</i></span><span style="font-size: large;"> carica di significati: </span><span style="font-size: large;"><i>E si eleva al vertice il grande ‘muro’ di </i></span><span style="font-size: large;"><i><b>Assisi</b></i></span><span style="font-size: large;"><i> digradante a valle</i></span><span style="font-size: large;">, / </span><span style="font-size: large;"><i>quel muro che</i></span><span style="font-size: large;"><i>grazie al tuo ingegno diverrà ancor </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;"><b>più noto</b></span></i></span><span style="font-size: large;">. </span><span style="font-size: large;"><i>Notior ille murus</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Non esiste alcuna traccia nell’antichità, di una descrizione della meravigliosa e imponente arce sacra di Assisi. Il nome di Assisi è taciuto da Strabone. Eppure la città era bella e importante, non a caso Properzio vi era nato. La </span><span style="font-size: large;"><i>gens Propertia</i></span><span style="font-size: large;"> era ragguardevole, di censo senatoriale. Un ramo di questa antica gente umbra si era trapiantato a Roma, e vi eserciterà incarichi non trascurabili. Un </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> era stato re di Capena. Mentre i </span><span style="font-size: large;"><i>Volcacii – Velcha</i></span><span style="font-size: large;"> e i </span><span style="font-size: large;"><i>Maecenates</i></span><span style="font-size: large;"> erano originari di Perugia etrusca. Un Nerio Marte Properzio, il nonno oppure il bisnonno del poeta, aveva rivestito in Assisi la carica di </span><span style="font-size: large;"><i>marone</i></span><span style="font-size: large;">. Nerio era il Marte umbro. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Tutto ciò sembra alieno a Properzio, che apparentemente non ne parla, ma vi è implicato. La chiave sta in Properzio segreto: a partire dall’enigma di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> e della </span><span style="font-size: large;"><i>soror</i></span><span style="font-size: large;"> a lui speculare, che andava raccolto e risolto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Su questa solida base – che rende finalmente ragione dell’estrema reticenza del poeta e dei suoi trucchi – è possibile sviluppare, in piena concordanza di risultati, una ragnatela di relazioni e di richiami che investono il significato non illusorio dell’opera unica (</span><span style="font-size: large;"><i>unum opus</i></span><span style="font-size: large;">), riguardando Cinzia, Mecenate e Augusto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In questo stesso quadro si collocano </span><span style="font-size: large;"><i>Horos </i></span><span style="font-size: large;">e </span><span style="font-size: large;"><i>Vertumnus</i></span><span style="font-size: large;">, rispettivamente capaci di definire </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> e di imporre un significato unitario a un’opera ingannevole (</span><span style="font-size: large;"><i>fallax opus</i></span><span style="font-size: large;">). L’ambiguità necessaria di Properzio giocava sui doppi sensi, si mostrava e si negava allo stesso tempo. L’apparente mancanza di un filo conduttore, Cinzia negata dalla enigmatica </span><span style="font-size: large;"><i>sfragìs</i></span><span style="font-size: large;"> del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;">,</span><span style="font-size: large;">esaltava però il ruolo di Cinzia, donna paradossale, sfuggente e contraddittoria. La possibilità di una doppia lettura introdusse già il dubbio sull’integrazione del poeta nel regime augusteo, dubbio tanto più autorevole, quanto affetto da alcune non trascurabili incongruenze, giacché Properzio ha elogiato Augusto, anche se in misura enfatica, rigonfia e insincera. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Qual era il reale rapporto di Properzio con Mecenate e Augusto? Chi era Cinzia? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il dubbio sull’</span><span style="font-size: large;"><i>integrazione difficile</i></span><span style="font-size: large;"> non può rimanere sospeso a metà, in una sorta di limbo. Un’integrazione </span><span style="font-size: large;"><i>difficile</i></span><span style="font-size: large;"> all’inizio, in seguito risolta a favore? Oppure un’opera </span><span style="font-size: large;"><i>ingannevole</i></span><span style="font-size: large;">, di cui occorreva rintracciare la chiave nascosta? La risposta non si arresta a metà. Non è cosa opinabile. La verità, quella vera, è l’integrazione </span><span style="font-size: large;"><i>impossibile</i></span><span style="font-size: large;">, mascherata dallo strumento necessario del successo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Properzio è stato costretto a un compromesso formale, consistente nella finzione sistematica, sull’orlo della insincerità. La presenza certa delle chiavi nascoste ne rivela il trucco e rovescia la finzione. </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> è l’alter ego necessario di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">, lo sdoppiamento conferma il deposito occulto di Properzio segreto al termine del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">A questo punto occorre trarre a conclusione l’estensione effettiva della gamma delle finzioni. L’analisi del tema del </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;"> e dell’oroscopo di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> (con riguardo al catasterismo di Ottaviano Augusto), diviene aspetto cruciale, fermo restando ciò che la nostra analisi ha già fatto affiorare sull’enigma di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> e della </span><span style="font-size: large;"><i>soror</i></span><span style="font-size: large;">, e sulla comparsa inattesa del nome di Mecenate nel sigillo anonimo del primo libro delle Elegie (verso segreto in I, 22, 7: MAECENAS EQUES SPEM PROPTIA UMBRI PROPERTI). </span></p>
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<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><b>IL SIDUS IULIUM</b></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>1* </b></span><span style="font-size: large;">Si</span><span style="font-size: large;">attribuisce all’ateniese Metone, figlio di un certo Pausania, la scoperta (432 a.C.) di un ciclo astronomico di 19 anni. Aristofane, dopo averlo punzecchiato nelle </span><span style="font-size: large;"><i>Nuvole</i></span><span style="font-size: large;">, nel 414 lo mise in scena per scorticarlo negli </span><span style="font-size: large;"><i>Uccelli</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Al tempo di Metone tutti i calendari greci erano lunisolari, nel senso che i mesi erano teoricamente lunari (il primo giorno del mese lunare era determinato dal novilunio), mentre l’anno era solare. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il mese sinodico lunare ha una lunghezza media di 29,5 giorni (le quattro fasi lunari, per 28 giorni, secondo numero perfetto pitagorico, determinavano la settimana: seguiva il periodo della </span><span style="font-size: large;"><i>caeca nox</i></span><span style="font-size: large;">, in cui la luna non era visibile prima che spuntasse di nuovo a Ovest così iniziando il nuovo ciclo). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">I mesi civili erano di 29 o 30 giorni, sicché l’anno lunare durava 354 giorni, mentre l’anno solare corrispondeva a 365 ¼ giorni. Per mantenere il raccordo stagionale era necessario introdurre un mese a intercalare in capo a qualche anno. L’intercalare annuale era pari a 11 giorni, 22 giorni in biennio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il calendario “numano” si fondava sui giorni intercalari. Metone utilizzò il dato già noto ai babilonesi, che 19 anni solari corrispondono abbastanza bene a 335 mesi lunari sinodici veri. Ciò comportava un intercalare di sette tredicesimi mesi in tale periodo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">All’epoca di Solone (VI sec. a. C.), l’anno bisestile comprendeva un mese di 36 giorni. Ogni anno comune era seguito da un anno bisestile e formava così un ciclo biennale o </span><span style="font-size: large;"><i>trieteride</i></span><span style="font-size: large;"> di 738 giorni. Ciò implicava un anno in media di 369 giorni (in eccesso). Fu Eudosso a segnalare (dopo il 387 a.C.) che gli egiziani impiegavano l’anno solare di 365 ¼ giorni. Fu perciò introdotto un periodo quadriennale (</span><span style="font-size: large;"><i>tetraeteride</i></span><span style="font-size: large;">) di 1461 giorni. Il modello previde in seguito un periodo di otto anni (</span><span style="font-size: large;"><i>ottaeteride</i></span><span style="font-size: large;">) di 2922 giorni distribuiti in 99 mesi. Ma con l’andare del tempo anche questi cicli dovevano manifestarsi inadeguati. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il ciclo di Metone (235 mesi lunari ovvero 19 anni solari) considerava il lasso di tempo necessario affinché la terra, la luna e il sole riprendessero le loro rispettive posizioni. Il “grande anno” di Platone, che al termine di 76.000 anni riconduceva alla configurazione iniziale degli astri, derivava da un multiplo di 4000. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Callippo (330 a.C.) scoprì che il ciclo di Metone faceva l’anno solare più lungo di 1/76 di giorno e propose un ciclo di 27.759 giorni ripartiti in 76 anni. Un ulteriore perfezionamento fu operato da Ipparco. Avendo notato che Callippo aveva allungato l’anno tropico di circa la trecentesima parte di un giorno, suggerì un ciclo di 111.035 giorni, distribuiti in 304 anni. Aristarco suggerì in seguito un ciclo di 2434 anni, ancor più preciso. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il ciclo di Metone ebbe inizio il 27 giugno del 432 a.C. sotto l’arcontato degli Apseudi di Atene. Il ciclo probabilmente prevedeva 110 mesi di 29 giorni e 125 mesi di 30 giorni (calcoli attinti dalla pratica babilonese). I nomi dei mesi erano gli stessi impiegati ad Atene. Metone collocava gli equinozi e i solstizi a 8 gradi nei rispettivi segni zodiacali. Ipparco scoprì la precessione degli equinozi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Tolomeo, fiorito in età cristiana, sapeva bene che la prima ricerca da fare nella teoria del sole era quella della durata dell’anno, confrontando i ritorni del sole ai punti solstiziali ed equinoziali. Non gli sembrava che l’anno durasse esattamente 365 ¼ di giorni. Ipparco aveva individuato la durata delle stagioni e conosceva la durata dell’anno tropico (365 giorni e ¼ meno 1/300). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Ipparco determinò anche il mese sinodico della luna (la teoria lunare è molto più difficile), accanto al mese anomalistico e al mese draconitico (i valori trovati da Ipparco corrispondevano a quelli già noti ai babilonesi). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">I valori dell’anno tropico e dell’anno siderale di Ipparco sono molto vicini a valori moderni (il valore moderno per l’anno tropico è di 365 giorni, 5 ore, 55 minuti e 12 secondi; il valore dell’anno siderale è 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 9,74 secondi). L’eccesso dell’anno tropico di Ipparco era di appena 6 minuti (un valore già noto agli egiziani). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Eratostene avrebbe poi individuato il valore dell’inclinazione dell’asse terrestre (l’eclittica), cioè la causa dell’alternarsi delle stagioni. Nell’anno 46 a.C. Giulio Cesare, con l’aiuto di eccellenti astronomi egiziani, provvide alla sistemazione del calendario romano. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Quando sorse l’alba del primo gennaio del 45 a.C., ossia le calende di </span><span style="font-size: large;"><i>Januarius</i></span><span style="font-size: large;"> del 709 a.C., i Romani si risvegliarono con un nuovo calendario, all’epoca uno dei più precisi del mondo, sebbene ancora imperfetto, e del resto soggetto agli errori dei sacerdoti ancora nominalmente in carica. Le necessarie correzioni furono apportate da Augusto. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>2* </b></span><span style="font-size: large;">L’egemonia politica di Roma</span><span style="font-size: large;">esigeva</span><span style="font-size: large;">ormai</span><span style="font-size: large;">l’adozione di un calendario</span><span style="font-size: large;">solare</span><span style="font-size: large;">moderno</span><span style="font-size: large;"><b>, </b></span><span style="font-size: large;">uniforme e preciso. In qualche modo il calendario cesariano è legato alla vicenda d’amore con la giovane regina d’Egitto, Cleopatra. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Racconta Svetonio che </span><span style="font-size: large;"><i>Giulio</i></span><span style="font-size: large;"><i>Cesare riorganizzò il calendario, che l’assemblea dei sacerdoti, inserendo a suo piacimento giorni i mesi, aveva abbandonato in un disordine tale che le feste del raccolto e della vendemmia non cadevano più nelle giuste stagioni.</i></span><span style="font-size: large;"> Properzio e Assisi, sua città natale, hanno a che vedere con la riforma del calendario romano. Anche perché il tempio di Minerva ad Assisi, impianto monumentale di grandiosa bellezza, ha marcati caratteri lunari, sebbene finora sfuggiti. Anzi, diversi monumenti antichi della cittadina umbro-romana, presentano singolarità di ordine archeoastronomico. [Vedi al riguardo altri nostri interventi, a proposito della c.d. </span><span style="font-size: large;"><i>domus Musae</i></span><span style="font-size: large;">, del sito archeologico di Santa Rosa, e per quanto concerne la copia coeva della statua originale di Augusto nei panni di pontefice massimo, che dal marzo del 12 a.C., festa del </span><span style="font-size: large;"><i>Quinquartus</i></span><span style="font-size: large;">, ornava il foro civile e lo spazio sacro antistante al tempio pagano, sicuramente dedicato a Minerva, sebbene anche questo dato sia stato messo in dubbio con scarsezza di argomenti. Mi riprometto uno studio originale anche sul tempio di Minerva intorno al quale si sono registrati equivoci e fraintesi]. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">A maggior ragione, dunque, la storia di Giulio Cesare con Cleopatra è in questo senso esemplificativa, poiché la struttura del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;">, come abbiamo già ricordato, sembra corrispondere all’intercalare di giorni per il passaggio dal calendario lunare a quello solare (in tal senso Thomas. H. Habineck, </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius,</i></span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>and the Lunar Year</i></span><span style="font-size: large;">, Latomus 1982, XLI, 589-596). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Nell’ottobre del 48 a.C., un siciliano di nome Apollodoro riuscì, con un trucco, a presentare Cleopatra a Giulio Cesare, che era appena giunto ad Alessandria. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Cesare aveva allora 52 anni: </span><span style="font-size: large;"><i>alto</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>biondo</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>di bella corporatura</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; secondo la descrizione di Svetonio. Cleopatra, di anni ne aveva 22. Cesare era giunto in Egitto inseguendo Pompeo Magno dopo la grande vittoria riportata contro di lui a Farsalo. Pompeo fu assassinato da un militare della corte egiziana. Morto Pompeo, Cesare fu costretto a rimanere in Egitto per risolvere gli intrecciati e difficili problemi dinastici nell’interesse di Cleopatra. Durante un banchetto, secondo il poeta Lucano, Cesare sentì parlare per la prima volta del calendario solare degli Egizi. Aveva iniziato una conversazione con un dotto, che appunto gli spiegò che l’anno si basava sul sole, misurandolo col sorgere eliaco di Sirio e le inondazioni del Nilo. La durata delle stagioni era di 90 giorni per l’estate e per l’autunno, e rispettivamente di 92 per l’inverno, 93 per la primavera (circa poco più di 365 giorni in tutto). Nel giugno del 47 a.C. Giulio Cesare ripartì per Roma, lasciando tre legioni a Cleopatra, rimasta incinta di lui. Il Senato lo nominò dittatore per altri 10 anni. Una statua di bronzo fu eretta in suo onore nel Foro e furono proclamati quaranta giorni di celebrazioni per festeggiare le sue vittorie. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Arsinoe, la sorella di Cleopatra, che aveva appoggiato gli avversari di Giulio Cesare, fu fatta sfilare in catene. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Nel primo semestre del 46 Cesare provvide alla riorganizzazione del vecchio calendario romano, una riforma che costituiva anche un potente simbolo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Secondo Plutarco, Cesare si servì dei migliori matematici dell’epoca, tra cui primeggiava l’astronomo alessandrino Sosigene (risale a tale periodo il </span><span style="font-size: large;"><i>De astris</i></span><span style="font-size: large;">, opera attribuita a Giulio Cesare, ma probabilmente non propriamente sua, bensì di Sosigene). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il calendario romano si fondava sull’anno lunare di 12 mesi, cui occasionalmente venivano aggiunti, dai sacerdoti preposti, giorni e mesi, allo scopo di mantenere l’anno nei confini stagionali. Questo calendario si è era guastato sia per gli abusi, che per la sua imprecisione. Cesare stesso vi aveva contribuito, giacché aveva già detenuto la carica di </span><span style="font-size: large;"><i>pontefice massimo </i></span><span style="font-size: large;">e – dal 52 a.C. – aveva inserito un mese supplementare per una volta soltanto. L’errore era quasi di due mesi. Secondo la leggenda era stato Romolo (nel 753 a.C.) a fondare il computo del tempo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il preteso calendario ‘romuleo’ aveva 10 mesi e l’anno si componeva di 304 giorni. Secondo Ovidio, era stato scelto il numero 10 come le dita delle mani e come i 10 mesi di gestazione (</span><span style="font-size: large;"><i>decem menses</i></span><span style="font-size: large;"> anche per Cinzia). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In realtà, il calendario romano dovuto a Numa si componeva di 12 mesi lunari e prevedeva 11 giorni a intercalare, più esattamente 22 giorni in un biennio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’anno iniziava dal primo marzo e prevedeva la distinzione tra </span><span style="font-size: large;"><i>kalendes</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>nones</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>ides</i></span><span style="font-size: large;">. La maggior parte degli altri giorni del mese lunare non aveva un nome preciso. Ad es. l’ 11 marzo era definito come 5 alle Idi. Le idi erano il giorno 15. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Numa introdusse i mesi di </span><span style="font-size: large;"><i>gennaio</i></span><span style="font-size: large;"> (il mese delle ‘porte’) e di </span><span style="font-size: large;"><i>febbraio</i></span><span style="font-size: large;"> (il mese delle ‘febbri’). L’anno lunare era di 354 giorni, ma per superstizione rispetto ai numeri pari (distinzione tra </span><span style="font-size: large;"><i>fas</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>nefas</i></span><span style="font-size: large;">) fu aggiunto un giorno (355). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Adottando il calendario greco di 365 giorni ¼, i Romani aggiunsero un mese ogni otto anni (il sistema dei giorni a intercalare dava luogo a un giorno in meno ogni 4 anni). I giorni </span><span style="font-size: large;"><i>fasti</i></span><span style="font-size: large;"> (cioè legittimi) caratterizzavano le ricorrenze. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il nucleo della riforma cesariana del calendario era identico al sistema adottato da Tolomeo nel 238 d.C.: un ciclo di tre anni di 365 giorni, seguito da un anno bisestile di 366. Tale sistema impose poi la riforma gregoriana del calendario moderno. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Per riportare il calendario a un allineamento con l’equinozio di primavera, che la tradizione supponeva si verificasse intorno al 25 marzo, Cesare ordinò che due mesi ulteriori fossero aggiunti all’anno 46, uno di 33 e l’altro di 34 giorni, da inserire tra novembre e dicembre. Grazie a un altro mese già inserito a febbraio, l’anno 46 finì col durare 445 giorni (</span><span style="font-size: large;"><i>ultimus annus confusionis</i></span><span style="font-size: large;">). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Per sistemare la riforma Cesare spostò il primo dell’anno da marzo a gennaio, più vicino al solstizio d’inverno. Il sistema dei mesi era di 30 o 31 giorni, ad eccezione di febbraio, che contava 29 giorni nell’anno normale e 30 giorni in quello bisestile. Successivamente il Senato trasformò in </span><span style="font-size: large;"><i>Iulius</i></span><span style="font-size: large;"> il vecchio mese </span><span style="font-size: large;"><i>Quintilis</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La riforma cesariana fu migliorata da Augusto nell’8 d.C., anche perché nel 44 a.C. il collegio dei Pontefici aveva iniziato a inserire un anno bisestile ogni tre anni invece che ogni quattro. Il Senato decise poi di onorare l’imperatore dando al mese </span><span style="font-size: large;"><i>Sextilis</i></span><span style="font-size: large;"> il nome di </span><span style="font-size: large;"><i>Augustus</i></span><span style="font-size: large;">. Questo mese, che aveva già 30 giorni, adesso non poteva avere meno dei 31 giorni del mese </span><span style="font-size: large;"><i>Julius</i></span><span style="font-size: large;">: per cui fu tolto un giorno al mese di febbraio. Il numero dei giorni di ciascun mese si sistemò per come vale anche oggi. Nel 10 a.C. Augusto fece costruire un grande orologio solare o meridiana orizzontale, utilizzando un obelisco, fatto trasportare dall’Egitto, che orna oggi Piazza del Popolo. Nessuno poteva fare a meno di osservare che Augusto era anche il signore del tempo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Nello stesso periodo in cui Cesare stava mettendo a punto il nuovo calendario Cleopatra giunse a Roma insieme al fratello dodicenne, con lei regnante in Egitto, Tolomeo XIV. Probabilmente li accompagna Sosigene. Cleopatra, che aveva già partorito il figlio del dittatore, fu ospitata nella villa di Cesare, sul Gianicolo. A Roma fu scandalo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’arroganza di Giulio Cesare fu causa del suo assassinio, alle idi di marzo del 44, quando il Senato si era riunito per decretare una campagna militare in Partia, che avrebbe dovuto iniziare il 18 marzo. Colpito verso mezzogiorno da 23 pugnalate, Cesare spirò nella Curia. Nel mese di </span><span style="font-size: large;"><i>luglio</i></span><span style="font-size: large;"> di quello stesso anno comparve una vistosa cometa, di colore rossastro. La comparsa di questa cometa fu sfruttata a fini politici dal giovane nipote di Cesare, allora diciannovenne, Caio Ottaviano, destinato a diventare Augusto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Perché mai queste vicende s’intreccerebbero con Properzio e con Assisi? Stiamo cercando di raccontarvelo. Non scordate le luttuose vicende della tragedia, per l’Umbria antica, del </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Perusinum</i></span><span style="font-size: large;">, la misteriosa e strana morte di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> (elegia I, 21), l’orientamento astronomico della </span><span style="font-size: large;"><i>domus Musae</i></span><span style="font-size: large;"> di Assisi (sfuggito a tutti), e il bellissimo tempio di Minerva, dal marzo del 12 a.C. ornato con la statua di Augusto pontefice massimo a riprova dell’importanza del grandioso monumento che si ergeva sulla pianura e della sua valenza lunare o significato calendariale, testimoniato in questo caso da un altare sacro dei 12 mesi dell’anno, anch’esso sfuggito alla comprensione degli archeologi. Ciò che vi stiamo narrando è cosa straordinaria e del resto corrispondente. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il tempio di Minerva ad Assisi risaliva all’epoca della riforma cesariana del calendario, non a età augustea, ed è – esso stesso – collegato a Properzio segreto (tramite l’indovino </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, il suo enigmatico oroscopo, e il discorso di riposta a </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">). Ve ne convincerete scorrendo queste pagine e ritornando poi agli altri pezzi già presenti sul sito web </span><span style="font-size: large;"><i>misteridiassisi.it</i></span><span style="font-size: large;"> dedicato a verità nascoste ma dimostrabili. Il tempio di Minerva è l’ultimo edificio del grande foro di Assisi. Fu costruito un nuovo tempio, che sostituiva il tempio precedente, in quello stesso spazio, ornato dalla statua greca di Minerva che era preda bellica. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Nella zona archeologica di Santa Maria delle Rose, sondata dall’Antolini agli inizi dell’800, sono presenti reperti altamente significativi, mentre la facciata della chiesa cristiana, che qui insiste riflettendo preesistenze umbre, è perfettamente orientata a sud, guardando verso Bevagna. L’arco trionfale che vi si affianca conduceva a un bosco sacro posto sulle pendici del colle, di cui rimangono due antiche sorgenti. La zona templare era dedicata al culto di Giano, divinità dell’anno, di cui sono presenti in Assisi epigrafi d’epoca romana. Una porta dedicata a Giano padre, sorgeva poco più in alto, e il terreno oggi occupato dal castello federiciano era lo spazio sacro da cui, con allineamenti e traguardi, si ricavavano gli elementi essenziali del calendario agricolo, rispetto al sorgere stagionale del sole. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Assisi, il cui nome – in Properzio e sempre per bocca di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> – sarebbe </span><span style="font-size: large;"><i><b>Asis</b></i></span><span style="font-size: large;">, pur presentando affinità con la radice </span><span style="font-size: large;"><i>–as</i></span><span style="font-size: large;">, nel significato di ‘acqua’ oppure di ‘luogo elevato’ o piccolo monte, in realtà è affine ad </span><span style="font-size: large;"><i>Axis</i></span><span style="font-size: large;"> – parola presente in alcuni codici properziani, il cui valore indica appunto un ‘asse astronomico’. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Si potrebbe pensare anche alla contrapposizione, funzionale e vitale di acqua e di fuoco, </span><span style="font-size: large;"><i>Asu</i></span><span style="font-size: large;"> in accadico è il Sole, mentre </span><span style="font-size: large;"><i>aso</i></span><span style="font-size: large;"> nelle Tavole i Gubbio è sinonimo di ‘calore’ o di ‘fuoco’. I colori del gonfalone medievale del Comune di Assisi erano il blu e il rosso, acqua e fuoco. Ma </span><span style="font-size: large;"><i>Asis</i></span><span style="font-size: large;">-</span><span style="font-size: large;"><i>Axis</i></span><span style="font-size: large;"> in luogo di </span><span style="font-size: large;"><i>arcis</i></span><span style="font-size: large;"> (nel rispetto numerico delle 6 ‘esse’ presenti negli speculari esametri di IV, 1, 65 </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> e IV, 1, 125 </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">), è la versione preferibile per indicare la piena corrispondenza tra </span><span style="font-size: large;"><i>Axis </i></span><span style="font-size: large;">e </span><span style="font-size: large;"><i>Asis</i></span><span style="font-size: large;">, pervenendo alla conclusione che </span><span style="font-size: large;"><i>Asis</i></span><span style="font-size: large;">, toponimo alquanto sorprendente per i glottologi, significava in origine il luogo sommitale dell’insediamento primitivo di Assisi quadrata, posta sul versante est della collina, nella piccola gola che da quel lato va verso il monte </span><span style="font-size: large;"><i>Subasio</i></span><span style="font-size: large;">, con riferimento al culto di Giano, divinità principe del mondo italico. Del resto tutta la zona circostante, compresa la prima propaggine del Subasio, cioè Monte San Rufino, è caratterizzata dalla presenza di numerosi castellieri umbri, </span><span style="font-size: large;"><i>oppida</i></span><span style="font-size: large;"> d’altura a forma di ellisse. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il castelliere di Monte San Rufino, appena sopra di Assisi a quota 1099, è un importante sito archeologico poco noto e per nulla valorizzato, in cui sono stati scoperti nel ‘900 meravigliosi bronzetti votivi dedicati a Nerio-Marte. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Un singolare reperto d’epoca umbra (III-II secolo a.C.), qui di seguito riprodotto, rappresenta poi le 4 girali del moto lunare mensile e le 4 girali o spirali dell’anno. La connotazione simbolica, di tipo archeo-astronomico, non lascia dubbi rispetto alla disciplina di settore, in verità poco frequentata e conosciuta, molto spesso ignorata. Con la conseguenza esiziale che sulle antiche memorie di Assisi umbro-romana si è fatta confusione, come peraltro dimostra la situazione equivoca in cui si collocherebbe anche la </span><span style="font-size: large;"><i>domus</i></span><span style="font-size: large;"><i>Musae</i></span><span style="font-size: large;"> della Guarducci, ‘casa di poeti’ oppure ‘casa della poesia’, presunta casa di Properzio, rispetto alla natura archeologica del sito. La vera casa o </span><span style="font-size: large;"><i>domus </i></span><span style="font-size: large;">di Properzio si trovava invece poco più a monte, ed è la c.d. “casa del larario”. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Se si va a consultare un saggio di archeoastronomia (disciplina recente, introdotta in Italia dal noto astronomo Giulio Romano dell’Università di Padova), ci si accorge che spirali simili sono state censite e classificate da Cossard nel 2010, nel preciso significato di spirale destrogira e spirale levogira con riferimento alle stagioni e alla loro alternanza, rispetto all’altezza del sole sull’orizzonte e alle date dei solstizi e degli equinozi. L’immagine è eccezionale sia per la sua collocazione in una zona archeologica importantissima ma sempre trascurata, che per il suo significato simbolico. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La secolare Accademia Properziana del Subasio in passato forse non disponeva di strumenti concettuali per afferrare aspetti simili. L’Accademia di oggi di tutto s’interesserebbe (minutaglie assai dotte, ricorrenze, celebrazioni, aspetti storici, folclore e costumanze, ritratti di personaggi, pubblicazioni impegnative), meno che delle presenze oltremodo affascinanti di un passato remoto apparentemente muto? Al contrario, la voce più autentica di Assisi sta in stupendi dettagli, in pietre risparmiate dalla pietà del tempo in nome del sacro, nella sua eccezionale continuità, poco appariscente, ma sempre viva e presente. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Le spirali del basso rilievo d’età umbra preromana, non solo rappresentano il tempo della luna con le 4 stagioni dell’anno, ma restituiscono i tratti di un’anima antichissima, voce e segno d’ammonimento per quest’epoca sciatta e profana. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Sarebbe bene riflettere e poi inchinarsi alla limpida verità della bellezza sacra, che è l’anima vera del tempo e dei suoi segni. Ammirate:</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><a href="http://misteridiassisi.it/wp-content/uploads/2016/03/IL-TEMA-ASTRALE-DI-AUGUSTO-E-L-OROCOPO-DELL’INDVINO-HOROS1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-804" alt="IL TEMA ASTRALE DI AUGUSTO E L? OROCOPO DELL’INDVINO HOROS:1" src="http://misteridiassisi.it/wp-content/uploads/2016/03/IL-TEMA-ASTRALE-DI-AUGUSTO-E-L-OROCOPO-DELL’INDVINO-HOROS1-447x600.jpg" width="447" height="600" /></a> </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>3* </b></span><span style="font-size: large;">Properzio</span><span style="font-size: large;">si riferisce al </span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">sidus Iulium</span></i></span><span style="font-size: large;"> in IV, 6, versi 59-60: </span><span style="font-size: large;"><i><b>At pater </b></i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;"><b>Idalio</b></span></i></span><span style="font-size: large;"><i><b> miratur Caesar ab astro: &lt;&lt; Tu deus; est nostri sanguinis ista fides &gt;&gt;</b></i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’elegia sesta del quarto libro è dedicata al tempio di Apollo navale sul Palatino e alla celebrazione memoriale della decisiva battaglia navale nel golfo di Azio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il “grande Cesare”, alias Augusto, ha sconfitto una donna: Cleopatra. L’elegia commemorativa ridonda di elogi per il Principe di Roma, modulando – ma non imitando – l’occasione e l’intonazione del Carme Secolare di Orazio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In questa elegia, che fa specchio alla III, 11 &#8211; assunta dal Paratore a modello dell’integrazione difficile di Properzio nel regime (da cui la formula successiva di “voci politiche in Properzio erotico”), cosa mai notata prima si rintracciano acrostici orizzontali e verticali, diluiti per evitarne la comprensione immediata, inneggianti a </span><span style="font-size: large;"><b>ISIS</b></span><span style="font-size: large;">, vale a dire a Cleopatra “nuova Iside” (il titolo le competeva ufficialmente, con l’approvazione di Marco Antonio). Anche </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>che non</i></span><span style="font-size: large;"><i>seguiva i fasci</i></span><span style="font-size: large;">, era seguace di Iside. Iside era stata evocata apposta nella elegia precedente della lurida </span><span style="font-size: large;"><i>lena</i></span><span style="font-size: large;"> Acantide. Il finale della III, 11 contiene un trucco magistrale: due volte la dedica ad </span><span style="font-size: large;"><b>ANTONIO</b></span><span style="font-size: large;"> ottenuta con suprema intelligenza in ripetizioni speculari di coppie di lettere – ANTONIO = IONOTNA – sia che il marinaio entri o lasci il porto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Non dobbiamo guardare alle apparenze, alle circostanze elogiative, sebbene la stessa celebrazione di Augusto vincitore appaia comunque prolissa e insincera, talvolta ridicola nelle esagerazioni. Il tema generale era politicamente imposto dalla necessità, mentre il taglio specifico, rispetto alla celebrazione, insomma il momento topico, è una libera scelta del poeta. In questo spazio particolare, così selezionato, Properzio ha racchiuso i significati nascosti del suo atroce dissenso e persino del suo odio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Ad esempio, per quanto alcuni critici abbiano avuto il sospetto che Properzio fosse stato filo-antoniano (a quell’epoca era ancora un giovinetto), l’ultimo verso della III, 11: </span><span style="font-size: large;"><i>Caesaris in toto sis memor in Ionio</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; </span><span style="font-size: large;"><i>o marinaio, sia che tu entri o che</i></span><span style="font-size: large;"><i>tu esca dal porto</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">memore tu sia in tutto il mar Ionio di Cesare vincitore ad Azio</span></i></span><span style="font-size: large;">, si presta a questa metamorfosi: &lt; Actio ore os sis memoris Antonii &gt; &#8211; o marinaio, </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">nel golfo di Azio sii tu la bocca di Antonio che ricorda</span></span><span style="font-size: large;"> (gioco di parole </span><span style="font-size: large;"><i>os </i></span><span style="font-size: large;">- </span><span style="font-size: large;"><i>oris</i></span><span style="font-size: large;"> come ‘bocca’ e come ‘golfo’ o ‘insenatura’). Ma la cifra è ANTONIO come è stato già detto poco sopra. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La presenza dell’acrostico </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">ISIS</span></span><span style="font-size: large;"> in IV, 6 (elegia che rendendo più ridicolo quel passo già visto dell’Eneide, in cui Augusto è vincitore sotto il segno divino della stella di Giulio Cesare, adesso lo vede schierato contro le navi di una sola donna, Cleopatra, mancando ogni riferimento a Marco Antonio), certamente inficia tutta la composizione. Si potrebbe obiettare che IS-IS è un’iterazione facilmente ricorrente in lingua latina, per nulla indicativa; ma se si va a guardare bene, si scorgono – nella frequenza e collocazione particolare di ISIS in certi passi, lì con le dovute cautele – i chiari segni dell’intenzione. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La costruzione maliziosa di IV, 6 ha il suo valore speciale. Properzio è un </span><span style="font-size: large;"><i>vate</i></span><span style="font-size: large;"> che in poche parole se ne frega di Augusto. Una lunga preparazione cerimoniale, pressoché solenne, che infine termina con lo scintillio del vino rosso versato nelle sue coppe al primo sorgere del sole. Così il poeta </span><span style="font-size: large;"><i>ha trascorso la notte</i></span><span style="font-size: large;">. Nell’ombra i suoi velenosi aculei. Ottaviano era stato l’assassino spietato di Gallo a Perugia. Sono trascorsi all’incirca 25 anni (siamo nel 16, per il quindicennio di Azio). L’elegia è inserita tra quella di Cinzia ormai sul viale del tramonto, prostituita dalla lena </span><span style="font-size: large;"><i>Ancantide</i></span><span style="font-size: large;">, e quella di Cinzia che riappare in sogno. A seguire ci sarà Cinzia più viva che mai, di nuovo presente sull’Esquilino, di ritorno da un rito sotterraneo a Lanuvio. Rito di fertilità, che Cinzia ha superato indenne (e lei una meretrice!). Ed è l’Esquilino di Mecenate, dove Properzio </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">non</span></span><span style="font-size: large;"> abitava, ma dove dovevano essere riportate – da chi le avesse trovate – le perdute </span><span style="font-size: large;"><i>tabellae</i></span><span style="font-size: large;"> o </span><span style="font-size: large;"><i>cerae</i></span><span style="font-size: large;">. Un ricco avaro (ancora Augusto, ed è lui il “</span><span style="font-size: large;"><i>nano Magno</i></span><span style="font-size: large;">” di IV, 8) non potrà scrivere su di esse. Properzio non si è venduto al potere. </span><span style="font-size: large;"><b>Properzio segreto è una certezza</b></span><span style="font-size: large;">. Lo dimostra anche l’aggettivo </span><span style="font-size: large;"><i>Idalio</i></span><span style="font-size: large;">, riferito a Venere nell’evocazione del </span><span style="font-size: large;"><i>sidus</i></span><span style="font-size: large;"><i>Iulium</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; ovvero la cometa rosso sangue comparsa nell’estate del 44. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Il padre Cesare, dalla stella di Venere, guarda </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">ammirato</span></i></span><span style="font-size: large;"><i> Ottaviano, vincitore ad Azio</i></span><span style="font-size: large;">. Perciò </span><span style="font-size: large;"><i>Tu sei</i></span><span style="font-size: large;"><i>un dio</i></span><span style="font-size: large;">: </span><span style="font-size: large;"><i>ed è questa la prova in te del nostro comune sangue</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; così Properzio fa dire a Giulio Cesare. Ma anche questi versi, come altrove, si prestano a essere falsificati. </span><span style="font-size: large;"><b>Adit pater ab alio astro Caesar miratur</b></span><span style="font-size: large;">: </span><span style="font-size: large;"><b>Ut deus</b></span><span style="font-size: large;">; </span><span style="font-size: large;"><i><b>est nostri sanguinis ista fides</b></i></span><span style="font-size: large;">. [qui il ‘comune sangue’ è quello di Gallo, padre di Properzio]. Non è Giulio Cesare, ‘padre’ di Ottaviano Augusto. E’ Gallo, il padre di Properzio, crudelmente trucidato, che adesso s’avanza come una stella mentre di lui ne resta ammirato Cesare da un’altra stella. Ed è la stella luminosissima di Venere, insomma di nuovo </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Iside</span></span><span style="font-size: large;">, giacché Venere aveva anche quest’appellativo (Plinio II, 37). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In Virgilio (Bucoliche, IX, 47) l’</span><span style="font-size: large;"><i>astro</i></span><span style="font-size: large;"> del 44 è quello di </span><span style="font-size: large;"><i>Cesare Dioneo</i></span><span style="font-size: large;"> (con Dione madre di Venere oppure Venere stessa). Properzio ha mutato l’epiteto, rendendo così più certa e sicura l’indicazione di Iside – Cleopatra inserita come acrostico. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il verso a seguire adesso è di una chiarezza meravigliosa: “</span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Come un dio</span></span><span style="font-size: large;">”; ed è questa la prova ‘certa’ del </span><span style="font-size: large;"><i> sangue comune</i></span><span style="font-size: large;"> (Properzio era figlio di Gallo, mentre Ottaviano era soltanto il nipote di Cesare, perché figlio di una sua sorella: sangue </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">non</span></span><span style="font-size: large;"> paterno, dunque, ma sangue languido e indiretto!). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Ciò che di Properzio si pretenderebbe aver egli cantato in favore di Augusto, non solo non è spontaneo, suonando insincero, </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">ma è veramente falso</span></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La IV, 6 qui in rapido esame, terminava con questo distico: </span><span style="font-size: large;"><i>Sic noctem patera</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>sic ducam carmine</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>donec</i></span><span style="font-size: large;"> / </span><span style="font-size: large;"><i>iniciat radios in mea vina dies</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; </span><span style="font-size: large;"><i>Così trascorrerò la notte</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>tra le coppe</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>cantando</i></span><span style="font-size: large;"><i>un carme</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>finché</i></span><span style="font-size: large;"> / </span><span style="font-size: large;"><i>la coppa non scintilli ai raggi del giorno</i></span><span style="font-size: large;">. Ancora una metamorfosi: &lt; Sic necat patrem, sicam carmine duco, donec / incedit iis anima divina rosae &gt; &#8211; Così uccide il padre mio, con un carme allora io reco la mia spada, finché / non penetri in essi l’anima divina della rosa &gt;! </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Gallo fu tra le vittime fatte sgozzare da Caio Ottaviano in onore di Giulio Cesare sulle </span><span style="font-size: large;"><i>arae Perusinae</i></span><span style="font-size: large;"> alle idi di marzo dell’anno 40. Il canto segreto di Properzio vale per tutti gli eroi dell’Umbria, morti a Perugia. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La spada uccide, il canto invece introduce in quelle vittime innocenti l’anima divina della rosa, il suo profumo immortale in luogo del sangue: quale riscatto migliore? Invano si affanneranno gli storici: trovino i </span><span style="font-size: large;"><i><b>Perusina sepulcra</b></i></span><span style="font-size: large;"> prima di argomentare solenni sciocchezze ideologiche. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> aveva anche il compito di smentire </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">. Il poeta di </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia-Luna</i></span><span style="font-size: large;"> ha cantato un amore insano (strano assai) e ha cantato Augusto (ironicamente). La verità è altra: </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> ha cantato in segreto l’Umbria avvilita da Ottaviano ed ha maledetto Augusto, principe di Roma assassina. Mai ne canterà </span><span style="font-size: large;"><i>i fati</i></span><span style="font-size: large;">. Anche le parole di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> (cfr. IV, 1, vv. 67-70) sono false (e falsificabili). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Roma, fave</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>tibi surgit </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">opu</span></i></span><span style="font-size: large;"><i>s: date candida cives</i></span><span style="font-size: large;"> / </span><span style="font-size: large;"><i>omina</i></span><span style="font-size: large;">&#8230; (</span><span style="font-size: large;"><i>Favorisci, o Roma, per te l’</i></span><span style="font-size: large;"><i><b>opera</b></i></span><span style="font-size: large;"><i>sorge</i></span><span style="font-size: large;"> ecc.), si trasforma radicalmente: </span><span style="font-size: large;"><i><b>ROMA, CAVE OPUS: TIBI SURGIT</b></i></span><span style="font-size: large;"><b>VATES, CANDIDA FIDE</b></span><span style="font-size: large;"> (il ribaltamento sta in </span><span style="font-size: large;"><i>fave</i></span><span style="font-size: large;"> trasformato in </span><span style="font-size: large;"><i>cave</i></span><span style="font-size: large;"> = ‘evitare’, ‘guardarsi da’). </span><span style="font-size: large;"><b>O</b></span><span style="font-size: large;"><b>Roma, guardati dalla mia opera</b></span><span style="font-size: large;">: </span><span style="font-size: large;"><b>per te, sorge un vate di limpida fede</b></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">E’ vero che il genere dell’anagramma è del tutto aleatorio, come nei risultati degli ambigui ‘responsi’ della Sibilla (cfr. Cicerone, </span><span style="font-size: large;"><i>De divinatione</i></span><span style="font-size: large;"> II, 111, ss.), ma Properzio segreto è veramente un caso differente. E non si fonda su anagrammi, soltanto. Ma su cifre certe, la cui autenticità è innegabile, una volta scoperte. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>4* </b></span><span style="font-size: large;">La prima attestazione di </span><span style="font-size: large;"><i>Corona Borealis</i></span><span style="font-size: large;">compare in Ferecide. Properzio scriveva elegie in quattro o in cinque libri dal 29 al 15 a.C. e la riforma cesariana del calendario era in pieno vigore, mentre l’astronomia dell’epoca era dominata dal neopitagorismo facente capo a Nigidio Figulo e all’insegnamento stoico di Posidonio (teologia astrale). Da poco una nuova costellazione celeste era stata coniata a Roma: si trattava del </span><span style="font-size: large;"><i>Caesaris thronus</i></span><span style="font-size: large;">. L’atlante Farnese riporterebbe questa costellazione dedicata al trionfo celeste di Cesare. L’unica attestazione letteraria del </span><span style="font-size: large;"><i>Trono</i></span><span style="font-size: large;"> risale a Plinio (II,178). Nell’atlante Farnese il </span><span style="font-size: large;"><i>Trono</i></span><span style="font-size: large;"> sembra collocato a nord del Cancro. Il </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Cancro</span></span><span style="font-size: large;"> è il segno che ospitava il sole al momento della nascita di Giulio Cesare. La cometa del 44 sarebbe comparsa in questo segno, per cui non è chiara la distinzione tra il </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;"> (la cometa transitoria del 44) e il </span><span style="font-size: large;"><i>thronus Caesaris</i></span><span style="font-size: large;"> (una costellazione stabile). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La definizione di </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;"> – stella di </span><span style="font-size: large;"><i>Giulio Cesare</i></span><span style="font-size: large;"> ovvero dei </span><span style="font-size: large;"><i>Giulii</i></span><span style="font-size: large;"> – deriva da Orazio (</span><span style="font-size: large;"><i>Carmina</i></span><span style="font-size: large;"> I, 12, 47). Orazio ha dedicato l’ode ad Augusto. </span><span style="font-size: large;"><i>Cresce, oscura nel tempo, come un albero, la fama di Marcello, </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">e l’astro Giulio brilla più di tutti, come fa la luna tra i pianeti</span></i></span><span style="font-size: large;">. L’intento adulatorio è smaccato, iperbolico. Non fa certo onore a un poeta, che come Archiloco, finse di aver smarrito lo scudo in battaglia o di essere stato salvato da una nuvola. Orazio militò a Filippi, tra le schiere dei cesaricidi con Bruto e Cassio. Ma Orazio si era adeguato e adesso tesseva le lodi del Principe (siamo dopo l’anno 27, ben lontani dal 44). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’astro </span><span style="font-size: large;"><i>Giulio</i></span><span style="font-size: large;"> qui significa che Augusto è l’astro assoluto di Roma. L’eredità di Cesare era un fatto ormai stabilito. Caio Ottaviano dal 44 in poi aveva superato tutte le prove. Sconfitti Marco Antonio e Cleopatra, sebbene a Roma perdurasse per così dire l’istinto repubblicano, Augusto era l’egemone incontrastato: stava nascendo l’Impero. Orazio ne è consapevole e per quanto strettamente legato a Mecenate, che dal 23 in poi subì un oscuramento, sa mantenersi in equilibrio rivendicando i suoi privilegi. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Virgilio, vittima delle requisizioni che avevano colpito anche Mantova, cooptato da Mecenate, e poco dopo si aggregava Orazio, anche lui si rese conto della politica di Ottaviano e la assecondò. Siamo nella fase triunvirale, Ottaviano esercita poteri in Italia. Si è registrato un accordo, la pace di Brindisi. Le </span><span style="font-size: large;"><i>Bucoliche</i></span><span style="font-size: large;">, composte tra il 41 e il 38, riprendono i temi siciliani di Teocrito e anticipano il felice destino di Ottaviano. </span><span style="font-size: large;"><i>Dafni, perché osservi il sorgere antico degli astri? Ecco, è apparsa </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">la stella di Cesare Dioneo</span></i></span><span style="font-size: large;"><i>, per cui i campi si allietano di messi e l’uva prende colore sui colli soleggiati</i></span><span style="font-size: large;">&#8230; (ecloga IX, vv. 46 ss.). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Questo passo si riferisce anch’esso alla comparsa del </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;"> nella tarda estate del 44, pochi mesi dopo l’assassinio di Giulio Cesare nella Curia. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Tutto porta via il tempo, anche la memoria</i></span><span style="font-size: large;">. Non sarà così per i </span><span style="font-size: large;"><i>Giulii</i></span><span style="font-size: large;">, Cesare e suo nipote Ottaviano, che sulla Storia imprimeranno ciascuno il proprio sigillo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Anche nell’Eneide, iniziata nel 29 e mai terminata (l’edizione del poema, che Virgilio in punto di morte avrebbe voluto distruggere, fu curata da Vario Rufo e Plozio Tucca, e l’opera fu pubblicata nel 17, due anni dopo la morte del poeta, che comunque seguitava a destare sospetto), ci sono riferimenti al </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Oltre che nelle visioni dello scudo di Enea, vi si accenna altrove. Nel secondo libro, quando la fiamma lambisce il capo di </span><span style="font-size: large;"><i>Iulio </i></span><span style="font-size: large;">senza bruciarlo (v. 682 e ss.), è una cometa che appare ad Anchise (v. 693 e ss.). Anche nel primo libro è forse possibile scorgere un’allusione al </span><span style="font-size: large;"><i>sidus</i></span><span style="font-size: large;"> nelle parole rivolte da Giove a Venere sui futuri destini degli Eneadi (v. 286 e ss.). Un’altra allusione (V, 527 e ss.) compare nella similitudine tra la freccia scagliata da Aceste e un </span><span style="font-size: large;"><i>sidus crinitum</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Se per caso la Storia avesse premiato Hitler o Stalin, davanti a quali monumenti letterari ci saremmo ritrovati? Perché fare un’eccezione per Augusto? La grande letteratura è forse affetta da un male grave, consistente nell’alterazione della verità? A questo punto, ‘Properzio segreto’, in tutto e per tutto, somiglierebbe a un eroe, e, prima ancora, a un genio assoluto. La Storia è arcana quanto la Vita. E’ un enigma, e i versi del Cantico dei Cantici </span><span style="font-size: large;"><i>aenigmata sunt illa</i></span><span style="font-size: large;">. Quanto il Quoelet.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Virgilio e Orazio molto si piegarono al potere, Properzio invece mentì. Quant’è grande l’arte? Qual è la sua autonomia? Virgilio dovette rifare la dedica delle </span><span style="font-size: large;"><i>Georgiche</i></span><span style="font-size: large;">, dopo la caduta in disgrazia di Cornelio Gallo nel 26 (nell’anno 30 a. C. importante generale romano nella campagna d’Egitto contro Marco Antonio e Cleopatra,e prima ancora poeta elegiaco d’amore). Gallo fu costretto al suicidio e Properzio (II, 34) così lo ricorda: </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus, mortuus inferna lavit vulnera acqua!</i></span><span style="font-size: large;"> – </span><span style="font-size: large;"><i>Gallo, morto da poco, lavò</i></span><span style="font-size: large;"><i>le sue ferite nelle acque infernali!</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il terzo libro delle </span><span style="font-size: large;"><i>Elegie</i></span><span style="font-size: large;"> [ma nulla a che vedere con gli </span><span style="font-size: large;"><i>Amores</i></span><span style="font-size: large;"> in quattro libri di Cornelio Gallo che fu uno degli ultimi a vedere ancora in vita Cleopatra a Canopo: e il presunto suicidio di Cleopatra è assai sospetto!]così terminava: </span><span style="font-size: large;"><i><b>Has tibi fatalis cecinit mea</b></i></span><span style="font-size: large;"><i><b>pagina diras: / eventum formae </b></i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;"><b>disce timere</b></span></i></span><span style="font-size: large;"><i><b> tuae! </b></i></span><span style="font-size: large;">– </span><span style="font-size: large;"><i>Queste fatali maledizioni contò la mia pagina: impara a temere la fine della tua bellezza!</i></span><span style="font-size: large;"> Meritava “Cinzia” queste ‘maledizioni’, per ricomparire nel quarto libro, in modo a dir poco struggente, ed infine trionfante, dando alle </span><span style="font-size: large;"><i>Elegie</i></span><span style="font-size: large;"> la potenza e il fascino di un mistero? C’è sempre qualcosa che non quadra. Ambigua anche la figura dell’etrusco Mecenate, di sorprendenti costumi e abitudini, che nella fase cruciale dello scontro di Ottaviano con Marco Antonio e Cleopatra era per così dire l’occhiutissimo ministro degli interni di Ottaviano a Roma. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’elegia 26 del secondo libro – Cinzia in sogno, che ha fatto naufragio nello Ionio e rischia dunque di affogare, le chiome appesantite dall’acqua – è un capolavoro di allusività. Tutto è doppio e tutto sta insieme: Cinzia e Properzio sono una cosa sola. </span><span style="font-size: large;"><i>Morire sul corpo di Cinzia</i></span><span style="font-size: large;"> (“un cuore e una capanna”) sarà </span><span style="font-size: large;"><i>destino non</i></span><span style="font-size: large;"> inglorioso. I fiumi della Grecia </span><span style="font-size: large;"><i>si rivolteranno</i></span><span style="font-size: large;">, e qualcuno dirà: </span><span style="font-size: large;"><i>Sorgi, poeta, dal</i></span><span style="font-size: large;"><i>nostro talamo!</i></span><span style="font-size: large;"><i>Nessuna tenebra oscurerà le stelle</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i><b>purus et Orion, purus et Headus erit</b></i></span><span style="font-size: large;"> –</span><span style="font-size: large;"><i>puro</i></span><span style="font-size: large;"><i>Orione e puro anche il Capretto.</i></span><span style="font-size: large;">Anche qui,</span><span style="font-size: large;">un’immagine astronomica, molto importante e criptica, che sembra rifarsi a Virgilio, egloga IX, acrostico </span><span style="font-size: large;"><b>HAEDO </b></span><span style="font-size: large;">(al dativo). Sorgi, o Poeta, dal noto Rostro del Foro! Ma Apollo glielo impedì. Non erano quelli tempi di libertà. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il tema del </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;"> non appartiene in modo esclusivo alla letteratura latina d’età augustea, in senso elogiativo e mitico-astronomico (teologia astrale); ma investe anche la portata o gamma d’estensione di ‘Properzio segreto’. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In queste pagine di appunti (non è agevole muoversi all’interno del </span><span style="font-size: large;"><i>labirinto</i></span><span style="font-size: large;"> delle Elegie) stiamo cercando i punti caldi dell’intera questione. Un </span><span style="font-size: large;"><i>filo</i></span><span style="font-size: large;"> collega i vari momenti e l’eruzione </span><span style="font-size: large;"><i>vulcanica</i></span><span style="font-size: large;"> dell’odio inestinguibile è trattenuta nei </span><span style="font-size: large;"><i>pori</i></span><span style="font-size: large;"> di versi </span><span style="font-size: large;"><i>tenui</i></span><span style="font-size: large;"><i>come pomice</i></span><span style="font-size: large;">. Ma il </span><span style="font-size: large;"><i>petto</i></span><span style="font-size: large;"> di Properzio era tutt’altro che </span><span style="font-size: large;"><i>angusto</i></span><span style="font-size: large;"> e le sue </span><span style="font-size: large;"><i>ricusazioni</i></span><span style="font-size: large;"> verso l’</span><span style="font-size: large;"><i>epica</i></span><span style="font-size: large;"> in favore dell’</span><span style="font-size: large;"><i>elegia</i></span><span style="font-size: large;"> rappresentavano la denuncia della poesia cortigiana imposta dal Principe. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Povero Virgilio, cui il grande poema dell’</span><span style="font-size: large;"><i>Eneide</i></span><span style="font-size: large;">, folle saga dinastica di Augusto, fu estorto con </span><span style="font-size: large;"><i>ordini severi</i></span><span style="font-size: large;"> e anni di fatiche non terminate. Virgilio, lui l’</span><span style="font-size: large;"><i>insonne</i></span><span style="font-size: large;">. Mentre Cinzia, come Tarpea, per amore fu schiacciata sotto gli scudi dei Sabini conquistatori del Campidoglio.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il circolo letterario di Mecenate sull’Esquilino non era l’unico circolo di Roma, ma fu il principale, grazie al talento del grande etrusco nell’associarsi cavalli di razza. Mecenate assecondò Ottaviano, lo sostenne, e gli fu accanto. Tra i due correvano alcuni anni. Ottaviano era più giovane. Mecenate riteneva che la monarchia fosse preferibile alla repubblica, causa di lunghi contrasti sfociati nelle guerre civili, ma si poneva – accanto al problema dinastico – quello dei limiti del principato. La volta augustea fu determinate. Tutto cambiava. Forse Mecenate si pentì. Non lo sappiamo. Le fonti credute finora attendibili forse non lo sono. Properzio segreto ci rivela quanto avremmo dovuto sospettare, cioè che fu appoggiato da Mecenate prima del suo esordio poetico a Roma nell’estate del 29 (all’età di 19 anni). Si riesce a comprendere anche l’elegia di </span><span style="font-size: large;"><i>Vertumno</i></span><span style="font-size: large;"> (IV, 2), cangiante divinità etrusca, da </span><span style="font-size: large;"><i>Volsinii</i></span><span style="font-size: large;"> trasferita a Roma nel </span><span style="font-size: large;"><i>Vicus Tuscus</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Forse Mecenate si era illuso che appoggiando Ottaviano sarebbe stato rallentano il declino degli Etruschi e che le vecchie aristocrazie ritrovassero dignità. Fatto che è anche il grande Mecenate cadde in disgrazia. Rivelatore però il suo chiaro atteggiamento di totale estraneità e indifferenza verso cariche politiche e onori. Mecenate rivendicava la sua autonomia e la sua libertà. L’età augustea ebbe fasi diverse, svolgendosi intorno al delicato equilibrio della primazia del Principe e del rispetto formale del precedente assetto e dei vecchi valori costituzionali. I mutamenti sorgevano poco a poco, ritualizzati dal potere. Tuttavia Ottaviano aveva agito sempre e soltanto per acquistarsi il potere. Con la corruzione del denaro e la spietata intelligenza che cinicamente lo caratterizzava, nonostante la salute precaria. Augusto fu il fondatore di un impero criminale. Non c’è altra verità, sebbene nell’epoca di Augusto nacque Gesù in Palestina, patendo sotto Tiberio. L’impero criminale fu la Via di Cristo per la Storia della Salvezza. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>5* </b></span><span style="font-size: large;">La cometa di Giulio Cesare – </span><span style="font-size: large;"><i>igne cruento</i></span><span style="font-size: large;"> secondo la descrizione di Calpurnio Siculo – comparve in cielo, sul far della sera, verso occidente. Così si mostrano le comete: all’alba, prima del sorgere del sole, o subito dopo il tramonto. La cometa era di colore rosso-sangue (a forma di </span><span style="font-size: large;"><i>sica</i></span><span style="font-size: large;">). Astro crinito, fu osservato sul cielo di Roma per molte sere. L’evento fu associato ai giochi celebrati da Ottaviano dopo la morte di Cesare, i </span><span style="font-size: large;"><i>ludi Victoriae Caesaris</i></span><span style="font-size: large;">. Cesare li aveva istaurati nel 46, celebrandoli il 24 o il 25 settembre, a seguito di un voto formulato alla vigilia della battaglia di Farsalo. L’inizio dei </span><span style="font-size: large;"><i>Ludi </i></span><span style="font-size: large;">del 44 dovette cadere verso il 20 luglio a seguito della riforma del calendario. Il richiamo di Virgilio nella IX egloga all’</span><span style="font-size: large;"><i>astro Dioneo</i></span><span style="font-size: large;"> lascia intendere un periodo che andava dalla raccolta delle messi alla vendemmia. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il transito orbitale attorno al sole di una cometa si rende visibile per un certo periodo, dopo di che il fenomeno scema per l’osservatore a occhio nudo. Le comete di color rossastro erano associate a sventure, ma questo fattore giocò viceversa a favore: Cesare era stato assassinato a colpi di pugnale, e adesso il suo sangue appariva dalla volta celeste, come in segno di gloria. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La situazione fece buon gioco a favore di Ottaviano: da qui – </span><span style="font-size: large;"><i>ex post</i></span><span style="font-size: large;"> – (tranne Virgilio?), la celebrazione ‘astrale’ dell’evento. Ma potrebbe sorgere il dubbio di una riscrittura della IX egloga di Virgilio, in cui si affermava profeticamente </span><span style="font-size: large;"><i>ante tempus</i></span><span style="font-size: large;"> che </span><span style="font-size: large;"><i>più non occorre osservare la levata</i></span><span style="font-size: large;"> degli </span><span style="font-size: large;"><i>antiqua signa</i></span><span style="font-size: large;">, ma all’opposto – dalla parte nord-ovest del cielo sul far della notte – s’è adesso </span><span style="font-size: large;"><i>levato</i></span><span style="font-size: large;"> un “</span><span style="font-size: large;"><i>segno</i></span><span style="font-size: large;">” decisivo per i destini dell’orbe (cioè una nuova epoca di cui </span><span style="font-size: large;"><i>i nipoti coglieranno i frutti</i></span><span style="font-size: large;">). Questa ipotesi ha indubbiamente il suo peso. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’impressione enorme destata tra i romani a causa della cometa, subito associata a Cesare e sfruttata da Ottaviano, lasciò certamente un segno: il </span><span style="font-size: large;"><i>tempo</i></span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">non</span></span><span style="font-size: large;"> ne portò via </span><span style="font-size: large;"><i>la memoria</i></span><span style="font-size: large;">. Ed è questo il senso del passo virgiliano (che dovrebbe risalire al 40-39, ma che va riconsiderato di nuovo, al tempo di Augusto, dopo l’anno 27). Anche le </span><span style="font-size: large;"><i>Bucoliche</i></span><span style="font-size: large;"> sono opera arcana. Una misteriosa architettura. Dal verso 43 al verso 51 (ogni tre versi: uno si è uno no), abbiamo l’acrostico </span><span style="font-size: large;"><i><b>HAEDO</b></i></span><span style="font-size: large;"> (“</span><span style="font-size: large;"><i>al Capretto</i></span><span style="font-size: large;">”). </span><span style="font-size: large;"><i>Qui, Meri,</i></span><span style="font-size: large;"><i>cantiamo; qui deponi </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">i capretti</span></i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>haedos</i></span><span style="font-size: large;">), al verso 62. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Verso 43</span><span style="font-size: large;"><i><b> H</b></i></span><span style="font-size: large;"><i>uc ades; insani feriant sine litora fluctus</i></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><i>Quid, quae te </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">pura</span></i></span><span style="font-size: large;"><i> solum </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">sub nocte</span></i></span><span style="font-size: large;"><i> canentem</i></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><i><b>A</b></i></span><span style="font-size: large;"><i>udieram? Numeros memini: si verba tenerem!</i></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><i>Daphni; quid antiquos signorum suspicis ortus?</i></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><i><b>E</b></i></span><span style="font-size: large;"><i>cce Dionaei processit Cauesaris astrum,</i></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><i>atrum, quo segetes gauderent frugibus et q</i></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><i><b>D</b></i></span><span style="font-size: large;"><i>uceret apricis in collibus uva colorem.</i></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><i>Inserere, Daphni, piros; carpent tua poma nipotes. </i></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Verso 51</span><span style="font-size: large;"><i><b> O</b></i></span><span style="font-size: large;"><i>mnia fert aetas, animum quoque: saepe ego longos&#8230;</i></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’acrostico di Virgilio </span><span style="font-size: large;"><i><b>Haedo</b></i></span><span style="font-size: large;"> è stato disposto </span><span style="font-size: large;"><i>tertioque versu</i></span><span style="font-size: large;">. In Properzio l’</span><span style="font-size: large;"><i>Haedus,</i></span><span style="font-size: large;"> il </span><span style="font-size: large;"><i>Capretto</i></span><span style="font-size: large;"> al singolare, è prova certa del riferimento alla criptografia virgiliana. L’associazione fatta da Properzio tra Orione e il Capretto è anch’essa importante. </span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">Pura su nocte</span></i></span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;"> riguarda Cinzia</span></span><span style="font-size: large;">. Properzio ha ripreso lo spunto virgiliano del Capretto (</span><span style="font-size: large;"><i>Haedus</i></span><span style="font-size: large;">) situato nella costellazione dell’Auriga e vi ha aggiunto la costellazione di Orione. L’egloga IX iniziava con due contadini, </span><span style="font-size: large;"><i>Licida</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>Meri</i></span><span style="font-size: large;">, che si recano in città, lamentandosi delle espropriazioni. </span><span style="font-size: large;"><i>O caro Licida, a tal punto siamo giunti che uno straniero diventato padrone, questo dice: “E’ roba mia, andatevene, vecchi contadini”. Ora vinti e rattristati, poiché il Caso muta ogni cosa, gli mandiamo questi capretti (Haedos), ma non gliene venga bene</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Gallo era stato crudelmente trucidato a Perugia, si procedeva alle espropriazioni di terre anche nella vallata centrale dell’Umbria antica (non prima, ma dopo il </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Perusinum</i></span><span style="font-size: large;">). Il passo virgiliano è stato ripreso da Properzio in questa chiave nascosta, nonostante l’ambiguità di Virgilio, che aveva subito espropri, si dice poi rimediati per intercessione di Cornelio Gallo. La notte è pura, Cinzia in sogno starebbe per affogare nello Ionio, ma tutto alla fine è volto al meglio. </span><span style="font-size: large;"><i>Nessuna tenebra renderà a noi oscure le stelle</i></span><span style="font-size: large;">. Luminoso è Orione, e rilucente è il Capretto (</span><span style="font-size: large;"><i>puri et purus</i></span><span style="font-size: large;">). </span><span style="font-size: large;"><i>La notte</i></span><span style="font-size: large;"> – già tempestosa e travagliata – </span><span style="font-size: large;"><i>è pura</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">I Capretti sono due stelle della costellazione dell’Auriga. La leggenda descrive l’Auriga come il cocchiere che trasporta una capra sulle spalle e che regge due o tre capretti in una mano e una frusta nell’altra. L</span><span style="font-size: large;"><i>’astro Dioneo</i></span><span style="font-size: large;"> di Giulio Cesare sovrasterebbe (</span><span style="font-size: large;"><i>imminet</i></span><span style="font-size: large;">) il “</span><span style="font-size: large;"><i>capretto</i></span><span style="font-size: large;">” (</span><span style="font-size: large;"><i>haedo</i></span><span style="font-size: large;">, al singolare). Il VII idillio di Teocrito fu il modello della nona egloga di Virgilio. Ma è questa la nota politica introdotta da Virgilio in favore di Ottaviano, nipote di Giulio Cesare (abbiamo già enunciato una riserva critica circa l’originalità temporale di questa egloga IX). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In Teocrito la notazione astronomica è incentrata sui </span><span style="font-size: large;"><i>Capretti</i></span><span style="font-size: large;">, volti a occidente, mentre </span><span style="font-size: large;"><i>Orione </i></span><span style="font-size: large;">tramonta. L’acrostico virgiliano è voluto, non è frutto del caso. Properzio ne era a conoscenza, quando compose l’elegia 26 del secondo libro. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Ipsaque sidera erunt nullis obscura tenebris, / purus et Orion, purus et Haedus erit</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Properzio snida in Virgilio il calco teocriteo (</span><span style="font-size: large;"><i>Orione</i></span><span style="font-size: large;"> e il </span><span style="font-size: large;"><i>Capretto</i></span><span style="font-size: large;">, al singolare). </span><span style="font-size: large;"><i>Pura era la notte</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>puri</i></span><span style="font-size: large;"><i>Orione</i></span><span style="font-size: large;"> e il </span><span style="font-size: large;"><i>Capretto</i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>Haedus</i></span><span style="font-size: large;">). </span><span style="font-size: large;"><i>Le stelle scintillavano</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Cinzia (in II, 26) non è menzionata; ma s’intende che è sempre lei. Lei, Cinzia, è la ragione </span><span style="font-size: large;"><i>bellissima – </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;"><b>unica cura</b></span></i></span><span style="font-size: large;"><i> – </i></span><span style="font-size: large;">del sommo </span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;"><b>dolore</b></span></i></span><span style="font-size: large;">di Properzio. L’elegiaco d’amore affidò a Cinzia la sua gloria e la sua stessa vita? Certo che no! </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il paradigma tradizionale, non importa se qui adesso da me banalizzato, sul presupposto retorico che i poeti elegiaci si rifarebbero sempre o quasi a vicende personali, consisterebbe nel fatto che una certa “Cinzia” reale esisteva a Roma, padrona e tiranna assoluta dei sentimenti (esagerati) di un poeta d’amore (tanto fragile?), a questa donna (assai strana) follemente dedito come suo unico scopo di vita. “Cinzia” &#8211; in realtà &#8211; non è mai esistita. Per la semplicissima ragione che questa donna bizzarra e paradossale – ambigua matrona, per il resto meretrice: e la pretesa distinzione da una </span><span style="font-size: large;"><i>quadrantaria</i></span><span style="font-size: large;"> è artificiale e surrettizia – certamente non poteva essere accostata a Mecenate e ad Augusto. In specie nell’epoca della riforma censoria dei costumi, se avesse avuto, appena, il più lontano riscontro con una donna reale, riconoscibile e individuabile a Roma, una grande città, ma non così immensa da poter nascondere un amore simile, in particolar modo per un poeta ormai ben noto, appartenente al circolo ufficiale di Mecenate. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La finzione letteraria di Cinzia è evidente in sé. Lo è anche in questa elegia, concepita come allegoria, col sorriso del trucco che funziona e la visione in sogno che è potente nella sua ingenuità e parimenti nella sua estrema malizia letteraria di molti generi. Nessun possibile raccordo tra la vita privata del poeta, cantore di “Cinzia”, che non poteva essere ostentata in quelle circostanze preclusive, e l’esibizione di un amore letterario in linea diretta con la storia della poesia antica. E dunque: allora chi sarebbe </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;">? Perché Properzio avrebbe ‘amato’ follemente quest’unica donna ‘insistente’? Perché il primo canzoniere d’amore per Cinzia, il </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;">, contiene – al suo termine – un enigma esistenziale apparentemente irresolubile? Per quale ragione il primo libro delle Elegie, che iniziava sul calco di un epigramma efebico di Meleagro, noto poeta alessandrino, contempla in I, 20 un altro mito efebico, quello del giovinetto Ila, amasio di Ercole, rapito nei gorghi dalle ninfe della acque? A che cosa intendeva alludere Properzio, giocando ancora una volta sulle ambiguità, tra l’altro in un’eco riflessa di polemica letteraria apparente tra Virgilio e Cornelio Gallo (egloga X)? </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: large;">Orione” è un gigante, e dalla cintura gli pende una spada. La costellazione è tipicamente invernale: nella stagione opposta, l’estate, volge al tramonto. Tre mesi dopo il suo sorgere, a marzo Orione passa in culminazione. Quella di Orione è la massima costellazione dell’emisfero boreale. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Un capretto rappresentava l’offerta votiva più sacra alla divinità non solo per gli Ebrei. E una cometa di color del sangue, il </span><span style="font-size: large;"><i>sidus Iulium</i></span><span style="font-size: large;">, nel 44 fu associata all’assassinio o sacrificio di Giulio Cesare. La cometa, comparsa nel mese di </span><span style="font-size: large;"><i>luglio</i></span><span style="font-size: large;"> del nuovo calendario romano, indugiò in Auriga, nei pressi dei Capretti. </span><span style="font-size: large;"><i>Caesaris astrum</i></span><span style="font-size: large;"><i>imminet haedo</i></span><span style="font-size: large;">. </span><span style="font-size: large;"><i>Pura sub nocte</i></span><span style="font-size: large;">, l’astro di Cesare </span><span style="font-size: large;"><i>sovrasta</i></span><span style="font-size: large;"> ‘al Capretto’. Se l’egloga IX di Virgilio rimontasse in origine all’anno 40 a.C. (quando </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> fu sacrificato a Perugia dalla crudeltà di Ottaviano), allora Properzio ancora una volta avrebbe inteso alludere al sacrificio di suo padre servendosi di Virgilio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Le stelle rifulgono, Orione è altrettanto </span><span style="font-size: large;"><i>puro</i></span><span style="font-size: large;"> come il Capretto. La volta celeste ha assorbito, nella sua maestosità placante, il dramma di una morte terribile: Gallo, sgozzato come un capretto (</span><span style="font-size: large;"><i>haedus</i></span><span style="font-size: large;">) sull’altare di Cesare alle idi di marzo del 40. Si dirà che a tanta crudeltà, Ottaviano non poteva arrivare; ma le fonti storiche inchiodano l’interprete. Circa trecento persone, i capi locali della rivolta, furono mattate, come bestie, sull’altare di Cesare, e il sangue scorse a </span><a href="#sdendnote1sym" name="sdendnote1anc"><sup>i</sup></a><span style="font-size: large;">fiotti: </span><span style="font-size: large;"><i>moriendum esse</i></span><span style="font-size: large;">, “</span><span style="font-size: large;"><i>devi morire</i></span><span style="font-size: large;">”, ripeteva il truce Ottaviano </span><span style="font-size: large;"><i>a chi invocava pietà</i></span><span style="font-size: large;"> (Svetonio).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il volgo, che quattro mesi prima, commosso dall’elogio funebre pronunciato da Antonio e sconvolto dalla vista della toga insanguinata di Cesare, aveva cremato nel </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">foro</span></span><span style="font-size: large;"> il corpo dell’ucciso, nelle sere di luglio dell’anno 44, allo spuntare della cometa di color rosso sangue, vi colse il segno celeste. Ottaviano collocò l’effige della stella sul capo di una statua di Cesare. Nel 42, nel foro di Cesare, fu dedicato un tempio al Divo Giulio, con l’immagine di una stella sul timpano (Ovidio, Fasti II, 144). Fu per tale ragione che Properzio intese ricordare che la </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> (II, 20) ovvero </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;">, era stata </span><span style="font-size: large;"><i>letta in tutto il foro</i></span><span style="font-size: large;"> (II, 24: </span><span style="font-size: large;"><i>toto Cynthia lecta foro</i></span><span style="font-size: large;">), il </span><span style="font-size: large;"><i>foro delirante</i></span><span style="font-size: large;">, che </span><span style="font-size: large;"><i>Apollo</i></span><span style="font-size: large;"> negò al poeta avviato alla carriera forense, secondo le parole allusive di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">. Cinzia – in una lontananza settembrina – adesso non più donna elegiaca della grande città, bensì amante agreste come in Tibullo, porterà un po’ d’incenso in un sacello disadorno e un </span><span style="font-size: large;"><i>capretto</i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>haedus</i></span><span style="font-size: large;">) cadrà </span><span style="font-size: large;"><i>ante focos</i></span><span style="font-size: large;"> (sulle braci dell’ara). Il </span><span style="font-size: large;"><i>labirinto</i></span><span style="font-size: large;"> delle Elegie svaria da un angolo all’altro, per mille meandri, certe parole si rincorrono, ma la “parola chiave” rimane </span><span style="font-size: large;"><b>ossa</b></span><span style="font-size: large;">, al plurale. </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> è il segreto dell’Opera immortale di suo figlio. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><b>L’OROCOPO DI HOROS</b></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>1* </b></span><span style="font-size: large;">L’elegia </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius-Horos</i></span><span style="font-size: large;"> fu scritta per ultima. Le era stato affidato il senso arcano dell’opera intera, </span><span style="font-size: large;"><i>unum opus</i></span><span style="font-size: large;">. Che le </span><span style="font-size: large;"><i>Elegie</i></span><span style="font-size: large;"> fossero un’opera letteralmente ingannevole, e non suadente o piacevole (</span><span style="font-size: large;"><i>fallax opus</i></span><span style="font-size: large;">), è provato dalla scoperta di crittografie intenzionali nella </span><span style="font-size: large;"><i>sfragìs</i></span><span style="font-size: large;"> del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;"> e altrove in passi decisivi per la loro importanza. L’estensione di Properzio segreto si riflette in </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius-Horos</i></span><span style="font-size: large;"> (e viceversa). Ovviamente, è un dato necessario: del resto testimoniato dallo sdoppiamento. Se non si accetta questa considerazione, allora l’opera unica non è più unitaria, e, pertanto, si smarrisce totalmente il ruolo di </span><span style="font-size: large;"><i>Vertumnus</i></span><span style="font-size: large;"> (elegia IV, 2) e il significato [non apparente o superficiale] del compito affidato da </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> a </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">. Al limite del trucco e dell’inganno, l’ambiguità formale si risolve invece in una scelta sostanziale: o si tratta di un capolavoro nascosto, oppure dobbiamo prendere le </span><span style="font-size: large;"><i>Elegie </i></span><span style="font-size: large;">alla stessa stregua di altre opere d’epoca, per cui Properzio avrebbe copiato da Tibullo (oppure il contrario), ma i calchi letterari non rivelerebbero un “</span><span style="font-size: large;"><i>genio</i></span><span style="font-size: large;">” in assoluto quale Properzio pretende di essere e proclama di se stesso. Persino più grande di Omero! Ma era vero: Properzio è un genio in assoluto, più unico che raro, in tutto il panorama della letteratura mondiale. Il personaggio enigmatico e apparentemente inspiegabile di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos </i></span><span style="font-size: large;">ha il compito delicatissimo di falsificare </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> secondo inganno. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il poeta fu costretto a migrare da bambino a Roma, cpon sua madre, subito dopo la morte del padre. L’Esquilino di Mecenate fu un ricettacolo giovanile, ma la sua “</span><span style="font-size: large;"><i>casa</i></span><span style="font-size: large;">” romana non era in quei paraggi. Abitare sull’</span><span style="font-size: large;"><i>Esquilino</i></span><span style="font-size: large;"> è una metafora che si rende necessaria ai fini della elegia 23 del terzo libro sulle </span><span style="font-size: large;"><i>tabellae</i></span><span style="font-size: large;"> smarrite. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Probabilmente Mecenate era imparentato con i </span><span style="font-size: large;"><i>Volcacii</i></span><span style="font-size: large;">, che a loro volta erano imparentati (affini) con i </span><span style="font-size: large;"><i>Propertii</i></span><span style="font-size: large;">. Fu Mecenate a temperare il giovinetto e a condurlo sulla via del successo, ovviamente fingendo pure lui (</span><span style="font-size: large;"><i>fallax opus</i></span><span style="font-size: large;">).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La grande elegia proemiale del quarto libro completa i dati biografici e stabilisce il canone ermeneutico. L’unità è garantita da questo rigore razionale stretto, che se non compreso, comporta come conseguenza la permanenza di zone d’ombra e di decine di enigmi irresolubili. Se si pretende – come pure ha fatto Wolfgang Hubner – di isolare l’oroscopo di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> dal contesto segreto cui aderisce, in relazione a </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">, apparentandolo all’oroscopo di Orazio (</span><span style="font-size: large;"><i>Carmina </i></span><span style="font-size: large;">II, 17), non solo si commette un errore metodologico, ma si finisce per fare il solito buco nell’acqua (dal confronto tra i due oroscopi non emerge nulla d’importante). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> si è trovato nella condizione esistenziale di cantare l’amore (l’elegia è canto d’amore, ma è anche compianto funebre), se appunto intendeva poetare. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La celebrazione epica – vale a dire il poema di regime – non gli si addiceva per la semplice ragione che Ottaviano era stato l’assassino del padre. Il successo della </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;">, operetta giovanile ma già di grande raffinatezza formale, comportò di rigore l’impossibilità di ignorare </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;">. Il genio aveva ben chiaro il suo progetto, l’opera una. Dietro lo scudo ermetico di Mecenate, Properzio farà di necessità virtù. Intanto è chiaro e lampante che nessuna donna riconoscibile a Roma poteva essere poi accostata al nome di Augusto. Cinzia è una creazione letteraria, un pretesto poetico, nella cui condizione di donna elegiaca, Properzio ha inserito e trasformato la sua vulcanica potenza poetica, che nasceva da ben altra sorte. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il ‘sigillo’ – formalmente anonimo – del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;"> distacca l’opera unica in due parti: il prima, e poi il dopo rispetto al successo iniziale. Il raccordo tra il primo e il secondo libro (anzi i </span><span style="font-size: large;"><i>tres libelli</i></span><span style="font-size: large;"> dedicati a Persefone), è chiarissimo: </span><span style="font-size: large;"><i>Tulle, tu quaeris</i></span><span style="font-size: large;"> – </span><span style="font-size: large;"><i>Vos quaeritis</i></span><span style="font-size: large;">. </span><span style="font-size: large;"><i>Tu mi chiedi chi io sia, e voi mi chiedete da dove provengano questi versi d’amore. Non è Apollo, non è Calliope: è Cinzia. </i></span><span style="font-size: large;">Eppure Cinzia non esisteva, e questa donna non poteva nemmeno essere. Properzio se n’è fatto strumento ai propri fini. Adesso potrà cantare Augusto, beffandolo, e riuscirà a farsi scudo di Mecenate, venuto finalmente allo scoperto senza rischio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Nessuna opera epica potrà essergli estorta da Augusto. Cinzia &#8211; e Mecenate – gliel’hanno permesso. Ciò che si celava nel sigillo del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;"> può allargarsi ancora di più col crescere delle Elegie. Fino a raggiungere l’orlo culminante della semitrasparenza:ed è l’integrazione difficile, sono le voci politiche in Properzio erotico. E per il futuro nei secoli? A questo compito provvedono rispettivamente </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>Vertumnus</i></span><span style="font-size: large;">, falsificando </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">. L’indovino verace </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>Vertumnus</i></span><span style="font-size: large;"> non sono stato compres a fondo perché prima di tutto occorreva snidare la specificità delle crittografie properziane, come il </span><span style="font-size: large;"><i>SIC</i></span><span style="font-size: large;"> in I, 22 e il </span><span style="font-size: large;"><i>MANE</i></span><span style="font-size: large;"> in III,10. Perciò anche il bel saggio del raffinatissimo Maurizio Bettini – intitolato “Il dio elegante: Vertumno e la religione romana”, Einaudi 2015 – rimane in superficie, ignorando l’astuta malizia di </span><span style="font-size: large;"><i>Vertumnus</i></span><span style="font-size: large;">, che succedeva a </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, dal </span><span style="font-size: large;"><i>fallax opus</i></span><span style="font-size: large;"> al </span><span style="font-size: large;"><i>unum opus</i></span><span style="font-size: large;">. </span><span style="font-size: large;"><i>Ante pedes</i></span><span style="font-size: large;"> – davanti ai piedi e con i “versi” del dio cangiante, posto nel </span><span style="font-size: large;"><i>vicus Tuscus</i></span><span style="font-size: large;"> – Properzio celebrava il suo mistero esistenziale: la rinuncia al “Foro delirante”, ma “Cinzia letta in tutto il Foro”. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Lo schema essenziale della IV,1 ed della IV, 2 consiste nell’auto-qualificazione della propria opera e nel ritorno definitivo da Roma ad Assisi (è già chiaro secondo lo stesso asse geografico sud-nord, che allinea Roma ad Assisi, passando per Bevagna), Il raccordo autobiografico col sigillo del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;"> è la prova principale di questo schema. </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> corregge la prospettiva anche per i secoli futuri, il suo oroscopo individua il vero obiettivo: Caio Ottaviano Cesare Augusto. L’arte di Properzio è nata sotto gli auspici di </span><span style="font-size: large;"><i>Minerva</i></span><span style="font-size: large;">, la dea della saggezza. Le antiche </span><span style="font-size: large;"><i>lacrime</i></span><span style="font-size: large;"> si rinnovano, giacché egli è il poeta occulto dell’Umbria avvilita da Ottaviano nel </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Perusinum</i></span><span style="font-size: large;">. Ciò che non poteva essere mai dichiarato, dapprima fu suggerito e poi venne ripetuto. Vertumno è servito per ribadire che l’opera destinata all’inganno, rimaneva unitariamente se stessa. Le Elegie sono il duello segreto tra </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> di I, 21 e Ottaviano Augusto. Qualcosa di molto più grande e potente dei duelli omerici nell’Iliade e della sublime astuzia di Ulisse, mentre l’Eneide è rimproverata al grande Virgilio delle Buciliche e delle Georgiche. Ad esempio, in II, 16 ritorna il tema del venale e rozzo pretore dell’Illiria (alias Ottaviano), nel corso della quale elegia si torna a parlare della vittoria di Azio (</span><span style="font-size: large;"><i>dare terga carinis</i></span><span style="font-size: large;">). </span><span style="font-size: large;"><i>Cesaris haec est virtus</i></span><span style="font-size: large;"><i>et</i></span><span style="font-size: large;"><i>gloria Cesaris haec est</i></span><span style="font-size: large;">: </span><span style="font-size: large;"><i>illa, qua vicit, condidit arma</i></span><span style="font-size: large;"> manu – Questa è la virtù di Cesare e questa è la sua gloria: con quella stessa mano che vinse, seppellì anche le armi&#8230; Bastano pochi tocchi per falsificare il distico e sovvertirlo: </span><span style="font-size: large;"><b>Cesaris haec virtus et gloria</b></span><span style="font-size: large;"><b>Caesar hic aes est</b></span><span style="font-size: large;">: </span><span style="font-size: large;"><i>illa, qua vicit, condidit arma manu</i></span><span style="font-size: large;"> – Di Cesare Ottaviano queste la virtù e la gloria: qui Cesare è un asse, una moneta. Con quella stessa mano vincente, egli nascose le armi&#8230; Insomma, la gloria di Cesare Ottaviano consistette nella corruzione e nel denaro, anziché nelle virtù militari (il che è sostanzialmente vero, ed è la verità anche per quanto riguardava il </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Perusinum</i></span><span style="font-size: large;">, scontro decisivo per i futuri destini Ottaviano). </span><span style="font-size: large;"><i>Arma</i></span><span style="font-size: large;"> in Properzio è anche sinonimo di attributi sessuali. Mai Augusto avrà il “talamo” di Cinzia! Properzio va letto e capito così, tutto il resto è posticcio, ed è una illusione fatta di apparenza e di poesia erotica, altra faccia della medaglia. Da qui la critica radicale di Paul Veyne agli erotici latini, che pur ignorando le ragioni profonde di Profonde di Properzio, cioè ovvero la verità, denunciava il </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Signor Ego</span></span><span style="font-size: large;"> dell’elegia romana. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">2* La monetazione d’epoca (</span><span style="font-size: large;"><i>Denarii e Aureii</i></span><span style="font-size: large;"> di M. Sanquinus nel 17 a.C.) riportava il simbolo della cometa del 44. In quest’epoca</span><span style="font-size: large;">(il quarto libro delle Elegie è databile all’anno 15), era fiorita a Roma la “teologia astrale” attraverso l’astrologia. Alla divinizzazione di Giulio Cesare, seguirà in vita la divinizzazione di Augusto (</span><span style="font-size: large;"><i>Caesar deus</i></span><span style="font-size: large;"> in Properzio). Al “Principe” fu assegnato un destino astrale (in altre parole, lo reclamava lui stesso, nell’esercizio del potere). Nel proemio delle </span><span style="font-size: large;"><i>Georgiche</i></span><span style="font-size: large;"> (I, 32 – 35) Virgilio prefigurava il catasterismo di Caio Ottaviano nell’ambito della apoteosi al termine del suo soggiorno terreno: </span></p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><i>Anne novum tardis sidus te mensibus addat,</i></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><i>quo locus Erigonen inter Chelasque sequentis</i></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><i>panditur (ipse tibi iam </i></span><span style="font-size: large;"><i><b>bracchia</b></i></span><span style="font-size: large;"><i> contrahit ardens</i></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><i>Scorpios et caeli iusta plus parte reliquit).</i></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>&#8230;E tu sopra tutti, Cesare, di cui soltanto ignoriamo in quale divino consesso sarai accolto dopo questa vita, se sceglierai di proteggere le città, di assistere la terra, se l’universo infinito ti assumerà, incoronato col mirto di Venere, creatore e signore di messi e tempeste; o se dio diverrai del mare immenso sino all’estremo limite di Tule, unica divinità sacra ai marinai, e Teti ti vorrà genero col dono di tutte le onde; </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">o se nei giorni più lunghi dell’anno ti aggiungerai nuovo astro in cielo là dove uno spazio si apre tra Erigone e le Chele vicine (e in fiamme Scorpione già ritrae le braccia per lasciarti più del luogo dovuto</span></i></span><span style="font-size: large;"><i>). </i></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Povero Virgilio, prostituito al potere! Potremmo sostituire Stalin ad Augusto, ma non avremo un altro Mendel’stam a fare giustizia, se non Properzio segreto: &#8230; </span><span style="font-size: large;"><i>Le sue dita dure sono grasse come vermi, le sue parole esatte come fili a piombo&#8230; Chi miagola, chi stride, chi guaisce se solo lui apre bocca o alza il dito&#8230;</i></span><span style="font-size: large;"> [Da qui ha tratto ispirazione Adriano Guerrini per “La Storia”, 1975: </span><span style="font-size: large;"><i>Chi</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>Chi</i></span><span style="font-size: large;">, ma </span><span style="font-size: large;"><i>pochissimi gli Uomini</i></span><span style="font-size: large;">]. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il proemio della Georgiche indica che l’opera fu rivisitata dall’Autore in una seconda edizione. Risalendo in origine all’anno 37, una parte del quarto libro fu espunta, dopo la “damnatio memoriae” di Cornelio Gallo (anno 26). Certamente l’elogio di Ottaviano investe già l’Augusto. Era il prezzo da pagare al potere. Properzio fu l’unico dei grandi poeti romani a non piegarsi al Principe (sebbene Tibullo, grande amico di Orazio, ignori Augusto). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il tema astrale virgiliano – </span><span style="font-size: large;"><i>novum sidus</i></span><span style="font-size: large;"> – allude alla sede celeste destinata a Ottaviano Augusto nella zona che si apre tra la costellazione della Vergine (</span><span style="font-size: large;"><i>Erigone</i></span><span style="font-size: large;">) e lo Scorpione, vale a dire la costellazione della Bilancia (</span><span style="font-size: large;"><i>Libra</i></span><span style="font-size: large;">). In attesa del </span><span style="font-size: large;"><i>nuvum sidus</i></span><span style="font-size: large;"> lo Scorpione ha ritratto le sue braccia (</span><span style="font-size: large;"><i>Chelae</i></span><span style="font-size: large;">). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Trasferiamoci adesso sull’Esquilino – dove Properzio non abitava, ma risiedeva poeticamente – e rifacciamoci alla elegia IV , 8 – con Cinzia più viva che mai che detta nuovi patti d’amore. Properzio si era preso uno svago. Festeggiava con </span><span style="font-size: large;"><i>Petale</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>Lalage</i></span><span style="font-size: large;">, servito da </span><span style="font-size: large;"><i>Ligdamo</i></span><span style="font-size: large;"> (lo pseudonimo del giovane Ovidio al Circolo di Messalla). </span><span style="font-size: large;"><i>Magnus </i></span><span style="font-size: large;">– et </span><span style="font-size: large;"><i>magnus Caesar</i></span><span style="font-size: large;"> – è qui un </span><span style="font-size: large;"><i>nano</i></span><span style="font-size: large;"> dalle </span><span style="font-size: large;"><i>corte braccine</i></span><span style="font-size: large;">, che </span><span style="font-size: large;"><i>si agitava al suono dei tamburrelli e dei crotali</i></span><span style="font-size: large;">. Come non ripensare alle </span><span style="font-size: large;"><i>bracchia</i></span><span style="font-size: large;"> dello Scorpione nel proemio alle Georgiche? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Properzio segreto s’imponeva già attraverso striscianti analogie, se si ha appunto presente il </span><span style="font-size: large;"><i>filo</i></span><span style="font-size: large;"> del </span><span style="font-size: large;"><i>labirinto</i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>Daedalium iter</i></span><span style="font-size: large;"> in II, 14). Ogni volta è una sorpresaì; ma il tema dominante nell’ombra è la ‘glorificazione celeste’ delle povere </span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">ossa</span></i></span><span style="font-size: large;"> di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallo</i></span><span style="font-size: large;"><i>Properzio</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Con la riforma cesariana del calendario i solstizi d’estate e d’inverno cadevano nel segno zodiacale del Cancro e del Capricorno, mentre gli equinozi avvenivano nell’Ariete e nella Bilancia. </span><span style="font-size: large;"><b>Il segno di Cinzia è il Cancro</b></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il tema astrale di Augusto -</span><span style="font-size: large;">ripetuto anche nella monetazione</span><span style="font-size: large;"><i> &#8211; </i></span><span style="font-size: large;">dipendeva dal momento della nascita. Si trattava della Bilancia. Il Capricorno venne però presentato come mezzo attraverso il quale il nume di Augusto raggiunse il cielo, in quanto si trattava del segno genitale al momento del concepimento. Abbiamo cioè i </span><span style="font-size: large;"><i>materna astra</i></span><span style="font-size: large;"> e i </span><span style="font-size: large;"><i>cognata sidera</i></span><span style="font-size: large;">. La Bilancia e il Capricorno. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Ad Apollonia (nell’Epiro, prossimo all’Illiria) l’astrologo Teogene, interpretando il tema natale, si prostrò davanti a Ottaviano, per il futuro regale assicuratogli dagli astri (Svetonio). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Nell’ 11 a.C. Augusto vietò agli astrologi di svolgere la loro attività, rendendo pubblico il suo tema natale. Accanto al tema della Bilancia è ampiamente documentato il favore accordato dal Principe di Roma al segno del Capricorno. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Fu coniata anche una moneta d’argento recante l’emblema del Capricorno. Perché due segni? Una riposta verrebbe dal fatto che il 23 settembre dell’anno 63 corrisponderebbe in termini di calendario giuliano al 17 dicembre. Un’altra spiegazione fa leva sul fatto che la sede della Furtuna si colloca nel Capricorno o Cornucopia. Il 19 a.C. fu coniata una moneta, un </span><span style="font-size: large;"><i>denarius</i></span><span style="font-size: large;">, con tale ultimo emblema. Una terza ipotesi ha riguardo al fatto che il Capricorno ospitava il sole al momento della nascita di Caio Ottaviano. L’adozione ufficiale del segno del Capricorno ne testimonia comunque l’importanza. Quando comparve il </span><span style="font-size: large;"><i>sidus</i></span><span style="font-size: large;"><i>Iulium</i></span><span style="font-size: large;"> (20 luglio del 44), sorgevano i primi gradi del Capricorno. I </span><span style="font-size: large;"><i>cognata sidera</i></span><span style="font-size: large;"> si riferiscono dunque alla fortune di Augusto associate a quelle di Cesare, e ciò rappresentava anche il miglior avallo possibile al nuovo potere. Augusto era il nuovo Romolo. Properzio amerà riferirsi anche a Remo, e tra gli enigmi di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> si pone anche l’episodio totalmente oscuro di </span><span style="font-size: large;"><i>Arria</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>madre avara</i></span><span style="font-size: large;"> di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> e di </span><span style="font-size: large;"><i>Lupercus</i></span><span style="font-size: large;">. Gallo è il padre del poeta, Luperco è Marco Antonio. Arria è Roma. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>3* </b></span><span style="font-size: large;">L’indovino e astrologo </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">seguitava il discorso di</span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> riportandolo nell’alveo. L’ispirazione poetica non potrà mai mutare. Il quarto libro delle Elegie non si rende però trasparente, a meno che non seguiti per vie remote,il discorso di Properzio segreto contro Caio Ottaviano Augusto, i cui elogi rappresentano apparenze insincere e rigonfie. Ed è questa la nostra interpretazione, innovativa e completamente al di fuori dei canoni, però pienamente giustificata e provata da elementi eccezionali che abbiamo riportato alla luce dopo due millenni. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> si rivolge a uno straniero &#8211; </span><span style="font-size: large;"><i>hospes</i></span><span style="font-size: large;"> – che poi sarebbe </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, partendo dal centro di Roma antica, quella di Evandro e prima di Enea. Il Palatino e il Campidoglio. Da qui inizia il discorso sulle antichità di Roma e la sua storia. La casa di Remo, </span><span style="font-size: large;"><i>un unico focolare per i due fratelli</i></span><span style="font-size: large;">. Dopo aver introdotto Enea. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Come </span><span style="font-size: large;"><i>crebbero le mura di Roma</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>nutrite dall’</i></span><span style="font-size: large;"><i>aspro latte della Lupa</i></span><span style="font-size: large;">! E siamo già al “</span><span style="font-size: large;"><i>Callimaco Romano”</i></span><span style="font-size: large;"> (verso perfettamente falsificabile), però </span><span style="font-size: large;"><i>nato in Umbria</i></span><span style="font-size: large;">. E è così che arriviamo con</span><span style="font-size: large;">Horos</span><span style="font-size: large;">alla prefetta descrizione della natia vallata centrale dell’Umbria, contornata da rocche (</span><span style="font-size: large;"><i>arces</i></span><span style="font-size: large;">). Un distico al plurale di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">, sarà ripreso da </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> al singolare, in perfetta simmetria. Qui i telestici </span><span style="font-size: large;"><b>ASIS</b></span><span style="font-size: large;">. Ecco una traccia molto forte di Properzio segreto. Varie crittografie, mai colte prima di me, garantiscono l’intenzionalità delle cifre e dimostrano la piena verità di una scoperta di grandissimo valore. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Propertius </i></span><span style="font-size: large;">vorrebbe cantare le antichità romane (</span><span style="font-size: large;"><i>servirò la mia patria</i></span><span style="font-size: large;">: Quale?), ma </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> lo riprende. </span><span style="font-size: large;"><i>Dove vai</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>o vago</i></span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">, cantando </span><span style="font-size: large;"><i>i fati</i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>dicere fata</i></span><span style="font-size: large;">)? “Non appartiene ai tuoi mezzi: te lo confermo io, indovino verace”. E qui </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> introduce un oroscopo, tanto strano quanto misterioso, che sembra concludersi con l’enigma dell’ultimo verso (v.150): </span><span style="font-size: large;"><i><b>Octipedis Cancri terga sinistra time!</b></i></span><span style="font-size: large;"> Una maledizione, un ammonimento. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’arte del poeta sarebbe fatta per cantare Cinzia. Se così è, perché parlare di carme di genere misto, di nuovo Callimaco Romano, che adesso affronterà temi antiquari: le c.d. elegie romane? Cinzia c’è sempre, e al paragone dei suoi tradimenti, non può certo invocarsi la fedeltà di Cornelia </span><span style="font-size: large;"><i>univira</i></span><span style="font-size: large;">. Se mai, è la fedeltà di Properzio al tema Cinzia, a dover far riflettere. </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> chiama poi in causa due episodi incomprensibili: il voto </span><span style="font-size: large;"><i>impetrabile</i></span><span style="font-size: large;"> fatto a Giunone Lucina da una gestante che non riusciva a sgravarsi, e quello di Arria, madre di due gemelli, </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>Lupercus</i></span><span style="font-size: large;"> luttuosamente morti in guerra. Infine, dopo aver interrotto col </span><span style="font-size: large;"><i>mito</i></span><span style="font-size: large;">, da cui era partito, </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> passerà alla biografia di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">, delineandone gli episodi essenziali in un trapasso che dalla vicenda di Troia e da Cassandra aggrappata alla </span><span style="font-size: large;"><i>veste di Minerva</i></span><span style="font-size: large;"> tratterà di </span><span style="font-size: large;"><i>nuove lacrime</i></span><span style="font-size: large;"> e della </span><span style="font-size: large;"><i>patria</i></span><span style="font-size: large;"> del poeta. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il tratto autobiografico si salda direttamente con la </span><span style="font-size: large;"><i>sfragìs</i></span><span style="font-size: large;"> del </span><span style="font-size: large;"><i>Monobiblos</i></span><span style="font-size: large;">. Non c’è spazio logico per due biografie distinte. </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> ha perduto suo padre da piccolo, e le sue belle terre sono state espropriate dalla </span><span style="font-size: large;"><i>triste pertica</i></span><span style="font-size: large;"> di Caio Ottaviano. Avrebbe dovuto avviarsi al </span><span style="font-size: large;"><i>foro delirante</i></span><span style="font-size: large;">, ma Apollo lo dissuase. Il fanciullo perse tutto: il padre, le terre, la patria e la felicità dell’innocenza. Quale trauma! Virgilio riebbe le proprietà grazie a Pollione, e gli sarà riconoscente. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Possiamo intendere in Properzio l’ammissione certa di una carriera politica non interrotta ma seguitata nella poesia. Gallo era il padre. Perché </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> introduce un altro </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;">? Questa è la ragione: </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>Lupercus</i></span><span style="font-size: large;"> (cioè Marco Antonio) sono </span><span style="font-size: large;"><i>gemelli</i></span><span style="font-size: large;"> nella sorte. </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> è stato sgozzato a Perugia nel ‘40, </span><span style="font-size: large;"><i>Lupercus</i></span><span style="font-size: large;"> si è ucciso con la sua spada, ad Alessandria, nell’estate del 30. L’episodio di </span><span style="font-size: large;"><i>Cinara</i></span><span style="font-size: large;"> che non riusciva a sgravarsi è invece legato a un voto: </span><span style="font-size: large;"><i>Ella partorì, e</i></span><span style="font-size: large;"><i>ai miei libri</i></span><span style="font-size: large;"> – così dice </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> – appartenne fama. Qui dobbiamo indovinare l’identità tra </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, parlandone col trattino: </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">-</span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">In altre composizioni Properzio si era definito </span><span style="font-size: large;"><i>aruspice</i></span><span style="font-size: large;"> verace: segnatamente, </span><span style="font-size: large;"><i>aruspice della </i></span><span style="font-size: large;">sua</span><span style="font-size: large;"><i> patria</i></span><span style="font-size: large;">. L’elegia in parola stabilisce un connettivo geografico, preciso e diretto, tra il centro di </span><span style="font-size: large;"><i>Roma</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>Bevagna</i></span><span style="font-size: large;">, il </span><span style="font-size: large;"><i>lacus Umber</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; fino ad </span><span style="font-size: large;"><i>Assisi</i></span><span style="font-size: large;"> e al tempio di </span><span style="font-size: large;"><i>Minerva</i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>vertice murus</i></span><span style="font-size: large;">). All’evidenza ci si deve arrendere. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La riproduzione che segue dà ragione alla direttrice sud-nord. E’ la antica porta umbro-romana di Bevagna che guarda ad Assisi. L’ombra della meridiana al mezzogiorno solare vero indica l’allineamento sud-nord (il dato era già noto a Properzio con lo stesso strumento delle meridiane).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><a href="http://misteridiassisi.it/wp-content/uploads/2016/03/IL-TEMA-ASTRALE-DI-AUGUSTO-E-L-OROCOPO-DELL’INDVINO-HOROS2.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-805" alt="IL TEMA ASTRALE DI AUGUSTO E L? OROCOPO DELL’INDVINO HOROS:2" src="http://misteridiassisi.it/wp-content/uploads/2016/03/IL-TEMA-ASTRALE-DI-AUGUSTO-E-L-OROCOPO-DELL’INDVINO-HOROS2-447x600.jpg" width="447" height="600" /></a> </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>4* </b></span><span style="font-size: large;">Affrontiamo finalmente il tema dell’oroscopo misterioso formulato da </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">E’ sorprendete la serie di enigmi irrisolti che si concentrano in un’opera elegiaca d’amore. Come si spiegherebbe? La risposta adesso è chiara: Properzio segreto è una realtà che domandava ai lettori di tutti i tempi di trovare la chiave. Una chiave nascosta, poi il lavorio necessario per ricostruire il percorso del labirinto. Degno di un genio, “Gioco a nascondere” [come in Lucio Piccolo]. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> ha chiamato in gioco i tre pianeti esterni, quelli posti oltre il cerchio del sole: </span><span style="font-size: large;"><i>Marte,</i></span><span style="font-size: large;"><i>Giove</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>Saturno</i></span><span style="font-size: large;">, con tre costellazioni zodiacali: i </span><span style="font-size: large;"><i>Pesci</i></span><span style="font-size: large;">, il </span><span style="font-size: large;"><i>Leone </i></span><span style="font-size: large;">e il </span><span style="font-size: large;"><i>Capricorno</i></span><span style="font-size: large;">. Per chiudere, in fondo al suo discorso, col segno del </span><span style="font-size: large;"><i>Cancro</i></span><span style="font-size: large;"> (in cui all’epoca si collocava il solstizio estivo). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La prima domanda è se l’oroscopo – così difatti dobbiamo chiamarlo in relazione a </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> – vada colto unitariamente o in due distinti tronconi. La risposta è che si tratta di due parti distinte, ma tra loro connesse. La prima parte è quella vera, la seconda è falsa.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La seconda domanda verte sulla collocazione e sul significato dell’oroscopo in relazione al verso finale 150. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La terza domanda, che si collega alle due precedenti, è se l’oroscopo è dato da </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, oppure da </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius-Horos</i></span><span style="font-size: large;">. La riposta a tale domanda toglie di mezzo </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, che altro non è se non un alter ego: l’oroscopo è formulato da </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">, non distinguibile da </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">. L’oroscopo attiene al significato vero del </span><span style="font-size: large;"><i>unum opus</i></span><span style="font-size: large;"> – </span><span style="font-size: large;"><i>fallax opus</i></span><span style="font-size: large;">. Ed è questa la ragione per cui il dotto tentativo di W. Hubner di venirne a capo può dirsi fallito. Nulla a che vedere con l’oroscopo di Orazio in Carmina 2,17 (l’oroscopo di Orazio era stato formulato con particolare riguardo a Mecenate, che si era ammalato: </span><span style="font-size: large;"><i>le stelle dei due amici s’accordano</i></span><span style="font-size: large;"> – </span><span style="font-size: large;"><i>moriranno insieme</i></span><span style="font-size: large;">, il che rispondeva alla verità, essendo avvenute le loro morti, tra loro vicine, nell’ 8 a.C., molti anni dopo). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">La prima parte dell’oroscopo di Properzio ha senso se si riferisce al grande anno dell’allineamento dei tre pianeti esterni con la Terra</span></span><span style="font-size: large;">. Il calcolo dei periodi sinodici combinati dei tre pianeti, porta a un numero, 738 anni terrestri, per cui </span><span style="font-size: large;"><i>ab urbe condita</i></span><span style="font-size: large;"> (anno 753 a.C.), mancano ancora 15 anni. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Insomma, il calcolo degli anni – riferito al tempo trascorso dalla fondazione di Roma – indica che l’anno 15 a.C., a cui risale </span><span style="font-size: large;"><i>ab interno</i></span><span style="font-size: large;"> il quarto e ultimo libro delle Elegie, coincide col compimento del “grande anno” planetario. Ovviamente, </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius-Horos</i></span><span style="font-size: large;"> ha voluto identificare l’anno corrente del quarto libro, col periodo del grande anno a partire dalla data di fondazione dell’Urbe. Il calcolo a ritroso toglie via ogni ostacolo rendendo palese che il sistema aggiuntivo delle tre costellazioni era posticcio, sebbene indirizzato alla maledizione finale nel segno di Cinzia. Ciò significa che le Elegie sono un’opera speciale, legata a un canone profetico. Properzio è un aruspice sacro, è </span><span style="font-size: large;"><i>l’aruspice della sua patria</i></span><span style="font-size: large;"> (III, 8, 17 e III, 13, 59). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Veniamo ora alla seconda parte dell’oroscopo, in cui – in analogia all’oroscopo di Orazio – vengono in rilievo le costellazioni zodiacali dei Pesci, del Leone e del Capricorno (nell’oroscopo di Orazio erano menzionati la Bilancia, lo Scorpione e il Capricorno). Si può notare la coincidenza del Capricorno, mentre la Bilancia e lo Scorpione sono i segni zodiacali del tema astrale di Augusto. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Wolfgang Hubner mobilitava una vasta erudizione, scartando sei interpretazioni sbagliate. Quando Orazio parla della sorte di Mecenate, menziona due pianeti con effetto diverso: il favorevole Giove e lo sfavorevole Saturno. Mentre Mercurio compare come protettore di ambedue: Orazio, e Mecenate ammalato. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Dai Pesci al Leone, e dal Leone al Capricorno sono sempre saltati 4 segni. In effetti, la sequenza delle costellazioni zodiacali, due millenni fa, a ragione della precessione degli equinozi, era la seguente: Acquario, </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Pesci</span></span><span style="font-size: large;">, Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Leone</span></span><span style="font-size: large;">, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Capricorno</span></span><span style="font-size: large;">. Il Cancro era il segno del solstizio estivo. L’anno si chiudeva col Capricorno.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’oroscopo di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius-Horos</i></span><span style="font-size: large;"> presenta affinità ingannevoli con l’oroscopo di Orazio, che sicuramente lo aveva preceduto. Tra l’altro, Properzio menziona prima i pianeti e poi i segni zodiacali. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Leone</span></span><span style="font-size: large;"> corrisponde al mese di Luglio, appunto dedicato a Giulio Cesare, mentre il </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Capricorno</span></span><span style="font-size: large;"> attiene al tema astrale ufficializzato di Augusto. Quanto i Pesci distano dal Leone, tanto il Leone è lontano dal segno del Capricorno. Altrettanto il Capricorno dista dai Gemelli (mese di maggio). A proposito degli altri due ‘compleanni’ di Cinzia (oltre il compleanno lunare nel giorno del solstizio, con la casa della Luna nel segno del Cancro: elegia III, 10), </span><span style="font-size: large;"><i>Iole ricordi il primo di Aprile</i></span><span style="font-size: large;">, e </span><span style="font-size: large;"><i>Omicle ribatta le Idi di</i></span><span style="font-size: large;"><i>Maggio</i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>ingerat Aprilis Iole tibi, tundat Omichle / natalem Maiis Idibus esse tuum</i></span><span style="font-size: large;">). Il primo di aprile ricorrevano i </span><span style="font-size: large;"><i>Veneralia</i></span><span style="font-size: large;">, alle idi di maggio si tenevano gli </span><span style="font-size: large;"><i>Argei</i></span><span style="font-size: large;"> (festa di purificazione). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Properzio era nato sotto il segno del Leone, il suo compleanno ricorreva </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">quattro mesi</span></span><span style="font-size: large;"> dopo la morte del padre, avvenuta alle idi di marzo del 40, a Perugia (all’epoca Properzio non aveva ancora compiuto otto anni d’età). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’anagramma del distico riferito ai due falsi compleanni di Cinzia (IV, 5, 35-36), farebbe così: &lt; Tibi </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Caprilis Leo</span></span><span style="font-size: large;"> (il Capricorno) tundat, mihi ingerat </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">Leo</span></span><span style="font-size: large;">/ a Italis Manibus esse diem tuum &gt; (Quanto a te colpisca il Caprone, ‘leone del gregge’, mentre a me ripeta il Leone / che il tuo ultimo giorno sia alieno agli Itali Mani). Ma lasciamo stare. Avevo già detto che si tratta di un falso oroscopo, contenente una maledizione e la data finale dell’opera. Per la maledizione ad Augusto – verso finale 150 – rimando a un pezzo a parte. La mia tecnica di esposizione segue il criterio della collana di pezzi formanti un solo tema. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La </span><span style="font-size: large;"><i>lena Acantide</i></span><span style="font-size: large;"> è una nefasta allegoria di Augusto. Cinzia, nel quarto libro, è alternata all’elegia IV, 6 in cui apparentemente si cantava il tempio di Apollo navale sul Palatino, fatto erigere da Augusto dopo la vittoria di Azio. Gli acrostici ISIS inseriti in questa elegia (ultimi dieci versi), ne falsificavano già le intenzioni elogiative insieme al richiamo dell’astro Idalio (Venere &#8211; Iside). Caio Ottaviano ha sconfitto una donna, Cleopatra (Marco Antonio qui non è citato), e Properzio leva i calici al sole radioso del mattino, dopo un’intera notte dedicata al rito. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>5* </b></span><span style="font-size: large;">Rimane</span><span style="font-size: large;">l’ultimo verso</span><span style="font-size: large;">di</span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, ammonimento o maledizione: </span><span style="font-size: large;"><i>Octipedis Cancri </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">terga</span></i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">sinistra</span></i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">time</span></i></span><span style="font-size: large;"><i>!</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; </span><span style="font-size: large;"><i>Temi il dorso funesto del</i></span><span style="font-size: large;"><i>segno del Cancro dagli </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">otto piedi</span></i></span><span style="font-size: large;"> (octopous in greco). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’indovino si è autenticato di nascosto nel verso 142. Saranno le sue </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">ultime parole</span></span><span style="font-size: large;"> a sancire il significato nefasto dell’oroscopo. “Cesare” ne sarà atterrito &#8211; Horos terret Caesarem. La funzione di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> rispetto a </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius </i></span><span style="font-size: large;">ha una valenza onnicomprensiva. Investe l’aspetto della completezza biografica, concerne la sua arte e il significato dell’opera, contiene in aggiunta aspetti misteriosi, che si risolvono nella chiusa finale concentrata in un unico verso. E’ imprescindibile il raccordo diretto con le due elegie epigrammatiche di chiusura dl primo libro. Si tratta insomma di una composizione fondamentale, la cui apparente oscurità ermetica costringe al massimo sforzo. Non c’è dubbio che l’unità necessaria di </span><span style="font-size: large;"><i>Popertius-Horos</i></span><span style="font-size: large;"> debba possedere un sommo significato. Quindi non è possibile ritenere separati i due interlocutori, che tuttavia non dialogano, né è lecito supporre che </span><span style="font-size: large;"><i>Horos </i></span><span style="font-size: large;">sia una figura grottesca o ridicola. S’impone l’unità stretta dei due interventi, le parole di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> devono riferirsi alle apparenze, mentre quelle di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> concernono la sostanza. Il criterio ermeneutico della grandiosa elegia IV, 1 non può esulare da tale schema. C’è dunque un contenuto unificante, che va rintracciato. A questo riguardo abbiamo già messo in luce che l’asse geografico sud-nord che unisce Roma con Assisi non è un dato occasionale, ma rappresenta uno schema intenzionale. Ne dobbiamo concludere che attiene al distacco da Roma e al ritorno definitivo in patria, nella propria città natale: </span><span style="font-size: large;"><i>scandentisque </i></span><span style="font-size: large;"><i><b>Asis</b></i></span><span style="font-size: large;"> (qui al genitivo), perfetta descrizione della topografia urbana dell’abitato, in cui risaltava un </span><span style="font-size: large;"><i>muro</i></span><span style="font-size: large;">, speciale nella sua stessa configurazione, al quale manufatto viene paragonato l’</span><span style="font-size: large;"><i>ingegno</i></span><span style="font-size: large;"> del poeta, che diverrà </span><span style="font-size: large;"><i>ancor più noto</i></span><span style="font-size: large;"> di quell’opera straordinaria. In queste parole di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, che attengono al raccordo biografico con le affini parole al plurale di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius </i></span><span style="font-size: large;">(distici 65-66 e 125-126), è già contenuto un elemento profetico. Le Elegie diverranno </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">più note</span></span><span style="font-size: large;"> che non lo stesso grandioso monumento dell’arce sacra di Assisi, sebbene le fonti antiche non ce ne abbiano tramandata alcuna descrizione, ma a torto, stante la bellezza e l’importanza di questo meraviglioso e imponente complesso architettonico. Del grandioso tempio di Apollo navale sul Palatino, voluto da Augusto nei pressi della sua dimora privata, è rimasto appena qualche rudere, mentre il tempio di Minerva ad Assisi incantò Goethe nel viaggio in Italia. Properzio forniva una descrizione nell’elegia II, 31 del tempio di Apollo sul Palatino, inaugurato nel settembre dell’anno 28 a.C. Nella elegia IV, 6 riprendeva il tema celebrativo per i tre lustri dalla battaglia navale di Azio: </span><span style="font-size: large;"><i>O Musa, diremo del tempio di Apollo sul Palatino, e la materia è degna di te, o Calliope</i></span><span style="font-size: large;">. Ma l’Apollo di Properzio non è il dio tanto caro ad Augusto (al quale dio furono associate le sue fortune), e i versi per Cinzia non li dettavano né Apollo, né Calliope. </span><span style="font-size: large;"><i>E’ la stessa fanciulla che fa il nostro ingegno</i></span><span style="font-size: large;"> (II, 1, 4). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Nelle Elegie è dato notare che si rincorrono parole e concetti. Ecco perché si può parlare di </span><span style="font-size: large;"><i>labirinto</i></span><span style="font-size: large;">. Non è un cumulo di contraddizioni, un ondeggiamento del poeta, ma un atteggiamento deliberato, che pone dunque il problema del </span><span style="font-size: large;"><i>filo</i></span><span style="font-size: large;"> conduttore. Ed è identica cosa per quanto attiene a </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius-Horos</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Le menzioni di Properzio rispondono sempre a fini occulti, e se a un certo punto </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> introdurrà il tema di Troia espugnata e di Cassandra che si è aggrappata alla veste di Minerva per sfuggire invano alla violenza di Aiace Oileo, ma dopo aver già accennato, al termine dell’oroscopo da lui formulato, alla resurrezione di Troia Romana (</span><span style="font-size: large;"><i>dicam</i></span><span style="font-size: large;">: ‘</span><span style="font-size: large;"><i>Troia</i></span><span style="font-size: large;"><i>cades et Troica Roma resurges’ </i></span><span style="font-size: large;">), che significato avrebbero questi richiami sparpagliati, prima di passare alla biografia essenziale e certamente unitaria di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;">, per concludere circa l’inevitabilità del Fato poetico dell’alter ego? </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’anomalia di Properzio elegiaco sembra evidente: a considerazioni di questo genere induce lo stesso elenco spontaneo dei 5 poeti elegiaci romani dettato al termine dell’elegia II, 34 in cui l’enigmatico </span><span style="font-size: large;"><i>Lynceus </i></span><span style="font-size: large;">non può essere un vecchio poeta epicureo, come ad esempio Valgio Rufo, bensì è sempre Mecenate, nel cui nome si inaugurava il libro secondo. Linceo lo identifica e lo copre al tempo stesso. Il significato della metapoesia” o discorso sulla poesia affacciato in questa elegia, consiste nell’esaltazione di </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> rispetto alla poesia epica, fosse pure la nascente </span><span style="font-size: large;"><i>Eneide</i></span><span style="font-size: large;"> di Virgilio. Le espressioni e i riferimenti impiegati nell’elenco storico degli elegiaci romani mettono da soli in sospetto. E’ possibile falsificare anche i punti nodali di tale composizione. La stessa cosa si registra in </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius-Horos</i></span><span style="font-size: large;">. Ma a prescindere dall’eccesso di cifre aleatorie, appunto là dove non c’è certezza di indicazioni sufficienti, basta però il rilievo essenziale e determinante dell’irrealtà di Cinzia, nonostante la sua ingannevole plasticità realistica, tuttavia enigmatica e contraddittoria. Paolo Fedeli (</span><span style="font-size: large;"><i>Killing Cynthia</i></span><span style="font-size: large;">, 2006) ha dimostrato infine ciò che da subito doveva essere razionalmente sospettato: l’esistenza effettiva di una donna reale, identificabile a Roma al di sotto dello pseudonimo metrico di </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;">, è una chimera. Esclusa la realtà di Cinzia, alla quale in passato era stata prestata troppa fede, ma era chiaro che una donna del genere mai si sarebbe potuta accostare al nome di Augusto, non rimane che l’artificio: ed è questa prova bastevole per il </span><span style="font-size: large;"><i>fallax opus</i></span><span style="font-size: large;"> nel senso pieno dell’inganno. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> vorrebbe forse cantare </span><span style="font-size: large;"><i>i destini</i></span><span style="font-size: large;"> di Roma? </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> lo sconsiglia. Il nuovo Properzio, appunto come poeta antiquario (lui il nuovo </span><span style="font-size: large;"><i>Callimaco Romano</i></span><span style="font-size: large;">), in un genere formalmente misto, rappresenta già una contraddizione. Di fatto, lo aveva escluso lo stesso </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">: &lt;&lt; </span><span style="font-size: large;"><i>Ma tu crea</i></span><span style="font-size: large;"> (o fingi) </span><span style="font-size: large;"><i>elegie</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>colme di seduzione</i></span><span style="font-size: large;"> (oppure “opera ingannevole”), </span><span style="font-size: large;"><i>è questo il tuo campo</i></span><span style="font-size: large;"> (il tuo accampamento militare!), </span><span style="font-size: large;"><i>folle di</i></span><span style="font-size: large;"><i>poeti seguano il tuo esempio. Presterai servizio</i></span><span style="font-size: large;"> (militare) </span><span style="font-size: large;"><i>sotto le dolci armi di</i></span><span style="font-size: large;"><i>Venere</i></span><span style="font-size: large;"> (la dea protettrice dei Giulii) </span><span style="font-size: large;"><i>e per i figli di Venere</i></span><span style="font-size: large;"> (gli amorini) </span><span style="font-size: large;"><i>sarai un</i></span><span style="font-size: large;"><i>buon bersaglio. Tutti i tuoi trofei di vittoria, che ti sei conquistati con fatica, li ha vanificati una donna. Se anche riuscissi a liberarti dall’uncino che ti si è ficcato in bocca, a niente servirà: l’amo ti terrà col suo rostro </i></span><span style="font-size: large;">&gt;&gt;.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’anagramma dell’ultimo verso di cui sopra [</span><span style="font-size: large;"><i>nil erit hoc</i></span><span style="font-size: large;">: </span><span style="font-size: large;"><i>rostro te premet ansa</i></span><span style="font-size: large;"><i>tuo</i></span><span style="font-size: large;">] contiene “Horos” Caesarem terret: potiti nolunt. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>5*</b></span><span style="font-size: large;"> Tradurre Properzio è difficile</span><span style="font-size: large;"><i>. </i></span><span style="font-size: large;">Il linguaggio e il discorso hanno caratteristiche singolari; rapidi i passaggi mentali, un carattere “desultorio” pressoché continuo. Quasi ogni elegia si chiude con una sorta di sentenza riassuntiva e dimostrativa. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Una donna terrà impegnato per sempre il suo Poeta. Il seguito necessario del rapido profilo biografico tracciato da </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> con chiarezza e coerenza oggettive, che escludono vuoti o incertezze, esprime questa conclusione. Ne consegue che </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> ha un valore occulto, strettamente legato al genere ‘elegiaco’ originario – </span><span style="font-size: large;"><i>dire</i></span><span style="font-size: large;"><i>ahi ahi</i></span><span style="font-size: large;"> – qualunque sia l’etimologia esatta del termine. “Canto d’amore e canto di dolore” (compianto funebre). Mentre </span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;"><b>ossa</b></span></i></span><span style="font-size: large;"> è la parola ‘chiave’ dell’opera unica (</span><span style="font-size: large;"><i>unum opus</i></span><span style="font-size: large;">). Properzio non è un elegiaco ‘normale’. Anzi, è del tutto ‘sui generis’. L’elegia romana (soggettiva o no che sia), morirà con Ovidio. Mentre in Properzio siamo costretti ad annoverare un serie di anomalie apparentemente inspiegabili. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il tema dell’integrazione difficile (Paratore, 1936) non fu, ad esempio, accettato da Pierre Grimal. Quest’ultimo grande filologo parlava invece di accettazione entusiastica della restaurazione religiosa da parte di Augusto. Dal dolore sofferto nel </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Perusinum</i></span><span style="font-size: large;"> (nessuno aveva snidato l’identità segreta di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> e della </span><span style="font-size: large;"><i>soror – </i></span><span style="font-size: large;">massimo segreto delle Elegie!) si è concluso che Properzio non poteva integrarsi nella poesia celebratrice del </span><span style="font-size: large;"><i>princeps</i></span><span style="font-size: large;">, anzi, che era anticonformista, pacifista e antiaugusteo, ostile al regime. Intanto gli elegiaci precedenti (Calvo e Catullo) avevano scritto durante le guerre civili, e il loro pacifismo non apparteneva certamente alla restaurazione. Properzio viene dopo Azio, e gli ultimi tre libri delle Elegie vengono dopo la proclamazione di Caio Ottaviano ad Augusto (termine inusitato e spropositato). C’è differenza tra </span><span style="font-size: large;"><i>pax Augusta</i></span><span style="font-size: large;"> e </span><span style="font-size: large;"><i>pax</i></span><span style="font-size: large;"><i>Propertiana</i></span><span style="font-size: large;">? </span><span style="font-size: large;"><i>Deus Amor</i></span><span style="font-size: large;"> non è </span><span style="font-size: large;"><i>Deus Caesar</i></span><span style="font-size: large;">, ma nella decima egloga di Virgilio, in età precedente, era già contenuto il trionfo dell’amore. </span><span style="font-size: large;"><i>Sub sidere </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">Cancri</span></i></span><span style="font-size: large;">: </span><span style="font-size: large;"><i>omnia</i></span><span style="font-size: large;"><i>vincit Amor</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>et nos cedamus Amori</i></span><span style="font-size: large;"> (Sotto il segno del Cancro: tutto vince l’Amore, e noi cediamo all’Amore). </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Si potrebbe veramente compiere una lunga esplorazione sugli echi o i calchi letterari presenti in Properzio e derivati dai contemporanei più anziani o dalla letteratura alessandrina. Lavoro in buona parte compiuto, sebbene talvolta in modo episodico, ma non verremmo a capo dell’arte del Nostro. Properzio è molto di più di quanto sembra imitare o riprendere. La sua è un’originalità assoluta, e il calco letterario utilizzato ha uno spessore multiplo, piegato a un fine ulteriore. Non è questa la strada corretta, a meno che non si vada a indagare oltre le apparenze, però la versione riduttiva e formale di Properzio erotico, è già un limite limitante, che non è stato mai rimosso. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La prospettiva delle apparenze non risolve l’enigma della poesia properziana: la lezione corretta era stata suggerita da </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> e da </span><span style="font-size: large;"><i>Vertumnus</i></span><span style="font-size: large;">, ma occorre scardinare i </span><span style="font-size: large;"><i>fallaci</i></span><span style="font-size: large;"> presupposti dell’elegia d’amore</span><span style="font-size: large;">pura e semplice, cui sono ancorati i critici attuali. Non si può formulare un paradigma rispetto al quale i pezzi disponibili non combaciano. Il primo ‘vulnus’ deriva dall’incongruenza insanabile tra il </span><span style="font-size: large;"><i>propinquus</i></span><span style="font-size: large;"> testuale di I, 22 e il </span><span style="font-size: large;"><i>pater</i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>et mater</i></span><span style="font-size: large;">) del profilo biografico tracciato da </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">. Con queste premesse si compie un giro morto e non si arriva a nulla. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Gli studi properziani non hanno mai colto nel segno. Ci hanno girato intorno, per così dire accarezzando la piaga. Il ‘punctum dolens’ è d’altra natura. Properzio non è un poeta elegiaco d’amore. E’ poeta tragico. Ed è una delle voci più forti della letteratura mondiale di tutti i tempi. La sua è un’ispirazione necessaria, ma occulta. L’analisi accuratissima fatta da Roberta Montanari Caldini sulla prima elegia del quarto libro (“Horos e Properzio ovvero l’ispirazione necessaria”, Firenze 1979) non ha centrato l’obiettivo. Properzio è il poeta dell’integrazione impossibile, suo nemico giurato è Augusto. Cinzia gli ha permesso di rivolgersi agli eoni, di travalicare il tempo in questo impari duello, alternativa del quale sarebbe stato e rimasto il silenzio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Le parole di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> sopra riportate (IV, 1, vv. 135 &#8211; 142),</span><a href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a><span style="font-size: large;"> si prestano adesso a una metamorfosi (ed è questo il problema dell’estensione di Properzio segreto, la cui certezza mi sembra conclamata): </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Finges ut fallax opus legat (haec tua astra C. O.!),</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">ex templo tuo scribat “urbe tua certa”. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Silenda mei verba sub armis militis paterni </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">ut in puere vis sit silere hostis eris. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Quascumque victimas cernis tibi pater labora, </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">ut mala aspis una puella ludet:</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">benedice scutum oris nunc summe fixum est,</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Horos terret Caesarem: potiti nolunt. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La serie di anagrammi corrompe la metrica elegiaca, il nostro è solo un tentativo a margine, a titolo sperimentale e per nulla probante. Alla stessa maniera si può falsificare </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;"> fin dal suo primo famoso verso: </span><span style="font-size: large;"><i>Cyntia </i></span><span style="font-size: large;"><i><span style="text-decoration: underline;">prima</span></i></span><span style="font-size: large;"><i> suis miserum me coepit ocellis, </i></span><span style="font-size: large;">che si trasforma in: Optima CYNTHIA </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">primus</span></span><span style="font-size: large;"> ecce Musis ille miser [cioè Gallus]. Ma è vero che anche la prima elegia del primo libro contiene cifre in acrotico e telestico, come pure la elegia seconda che presente all’inizio la cifra OSSA SUME. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Parla </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, un indovino verace, e la sua voce si mescola con quella di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> (appunto, </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius-Horos</i></span><span style="font-size: large;">): </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Tu fingerai, o Properzio, affinché egli legga un’opera ingannevole (queste le tue stelle, o C.aio O.ttaviano!), </i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>all’esterno del tuo tempio egli scriva “La tua città è sicura”. </i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Silenziose parole le mie sotto le armi del soldato paterno,</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>come forza diun fanciullo che stia in silenzio tu nemico sarai.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Qualsiasi vittima scorgi, o padre, a te i travagli, </i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>e come una vipera una sola fanciulla farà all’amore:</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Benedici lo scudo della bocca, adesso è sommamente immutabile,</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Horos terrificherà Cesare: gli ubriachi non vogliono</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Ecco in che consisteva l’oroscopo di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;">, col suo verso finale riferito al segno del Cancro. Ma, per la comprensione di questo verso enigmatico, rimando a un pezzo a parte, in cui si mettono in luce le sottintese connessioni del contesto poetico. </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><b>6* </b></span><span style="font-size: large;">L’argomento che ci siamo proposti è indubbiamente difficile. Nessuno finora era riuscito a penetrarlo e risolverlo nonostante indubbia dottrina filologica. Ciò significa – tout court – che le </span><span style="font-size: large;"><i>Elegie</i></span><span style="font-size: large;"> non sono come sembrano, altrimenti non avremmo avuto problemi. Davanti al mistero non c’è che opinione, il magistero non esiste. La nostra – però – non è un’opinione, è verità provata. Seriamente documentata, si sostiene – infatti – su basi razionali ed è ancorata su dati autentici. Una novità in senso assoluto, che male farebbero gli Studiosi a ignorare, dovendo riconoscerne la certezza. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Se Properzio fu sommamente cauto e reticente circa l’identità di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> e della </span><span style="font-size: large;"><i>soror</i></span><span style="font-size: large;">, ed è vero, oggi sappiamo “perché”. La strana morte di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> per </span><span style="font-size: large;"><i>ignote mani</i></span><span style="font-size: large;">, vicenda irreale ma necessaria, altrimenti il poeta non avrebbe mai potuto parlarne, è perfettamente spiegata in tutti i dettagli da una serie di cifre presenti contestualmente, chiaramente autentiche. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il finale del primo canzoniere d’amore per Cinzia indica che il riferimento enigmatico a </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;"> e alla </span><span style="font-size: large;"><i>soror </i></span><span style="font-size: large;">era necessario. Ragion per cui la palese reticenza di Propeezio era essa stessa la spia di altrettanta anomalia indispensabile: unica spiegazione possibile essendo la condizione forzata a fronte delle vere radici dell’ispirazione poetica elegiaca. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Se riflettiamo su quel passo virgiliano dalla decima egloga – la composizione risale all’anno 38 – in cui rientrava appieno Cornelio Gallo, generale romano e autore elegiaco degli </span><span style="font-size: large;"><i>Amores</i></span><span style="font-size: large;"> in quattro libri per </span><span style="font-size: large;"><i>Lycoride</i></span><span style="font-size: large;">, ci dobbiamo accorgere che da qui Properzio prese spunto: </span><span style="font-size: large;"><i>l’amore vince ogni cosa</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>dunque cediamo all’amore</i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; </span><span style="font-size: large;"><i>sotto il segno</i></span><span style="font-size: large;"><i>della costellazione del Cancro</i></span><span style="font-size: large;"> – </span><span style="font-size: large;"><i><b>sub sidere Cancri</b></i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">L’</span><span style="font-size: large;"><i>odi et amo</i></span><span style="font-size: large;"> di Catullo trovò in </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia-Luna</i></span><span style="font-size: large;"> (</span><span style="font-size: large;"><i>forma potens et verba levis</i></span><span style="font-size: large;">) una protagonista elegiaca sui generis, lo strumento dell’odio per Caio Ottaviano e altresì il pretesto elegiaco per cantare un genere d’amore nuovo, totalmente differente, quello per l’antica Patria dell’Umbria e per la tragedia del padre. Un </span><span style="font-size: large;"><i>Aelinon</i></span><span style="font-size: large;">, come ricorderà Ovidio in morte di Tibullo. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Cynthia-Luna</i></span><span style="font-size: large;"> è posta sotto il segno del </span><span style="font-size: large;"><i>Cancro</i></span><span style="font-size: large;">. Ce n’eravamo accorti nella elegia III, 10 nella quale è celebrato il rito simbolico, diurno e poi notturno, del solstizio estivo (con la ‘casa della Luna’ nel segno del Cancro). La costellazione del </span><span style="font-size: large;"><i>Cancro</i></span><span style="font-size: large;"> fa parte dell’ultimo verso di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> a suggello di un’elegia grandiosa e difficilissima (sicuramente quella scritta per ultima): </span><span style="font-size: large;"><i>Octipedis Cancri terga sinistra time!</i></span><span style="font-size: large;"> Altri materiali di Virgilio sono rintracciabili in Properzio, ripresi in modo originale e del tutto autonomo. Una ripresa evidente si registra nell’elegia I, 8 (il Pretore dell’Illiria), quando Properzio rimodula i versi di Gallo, ritratti da Virgilio a proposito di Lycoride: </span><span style="font-size: large;"><i>Tu con i tuoi teneri piedi, a calcare distese gelate</i></span><span style="font-size: large;">, / </span><span style="font-size: large;"><i>tu a</i></span><span style="font-size: large;"><i>sopportare</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>o Cinzia</i></span><span style="font-size: large;">, </span><span style="font-size: large;"><i>nevi immani </i></span><span style="font-size: large;">? Un altro esempio è l’elegia II, 26 in cui </span><span style="font-size: large;"><i>Galatea in undis</i></span><span style="font-size: large;"> è servita a Properzio per tutt’altro scopo. L’oroscopo di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> – apparentemente impenetrabile – ha invece un significato razionale, una volta compreso il motivo portante dell’opera destinata all’inganno. intervallo di quattro segni zodiacali). Il Cancro era la sesta costellazione dell’anno, allora corrispondente al mese di giugno. Segno davvero felice, giacché nel Cancro cadeva il solstizio estivo col massimo della luce diurna. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il transito visibile delle 12 costellazioni dell’eclittica si ripartisce in 180 gradi per sei mesi. Al terzo mese si ha la culminazione di mezzanotte del Cancro. Due millenni fa, quando il Capricorno ormai tramontava, a est sorgeva il Cancro. Le due costellazioni sono opposte una all’altra. Nel Capricorno difatti si verificava il solstizio invernale – il 24/25 dicembre – per i romani dell’epoca. Nell’Atlante Farnese si nota la presenza di un trono (il </span><span style="font-size: large;"><i>Caesaris</i></span><span style="font-size: large;"><i>thronus</i></span><span style="font-size: large;">) a Nord del Cancro. L’oroscopo di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> acquista significato in relazione: 1) alla data del grande anno, corrispondente all’anno in cui il quarto libro fu terminato (15 a.C.); 2) al segno zodiacale del Cancro, corrispondente a </span><span style="font-size: large;"><i>Cynthia</i></span><span style="font-size: large;">. L’ultimo verso (v.150) di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius-Horos</i></span><span style="font-size: large;"> dà significato a tutta l’opera di </span><span style="font-size: large;"><i>Propertius</i></span><span style="font-size: large;"> :</span><span style="font-size: large;"><i>unum opus</i></span><span style="font-size: large;"> – </span><span style="font-size: large;"><i>fallax</i></span><span style="font-size: large;"><i>opus</i></span><span style="font-size: large;">). Ecco svelato l’arcano. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Il segno del Capricorno (negativo per l’umidità invernale e per la minima ora di luce) era il tema ufficiale del catasterismo o apoteosi astrale di Augusto, mentre il segno del Cancro era connesso al </span><span style="font-size: large;"><i>Trono</i></span><span style="font-size: large;"> di Giulio Cesare. Se al cadavere di Giulio Cesare, caduto sotto i colpi di pugnale nella Curia, sostituiamo quello di </span><span style="font-size: large;"><i>Gallus</i></span><span style="font-size: large;">, è a quest’ultimo che apparterrà il trono celeste. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">gloria</span></span><span style="font-size: large;"> di Augusto è derivata da quella di Cesare suo zio, ma non si trattava di gloria militare, bensì di fortuna (il </span><span style="font-size: large;"><i>bellum Prusinum</i></span><span style="font-size: large;"> fu, in questo senso, più decisivo della vittoria riportata dieci anni dopo su Marco Antonio e su Cleopatra): il successo derivò anche da corruzione per </span><span style="font-size: large;"><span style="text-decoration: underline;">denaro</span></span><span style="font-size: large;">. Properzio segreto collocava su una moneta di rame – </span><span style="font-size: large;"><i>aes</i></span><span style="font-size: large;"> – la virtù e la gloria di Cesare Augusto, augurandogli la morte . A queste estreme conclusioni conduce la nostra indagine extra ordinem, ma per tale ragione esatta e veritiera. Properzio segreto è pura verità. Con questo è cambiata in radice la storia della letteratura latina. </span></p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p align="CENTER"><span style="font-size: large;"><b>CONCLUSIONI</b></span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">La rivelazione certa del massimo segreto delle </span><span style="font-size: large;"><i>Elegie </i></span><span style="font-size: large;">è la base autentica di una rivoluzione letteraria. </span><span style="font-size: large;"><i><b>Dicam</b></i></span><span style="font-size: large;"><b> ‘</b></span><span style="font-size: large;"><i><b>Troia cades, et Troica Roma resurgens!</b></i></span><span style="font-size: large;"><i> – Dirò: Troia cadrai e poi risorgerai come Roma troiana! E canterò lunga fila di </i></span><span style="font-size: large;"><b>sepolcri</b></span><span style="font-size: large;"><i> per mare e in terra. </i></span><span style="font-size: large;">Queste parole di </span><span style="font-size: large;"><i>Horos</i></span><span style="font-size: large;"> farebbero crollare tutto, giacché poste a conclusione dell’oroscopo. Le permutazioni fattoriali di stringhe d’anagramma esplodono vertiginosamente in breve. Non c’è alcuna certezza se l’anagramma non è guidato o sorretto da un saldo elemento logico, certo a priori. Il verso sopra riportato a proposito di Troia, che caduta più di un millennio prima, risorgerà poi nella Roma di Augusto, almeno secondo la saga mitica di Enea, contiene una sorpresa. </span><span style="font-size: large;"><b>Dico: &lt;&lt; Ars mea cadit et amore sacro resurgit! &gt;&gt;.</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">Cassandra si era aggrappata alle vesti di Minerva per sottrarsi alla violenza di Aiace Oileo: </span><span style="font-size: large;"><i><b>quam vetat avelli veste Minerva sua!</b></i></span><span style="font-size: large;">Anche questo verso,</span><span style="font-size: large;">che</span><span style="font-size: large;">ci riporta alla Minerva di Assisi, racchiude il suo segreto: </span><span style="font-size: large;"><b>Ave Minerva, stella quae visum vetat! &#8211; Ave Minerva, stella che impedisce lo sguardo&#8230; </b></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">* Ecco la “Minerva di Assisi, “assisa in trono” e dalla “bella veste”:</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><a href="http://misteridiassisi.it/wp-content/uploads/2016/03/IL-TEMA-ASTRALE-DI-AUGUSTO-E-L-OROCOPO3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-806" alt="IL TEMA ASTRALE DI AUGUSTO E L? OROCOPO:3" src="http://misteridiassisi.it/wp-content/uploads/2016/03/IL-TEMA-ASTRALE-DI-AUGUSTO-E-L-OROCOPO3.jpg" width="640" height="480" /></a> </span></p>
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<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;">* Il racconto continuerà con </span><span style="font-size: large;"><i><b>ASIS</b></i></span><span style="font-size: large;"> &#8211; </span><span style="font-size: large;"><i><b>ASIS</b></i></span><span style="font-size: large;"> </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span>Arcangelo Papi – Marzo 2016</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: x-large;"><i>Avvertenza per i Lettori</i></span><span style="font-size: x-large;">: </span><span style="font-size: x-large;"><b>Non esiste altra maniera per capire Properzio, che è il più enigmatico tra gli Autori antichi. Ciò che ho raccontato è sostanzialmente vero.</b></span><span style="font-size: x-large;"><b>Sfido chiunque a provare il contrario. </b></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="CENTER"><span style="font-size: x-large;"><b>Che sia vero l’ho già provato</b></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-size: x-large;"><b>NE PRENDA ATTO L’ACCADEMIA PROPERZIANA DEL SUBASIO CHE NEL 2016 COMPIE IL QUINTO CENTENARIO </b></span></p>
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<p align="JUSTIFY">
<div id="sdfootnote1">
<p><a href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a> <i>At tu finge elegos, fallax opus (haec tua castra!),</i></p>
<p><i>scribant ut exemplo cetera turba tuo. </i></p>
<p><i>Militiam Veneris blandis patiere sub armis</i></p>
<p><i>et Veneris pueris utilis hostis eris. </i></p>
<p><i>Nam tibi victrices quascunque labore parasti,</i></p>
<p><i>eludit palmas una puella tuas:</i></p>
<p><i>et bene con fixum mento discusseris uncum,</i></p>
<p><i>nil erit hoc: rostro te premet ansa tuo.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="sdendnote1">
<p><a href="#sdendnote1anc" name="sdendnote1sym">i</a></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
]]></content:encoded>
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